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Basilica di San Marco a Venezia: 3 milioni per il nuovo organo tra storia e tradizione musicale

La Basilica di San Marco a Venezia si appresta a ricevere un nuovo organo, un progetto di grande rilievo culturale e liturgico, annunciato il 10 febbraio 2026 nell’Auditorium di Sant’Apollonia. L’iniziativa, promossa dalla Procuratoria di San Marco, mira a celebrare i 1200 anni dall’arrivo delle reliquie dell’evangelista Marco a Venezia, previsti per il 2028

Basilica di San Marco a Venezia: 3 milioni per il nuovo organo tra storia e tradizione musicale

La Basilica di San Marco si prepara ad accogliere un nuovo grande organo, un intervento che non rappresenta solo un rinnovamento strumentale, ma un tassello significativo all’interno di una storia musicale lunga più di sette secoli. Fin dalle origini, la musica ha avuto un ruolo centrale nella vita liturgica e culturale della Basilica, rendendola uno dei luoghi più influenti d’Europa per lo sviluppo della tradizione musicale occidentale. Il nuovo strumento sarà costituito da circa 4.600 canne, articolate in quattro sezioni collocate in punti strategici della Basilica: l’organo principale troverà posto sulla cantoria del Cornu Evangelii, una sezione solistica sarà installata nella cantoria del Cornu Epistolae, mentre altre due sezioni saranno collocate nei bracci del transetto. Questa distribuzione permetterà una vera e propria spazializzazione del suono, creando un’esperienza acustica avvolgente e suggestiva, in armonia con l’architettura e l’acustica di San Marco. Il progetto comprende inoltre la ricostruzione e il restauro di uno dei due organi storici costruiti da Gaetano Callido nel 1766, con l’intento di recuperare la tradizionale prassi esecutiva “a due organi”, caratteristica della grande tradizione musicale veneziana.

Realizzazione e finanziamento

La realizzazione dell’organo è affidata a due prestigiose ditte organarie: la tedesca Johannes Klais Orgelbau di Bonn e l’italiana Francesco Zanin Organi di Codroipo (Udine). Il progetto, interamente finanziato dalla Procuratoria di San Marco con un investimento di 3 milioni di euro, sarà completato entro il 2028.

Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha sottolineato “La Basilica, che è conosciuta nel mondo come luogo d’arte per i suoi mosaici e i suoi preziosi tesori, è soprattutto il luogo dove la comunità cristiana si incontra e prega. Quindi la musica sacra è finalizzata, per il cristiano e la comunità cristiana, a dare gloria a Dio e la musica è tanto più santa quanto più strettamente si sa unire ed esprime il mistero contenuto nella liturgia degli strumenti musicali per la musica liturgica”. Il primo procuratore, Bruno Barel, ha definito il progetto “È un intervento di grande rilievo culturale, musicale e liturgico, concepito nel rispetto della storia secolare della Basilica e delle sue peculiari e complesse esigenze liturgiche. ll progetto segna anche un momento di eccezionale importanza nel panorama musicale ed artistico italiano e internazionale”. Con questo intervento, Venezia non si limita a restaurare uno strumento: si prepara a celebrare la propria identità musicale, riaffermando il ruolo di San Marco come luogo in cui arte, fede e suono continuano a dialogare tra passato e futuro. Un progetto che guarda alle radici storiche della città, ma che proietta la sua voce verso le generazioni a venire.

La voce di San Marco: sette secoli di musica e il nuovo organo

Le prime tracce documentate della presenza organistica a San Marco risalgono all’8 giugno 1316, quando un certo maestro Zucchetto ricevette un compenso per la riparazione degli organi della Basilica. Questo episodio testimonia come già nel Medioevo San Marco fosse dotata di strumenti musicali di rilievo e di una struttura stabile dedicata alla musica sacra. Con il Rinascimento, la Basilica divenne un vero laboratorio musicale. La nomina di Pietro de Fossis a Maestro di Cappella nel 1491 segnò l’inizio di una stagione di grande rinnovamento, che raggiunse un livello straordinario con Adriano Willaert a partire dal 1527. Fu lui a sviluppare in modo sistematico la pratica dei “cori spezzati”, sfruttando l’architettura e l’acustica unica di San Marco per creare effetti sonori spaziali e dialoghi tra gruppi musicali collocati in diverse parti della chiesa. Questa tradizione trovò il suo apice nel periodo barocco con Andrea e Giovanni Gabrieli, che ampliarono l’uso della policoralità e integrarono strumenti nella musica liturgica, e con Claudio Monteverdi, Maestro di Cappella dal 1613, la cui opera influenzò profondamente la musica sacra europea. A testimonianza di questa ricca attività musicale, numerosi manoscritti e libri corali dei secoli XVII e XVIII sono oggi conservati nell’Archivio Patriarcale di Venezia.

Nuovo organo a san Marco

La storia delle spoglie di San Marco: da Alessandria alla Basilica di Venezia

San Marco subì il martirio ad Alessandria d’Egitto nel 68 d.C., dove venne sepolto e la sua tomba divenne presto meta di devozione per i cristiani locali. Nell’828 due mercanti veneziani, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, trafugarono le spoglie del santo dall’Egitto e le portarono a Venezia. Per superare i controlli delle autorità musulmane, nascosero le reliquie sotto carichi di carne di maiale, considerata impura, riuscendo così a introdurle nella città senza ispezioni. L’arrivo delle reliquie fu accolto con grande entusiasmo, e il doge Giustiniano Partecipazio ordinò poco dopo la costruzione di una chiesa destinata a custodirle, dando origine alla prima Basilica di San Marco. La data dell’arrivo, il 31 gennaio, divenne una delle principali festività veneziane, celebrata con processioni e cerimonie solenni. Durante i lavori di ricostruzione della Basilica nel 1094, le reliquie furono temporaneamente smarrite. La leggenda narra che, durante una cerimonia solenne, una colonna della navata si aprì miracolosamente, rivelando il luogo dove erano state occultate, accompagnata da un profumo soave, segno della presenza divina. Oggi le reliquie di San Marco sono ancora custodite nella Basilica a lui dedicata, simbolo religioso e culturale di Venezia. La loro storia testimonia l’importanza della città come crocevia di fede, arte e tradizione musicale e spirituale.

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