Cassa depositi e prestiti stringe su Nexi in virtù della sottoscrizione dei due derivati total return equity swap (Tsr) annunciati lo scorso 25 maggio e conferma il suo pieno sostegno nei confronti della paytech guida da Bernardo Mingrone, escludendo una revisione dei patti con l’altro grande azionista di Nexi, il fondo americano H&F, titolare del 22,2% del capitale.
Cdp al 27,6% di Nexi con i derivati
Il gruppo guidato da Dario Scannapieco, emerge dagli aggiornamenti della Consob sulle partecipazioni rilevanti, ha aumentato la sua partecipazione aggregata in Nexi, detenuta attraverso Cdp Equity, al 27,64% del capitale, di cui il 19,638% detenuto in azioni e l’8% con i due Tsr di cui Cdp Equity potrà chiedere il regolamento in azioni una volta ottenute le necessarie autorizzazioni. Tale facoltà andrà esercitata almeno 5 giorni di mercato aperto prima del 25 novembre 2026, data che potrà però essere rinegoziata con le controparti del Tsr.
Cdp, “apprezzamento” per Nexi
L’operazione “testimonia l’apprezzamento” di Cdp “per Nexi” e per “il suo management” e “conferma la volontà di sostenere” il gruppo dei pagamenti digitali nel suo percorso di crescita favorendo “una maggiore stabilità dell’azionariato” e “sostenendo la strategia industriale di lungo periodo”, afferma Cdp nelle dichiarazioni di intenzioni alla Consob. Conseguentemente Cdp Equity, che ha già espresso la fiducia nel “ruolo chiave” che Nexi potrà avere “nello sviluppo europeo di una infrastruttura tecnologica a supporto della digitalizzazione della moneta“, non intende “proporre l’integrazione o la revoca” degli organi sociali della paytech.
Cdp ha anche confermato l’intenzione di “incrementare” la sua quota in Nexi “entro il limite massimo del 29,9%“, così da non essere costretta a lanciare un’opa. La Cassa, che non intende esercitare il controllo individuale o congiunto sulla paytech, “resterà parte del patto” con H&F che “allo stato” non prevede di modificare. L’accordo parasociale prevede la nomina di cinque consiglieri a testa, quella congiunta dell’amministratore delegato e affida la scelta del presidente al soci con la quota più rotonda.
L’ascesa di Cdp – fa notare l’Ansa – rappresenta un attestato di fiducia nei confronti di Nexi nonostante un 2025 difficile, in cui il settore dei pagamenti ha dovuto fare i conti con la ‘disruption digitale’, con il rallentamento delle transazioni e la riduzione dei margini – nel caso di Nexi dovuta anche alla rinegoziazione di importanti accordi bancari. Una frenata riflessa dai corsi di Borsa di Nexi e da un impairment di 586 milioni di euro che Cdp ha dovuto mettere a bilancio nel 2025 sulla sua quota.
Cdp, sì al bilancio 2025 e a dividendo
Intanto, l’assemblea degli azionisti di Cassa depositi e prestiti ha approvato il bilancio 2025, con un utile netto di 3,368 miliardi di euro e la proposta del cda di distribuire agli azionisti un dividendo complessivo di 2,188 miliardi. Alle Fondazioni, che controllano il 17,23% del capitale di Cassa, spettano dunque circa 377,015 milioni mentre al Tesoro che ha la restante quota, vanno circa 1,811 miliardi di euro.
Nei mesi scorsi le Fondazioni hanno leggermente aumentato la loro quota dopo il collocamento delle 4.451.160 azioni proprie in portafoglio, pari all’1,30% del capitale sociale, per un controvalore di circa 400 milioni di euro. L’offerta era stata rivolta preliminarmente agli attuali azionisti di Cdp, riscontrando una partecipazione quasi totalitaria delle Fondazioni di origine bancaria.
Scannapieco: su Borsa italiana-Mts possibile una sintesi con Euronext
Quanto poi alla governance di Borsa Italiana e Mts, parte del gruppo Euronext con cui Cdp ha avviato un contenzioso, “ritengo ci siano spazi in termini di governance per trovare una sintesi“: a dirlo, giovedì, l’ad di Cdp Dario Scannapieco in audizione alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario. “Non è lite fra soci per una poltrona o fra Italia e Francia – ha sottolineato Scannapieco – né una resistenza a un progetto europeo (di integrazione delle Borse, ndr) ma semplicemente una questione di governance”.
Vero è che Cdp – che col passaggio di Piazza Affari dal London Stock Exchange al gruppo europeo divenne nel 2021 azionista all’8% di Euronext – fa balenare il Golden power come leva strategica. È alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario che va in onda l’atto secondo della querelle sulla governance della società mercato italiana, che include sia il listino di Milano sia Mts, dove gira una fetta consistente degli scambi di titoli di Stato europei. Dopo Euronext due settimane fa, a San Macuto parla Cdp. Sullo sfondo la capacità di Borsa di attrarre capitali, con le imprese sempre più in uscita dal mercato, ma anche l’idea di una Borsa davvero europea oggi che tante startup del continente, di fronte a tante micro-piazze, finiscono per andare al molto più liquido Nasdaq.
Scannapieco, già al Mef e poi vicepresidente della Bei, ci tiene a dire che l’azione legale promossa da Cdp davanti al foro competente di Amsterdam non è “interferenza gestionale”, né la pretesa di indicare “l’uomo di Cdp” né una nuova contrapposizione Italia-Francia. “È invece “una condizione di qualità della governance” dove va assicurata “contendibilità”. Il Transaction Cooperation Agreement (Tca) sottoscritto alla vendita di Borsa nel 2021 assegnava – unicum fra le otto società mercato di Euronext – a Cdp il diritto di proporre i candidati ad amministratore delegato di Borsa e Mts, “senza possibilità può essere ragionevolmente negata da Euronext che in ogni caso non può rifiutare più di tre candidati proposti”, spiega Scannapieco.
A parlare poi, in audizione, davanti alla Commissione banche del Senato, è il legale del gruppo, Alessandro Tonetti, al quale Scannapieco dà la parola per rispondere ad alcune domande dei senatori: nel giudizio di merito avviato, la società chiede “l’accertamento del diritto” sul meccanismo di nomina dei vertici di Borsa Spa e Mts Spa e qualora, tra dodici mesi circa, la sua richiesta venisse accolta dal Tribunale di Amsterdam “a quel punto chiederemo un giudizio di ottemperanza” per fare rimuovere i vertici che nel frattempo Euronext ha confermato, per un nuovo mandato, lo scorso maggio.
(Ultimo aggiornamento alle ore 20.00)
