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Borse oggi ancora in rosso sull’estensione del conflitto in Medio Oriente. Il dollaro riprende il suo fascino di asset rifugio. Petrolio in fiamme

Mentre Wall Street ieri ha recuperato in finale le vendite sono estese su tutti i listini azionari. Asia in rosso. Il peggiore è l’indice coreano Kospi (-6%). L’eccezione è Singapore. Borse europee viste aprire ancora in netto calo. A Piazza Affari occhi a Lottomatica, Leonardo

Borse oggi ancora in rosso sull’estensione del conflitto in Medio Oriente. Il dollaro riprende il suo fascino di asset rifugio. Petrolio in fiamme

Con l’ampliamento del conflitto in Medio Oriente si aggrava la situazione dei listini azionari messi per lo più in vendita insieme ai titoli obbligazionari, mentre è il dollaro a tornare ad assumere il suo vecchio ruolo di valuta di riferimento che aveva perso nell’ultimo anno. Con l’impennata dei prezzi dell’energia salgono i timori per l’economia globale, passando attraverso un potenziale picco dell’inflazione, per non parlare dell’impatto sulla fiducia degli investitori e sulla crescita.

Gli iraniani apriranno il fuoco su chi tenterà di attraversare lo stretto di Hormuz. Si impennano i prezzi dell’energia

Donald Trump ha difeso la sua volontà di agire sull’Iran con una guerra ampia dicendo che gli Stati Uniti faranno “tutto il necessario” per raggiungere i propri obiettivi militari in Iran. Un funzionario delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha annunciato oggi che lo Stretto di Hormuz è chiuso al traffico marittimo e che il Paese aprirà il fuoco su qualsiasi nave che tenti di attraversarlo.

La minaccia ha avuto un impatto immediato, facendo salire il costo del noleggio di una superpetroliera per trasportare petrolio dal Medio Oriente alla Cina a un livello record di oltre 400.000 dollari al giorno, come hanno mostrato i dati Lseg. Dopo l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas di ieri i future sul greggio Brent segnano un altro guadagno del 2%, attestandosi a 79,22 dollari oggi. Sui mercati del gas naturale, i prezzi di riferimento del GNL europeo e asiatico sono balzati di circa il 40% ieri, comunque lontani dai livelli registrati all’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina nel 2022.

La guerra aerea continua ad intensificarsi, con segnalazioni di danni all’ambasciata statunitense a Riyadh e ai data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein.

Il dollaro riacquista il suo fascino di asset rifugio. Oro resta sostenuto

L’indice del dollaro statunitense, che misura la forza del biglietto verde rispetto a un paniere di sei principali valute, si è mantenuto vicino al massimo delle sei settimane a 98,499, mentre la valuta ha riacquistato parte del suo fascino di asset rifugio che era stato messo in discussione dopo le decisioni sui dazi da parte di Trump lo scorso anno. Il dollaro si rafforza contro l’euro che vale 1,1665 (-0,12%) e lo yen (+0,01% a 157,304).

L’oro è sceso dello 0,4% a 5.307,08 dollario. Il Bitcoin è sceso del 2,1% a 67.937,84 dollari, mentre l’Ether è sceso del 2,3% a 1.995,50 dollari.

Wall Street chiude in recupero ieri mentre crede nella tecnologia

Ieri Wall Street ha visto una sessione volatile, iniziata con un calo in reazione alla crisi in Medio Oriente, ma terminata con un recupero con gli investitori che hanno approfittato dei minimi per entrare nel mercato. Alcuni analisti vedono questo comportamento come una speranze degli investitori di un conflitto temporaneo. Il Dow Jones ha limitato il calo iniziale a un -0,15% in chiusura. L’S&P è rimasto stabile a +0,04%, il Nasdaq è salito dello 0,36%. Inizialmente, il conflitto ha fatto salire i titoli della difesa e quelli dell’energia, esercitando pressioni invece sui titoli dei settori viaggi con quelli delle compagnie aeree crollati a causa delle cancellazioni dei voli, dei costi più elevati del carburante per aerei e delle diffuse chiusure dello spazio aereo in Medio Oriente. In seguito, gli investitori si sono riversati sul settore tecnologico.

L’impennata dei prezzi dell’energia complica gli sforzi della Federal Reserve per tenere sotto controllo l’inflazione. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto che gli Stati Uniti adotteranno misure per mitigare l’aumento dei prezzi dell’energia causata dal conflitto iraniano e annuncerà i suoi piani più tardi oggi. Ieri i dati Ism sul settore manifatturiero hanno mostrato che l’attività Usa è cresciuta costantemente a febbraio, ma un indicatore dei prezzi alla produzione ha raggiunto un massimo di quasi 3 anni e mezzo a causa dei dazi, evidenziando una pressione al rialzo sull’inflazione anche prima degli attacchi guidati dagli Stati Uniti all’Iran. Secondo lo strumento FedWatch, i future sui Fed Funds prezzano una probabilità implicita del 97,5% che la banca centrale statunitense mantenga la posizione invariata al termine della prossima riunione di due giorni, il 18 marzo. Le probabilità di una posizione invariata a giugno, precedentemente inferiori al 50%, sono aumentate leggermente ieri.

