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Agroalimentare senza limiti: l’export ora punta a Marocco (+71%) e Turchia (+14%)

Forte di una crescita annua composta dell’8,1% nel 2019-25, il settore vanta 858 prodotti agroalimentari e vitivinicoli a denominazione Dop, Igp e Stg, il numero più alto in Europa. Positiva la crescita dell’export registrata in Spagna (+13,1%), così come in Polonia (+15,6%), Romania (+10,2%), Croazia (+10,3%) e Repubblica Ceca (+9,4%)

Agroalimentare senza limiti: l’export ora punta a Marocco (+71%) e Turchia (+14%)

La popolazione mondiale ha raggiunto gli 8,2 miliardi di persone ed è destinata a superare i 10 miliardi nei prossimi 50-60 anni. L’ultimo focus Sace ne trae di conseguenza come il sistema agroalimentare rappresenti uno dei pilastri strutturali dell’economia mondiale, con un valore complessivo stimato in circa 14,4 trilioni di dollari. Il valore della produzione agricola primaria si colloca intorno ai 5 trilioni ed è attesa crescere del 14% entro il 2034. Il valore di mercato globale del Food&Beverage è stimato in circa 9,4 T di dollari ed è atteso crescere nei prossimi 15 anni a un tasso medio annuo del 3,75% quando, nel 2031, raggiungerà gli 11,8 T di dollari.

Agroalimentare: il focus

Il 39% degli occupati mondiali lavora nell’agroalimentare: il settore riveste dunque un ruolo centrale impiegando oltre un miliardo di persone lungo tutta la filiera, con una concentrazione particolarmente elevata nei Paesi emergenti. Nelle economie africane il settore arriva a impiegare oltre il 60% della forza lavoro, in Asia supera il 40%. In Occidente occupazione e valore aggiunto si concentrano sempre più sulle fasi a valle della filiera: in Europa solo il 14,2% della forza lavoro è impiegata nell’agroalimentare, mentre nelle Americhe la percentuale sale al 22,2%.

Sul fronte degli scambi internazionali, i principali esportatori sono Stati Uniti, Brasile, Paesi Bassi, Germania, Cina, Francia, Canada, Spagna e Italia. L’Europa nel suo complesso rappresenta uno dei maggiori esportatori mondiali di prodotti alimentari trasformati ad alto valore aggiunto. I maggiori importatori sono invece Usa, Cina, Ue, Giappone e Uk, riflettendo modelli di consumo evoluti e una maggiore dipendenza dalle catene globali del valore.

Negli ultimi anni, il settore è stato attraversato da profonde trasformazioni. L’aumento della popolazione e l’espansione della classe media nei Paesi emergenti ha trainato la crescita strutturale della domanda alimentare globale; al contempo, però, si sono intensificate le pressioni sui costi, in particolare per materie prime ed energia, e si sono moltiplicati gli shock legati a tensioni geopolitiche e interruzioni delle catene di approvvigionamento.

Agroalimentare: focus sull’Italia

Nonostante ciò, l’agroalimentare resta uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy. L’intera filiera, forte delle numerose varietà regionali, vanta 858 prodotti agroalimentari e vitivinicoli a denominazione Dop, Igp e Stg, il numero più alto in Europa. In particolare, tra il 2019 e il 2025 le vendite oltreconfine sono aumentate a un tasso annuo composto (Cagr) dell’8,1%, una performance migliore del 5% registrato dall’export complessivo. Il settore rappresenta anche una quota rilevante delle esportazioni italiane: 1 bene su 10 che varca i confini nazionali è agroalimentare. Il 2025 è stato ancora un anno di crescita: +5% (superiore al +3,3% del totale) che ha permesso di raggiungere i 72,5 miliardi di euro di valore esportato, di cui 62,5 miliardi di euro di alimentari, bevande e tabacco e 10 miliardi di euro di prodotti agricoli.

La buona performance ha ricevuto il contributo di rilevanti comparti, quali altri prodotti alimentari (+12,7%) prodotti agricoli (+9,4%), formaggi e latticini (+13,7%), carni (+10,4%), prodotti da forno e farinacei (+3%). Le vendite di frutta e ortaggi sono rimaste stabili, mentre sono diminuite quelle di bevande (-2,5%), in particolare vino (-3,7% a 7,8 miliardi di euro), oli e grassi (-8,6%) su cui ha pesato la flessione dell’olio di oliva (-20% a 2,5 miliardi di euro).

Il Belpaese ha una diversità territoriale che si trasforma in una ricchezza e varietà di prodotti agricoli e alimentari. L’Emilia-Romagna è la prima regione per export con un valore di 13,1 miliardi di euro (+8% nel 2025), seguono Lombardia (11,8 miliardi di euro; +8%), Veneto (10,5 miliardi di euro; +4,8%) e Piemonte (10,2 miliardi di euro; +8,6%). Crescite a doppia cifra sono state registrate da Sicilia (1,9 miliardi di euro; +11%) e Friuli-Venezia Giulia (1,8 miliardi di euro; +11,6%).

Agroalimentare: focus sull’export

Le esportazioni italiane sono concentrate soprattutto nei mercati vicini: circa il 59% sono dirette verso i Paesi Ue, mentre la restante quota verso l’area extra-Ue. Nel dettaglio, Germania, Francia e Stati Uniti sono le principali destinazioni, accogliendo da sole quasi il 37% delle vendite del settore. Sia la domanda tedesca che quella francese sono in aumento (+7,2% a 11,2 miliardi di euro e +6,1% a 7,9 miliardi di euro), sulla spinta di prodotti agricoli, formaggi e latticini. L’export verso gli Usa, invece, è in contrazione (-4,5%), su cui hanno inciso in particolar modo le minori vendite di bevande, specie di vino. Particolarmente significativa la crescita registrata in Spagna (+13,1%), diffusa a tutti i settori. Notevoli dinamiche sono state riportate anche da Paesi dell’Est Europa, come Polonia (+15,6%), Romania (+10,2%), Croazia (+10,3%) e Repubblica Ceca (+9,4%).

Per quanto riguarda i mercati meno presidiati va segnalata la Turchia (+14%), dove sono richiesti sia prodotti trasformati che ingredienti e semilavorati per l’industria alimentare locale. A seguire il Marocco (+71,2%), grazie alla modernizzazione della distribuzione alimentare e all’espansione del settore Horeca, trainata anche dal turismo internazionale.

Le prospettive sono particolarmente positive per i mercati asiatici, dove si concentrerà quasi un terzo della domanda globale di alimenti entro il 2034. Il Vietnam (+4,1%), grazie a rapida urbanizzazione, aumento del reddito disponibile ed espansione dell’Horeca, sarà un buon bacino di domanda, favorito anche dal ruolo del Paese come hub regionale nel sud‑est asiatico. L’espansione della classe media urbana e la progressiva occidentalizzazione delle abitudini alimentari sono i fattori che guideranno l’aumento dell’export italiano di agroalimentare in India, soprattutto nei segmenti premium e nell’horeca internazionale.

La diversificazione dei mercati di destinazione è la strategia su cui puntano le imprese del settore per continuare a crescere a livello internazionale. In questo senso, si attende ora di capire fin dove si spingerà l’azione diplomatica e commerciale che ha portato l’Ue a siglare i recenti accordi commerciali con India e Paesi Mercosur. Auspicando possano favorire non solo la mera crescita delle esportazioni italiane, ma anche proteggerne il valore aggiunto e la qualità in quanto produzioni autoctone.

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