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Pirelli, il patto tra soci cinesi e Camfin è cessato alla scadenza del 18 maggio

Il mancato rinnovo era già stato reso noto dalla società, in relazione all’avvio dei procedimenti Golden Power

Pirelli, il patto tra soci cinesi e Camfin è cessato alla scadenza del 18 maggio

E’ cessato lunedì 18 maggio, alla scadenza, il patto di Pirelli fra i soci cinesi e la cordata italiana guidata da Marco Tronchetti Provera. Lo ha comunicato ieri in una nota il gruppo della Bicocca, ricordando che il mancato rinnovo era già stato reso noto dalla società, in relazione all’avvio dei procedimenti Golden Power, a seguito dell’invio delle notifiche da parte degli azionisti Camfin/Mtp e Cnrc (la controllata del gruppo statale cinese).

Il patto triennale – la cui efficacia era decorsa dal 19 maggio 2023 – era stato sottoscritto il 16 maggio 2022 tra China National Chemical Corporation Limited, China National Tire & Rubber Corporation, Cnrc International Limited, Fourteen Sundew, Marco Polo International Italy, da una parte, e Camfin e Marco Tronchetti Provera. Ieri alla Borsa di Milano, nell’indice Euronext, le azioni di Pirelli hanno perso l’1,33% scendendo sotto i 6 euro per azione.

Le tappe della storia Pirelli-Camfin: inizia tutto negli anni 2000

Negli anni 2000 Camfin diventa la holding attraverso cui Marco Tronchetti Provera controlla Pirelli. La vicenda tra Pirelli e Camfin nasce dunque dal ruolo di Camfin come cassaforte attraverso cui Marco Tronchetti Provera esercitava il controllo sul gruppo degli pneumatici. Negli anni Duemila Camfin accumulò però un forte indebitamento, aggravato dalla crisi finanziaria e dalla struttura complessa delle partecipazioni. Nel 2013 la situazione divenne critica: per evitare instabilità nella governance di Pirelli intervennero le principali banche creditrici, tra cui Intesa Sanpaolo e UniCredit, sostenendo un piano di riassetto societario. L’operazione portò alla fusione tra Camfin e GPI e alla creazione di una nuova holding privata, con l’obiettivo di semplificare la catena di controllo e mettere in sicurezza Pirelli. Tronchetti Provera riuscì così a mantenere la guida manageriale del gruppo pur in un contesto finanziario molto delicato.

La svolta decisiva arrivò nel 2015 con l’ingresso del gruppo cinese ChemChina, che lanciò un’Opa su Pirelli attraverso Marco Polo Industrial Holding. L’operazione, da oltre sette miliardi di euro, portò al delisting della società dalla Borsa di Milano e segnò il passaggio di Pirelli sotto il controllo di capitali cinesi, pur lasciando a Tronchetti Provera il ruolo di amministratore delegato e garante della continuità industriale. Nel 2017 Pirelli tornò in Borsa con una nuova quotazione, mentre ChemChina — poi confluita in Sinochem — mantenne la maggioranza. Negli anni successivi il caso Pirelli-Camfin è diventato emblematico dei cambiamenti del capitalismo italiano: l’indebolimento delle tradizionali holding finanziarie, il crescente peso degli investitori internazionali e le tensioni geopolitiche legate al controllo cinese di asset considerati strategici dal governo italiano.

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