I timori di un aumento dell’inflazione hanno pesato sui titoli di stato Usa i cui rendimenti decennali hanno registrato il loro rialzo maggiore da ottobre. Il rendimento dei titoli del Tesoro decennali è salito di 10 punti base al 4,03%.

Stamane i futures statunitensi sono pesanti: -0,81% quello sul Dow Jones e -0,91% quello sull’S&P500.

Asia in rosso. Il peggiore è l’indice coreano Kospi (-6%). L’eccezione è Singapore

La maggior parte dei mercati azionari asiatici è in discesa. L’ampio indice Msci per le azioni dell’Asia-Pacifico è sceso dell’1,5%, estendendo le perdite per il secondo giorno. L’indice sudcoreano Kospi è il peggiore in Asia e perde il 6%. I titoli locali sono stati colpiti anche da un’ondata di prese di profitto dopo una forte performance a febbraio. I protagonisti del settore chip SK Hynix Inc e Samsung Electronics, insieme alla casa automobilistica Hyundai Motor – che avevano beneficiato dell’ottimismo sull’intelligenza artificiale – scendono tra il 5% e l’8%.

In Giappone, gli indici Nikkei 225 e TOPIX perdono oltre il 2%. A livello macro, la spesa in conto capitale è aumentata bruscamente nel quarto trimestre in Giappone, indicando una certa resilienza della crescita. Tuttavia, il tasso di disoccupazione è cresciuto inaspettatamente a gennaio. Il vice governatore della Bank of Japan, Ryozo Himino, ha detto ieri che la banca centrale probabilmente continuerà ad aumentare i tassi di interesse. Il ministro delle finanze giapponese Satsuki Katayama ha messo in guardia i mercati valutari, suggerendo che l’intervento rimane un’opzione per difendere lo yen, che è stato sottoposto a una maggiore pressione di vendita in seguito alla crisi in Medio Oriente.

In Cina, lo Shanghai Shenzhen CSI 300 scende dello 0,6%. Entro l’11 marzo, la leadership cinese dovrebbe delineare il 15° piano quinquennale per il periodo 2026-2030, con priorità attese per lo sviluppo tecnologico e industriale. I media locali suggeriscono inoltre che Pechino presenterà piani per ulteriori misure di stimolo, a fronte di una crescita economica debole negli ultimi cinque anni. L’indice Hang Seng di Hong Kong cala dello 0,5%, con i rialzi di alcuni titoli energetici e tecnologici che hanno contribuito a limitare le perdite complessive.

L’eccezione è l’indice Straits Times di Singapore, in rialzo dello 0,9% grazie ai guadagni dei titoli energetici locali, mentre i future sull’indice indiano Nifty 50 calano dello 0,6%.

L’indice australiano ASX 200 arretra dell’1,3%, l’attenzione si concentra sui dati del prodotto interno lordo del quarto trimestre. I mercati australiani sono stati scossi anche dalle dichiarazioni della governatrice della Reserve Bank of Australia, Michele Bullock, che ha suggerito un possibile nuovo aumento dei tassi a marzo. Bullock ha avvertito dei rischi inflazionistici derivanti da un conflitto prolungato in Medio Oriente.

Borse europee viste aprire ancora in netto calo. A Piazza Affari occhi a Lottomatica, Leonardo

Le borse europee sono viste aprire in nuovo calo, dopo aver bruciato ieri 314 miliardi di euro. Il futures sull’Eurostoxx50 mostra un -1,5% prima dell’apertura.

MPS – Secondo la stampa, domani si svolgerà un nuovo CdA per approvare le liste del CdA uscente. Non è chiaro se Lovaglio ne farà parte o meno. Altri nomi sono Palermo, Vivaldi e Passera.

Italia – Forte avvio del periodo di sottoscrizione per la nuova emissione di BTP Valore a €6 miliardi nel primo giorno. Scadenza 6 anni, sistema step-up (2,5%/2,8%/3,5% ogni due anni e bonus dello 0,8% a scadenza).

Leonardo – Citi ha alzato il target price a 60 euro, dai 48,40 euro precedenti. Giudizio Neutral confermato.

Lottomatica – Ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 2.255 milioni di euro, +12% su base annua; 615 milioni nel Q4 2025, +5%. Adjusted EBITDA pari a 856 milioni, +21%; 239 milioni nel Q4 2025, +7%.

Stellantis – Secondo calcoli Reuters basati sui dati del ministero dei Trasporti, a febbraio il gruppo ha conseguito un incremento delle immatricolazioni in Italia del +27,2% su base annua. Il mercato automobilistico ha registrato +14%.

Tim – Intesa Sanpaolo ha alzato il target price a 0,70 euro, dai 0,64 euro precedenti. Giudizio Buy confermato.

Maire – La controllata Tecnimont si è aggiudicata un contratto Epc da circa 1,3 miliardi di dollari per la realizzazione di un progetto petrolchimico.

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