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Borse 19 gennaio in rosso per le tensioni Usa-Ue sui dazi: Wall Street oggi è chiusa. Oro e argento collezionano nuovi record

I mercati soffrono le tensioni tra Trump e l’Europa sui dazi per la Groenlandia. Tonfo di Milano, Francoforte e Parigi, dove crollano i titoli del lusso. Sempre sugli scudi le materie prime, tranne il petrolio

Borse 19 gennaio in rosso per le tensioni Usa-Ue sui dazi: Wall Street oggi è chiusa. Oro e argento collezionano nuovi record

Un’altra giornata di ordinaria follia sui mercati finanziari, portati a spasso dalle sparate quotidiane del presidente statunitense Donald Trump. La settimana borsistica si apre con il tonfo dei listini europei, gravati dalle ormai note tensioni sulla Groenlandia e sulla minaccia di Washington di applicare nuovi dazi ai Paesi Ue che stanno sostenendo la sovranità del territorio artico e la sua appartenenza alla Danimarca. A questo proposito, il governo danese ha comunicato che non prenderà parte al World Economic Forum di Davos, inaugurato oggi e al quale parteciperà invece Trump, il cui intervento è programmato per mercoledì. L’appuntamento svizzero sarà di fatto un ring in cui si confronteranno aspramente Usa e Ue su Ucraina e Groenlandia. In questo scenario, Piazza Affari precipita dell’1,3% a 45.195 punti, col ribasso di titoli sparsi, da Amplifon -6,2% a Stm -4,7%, da Cucinelli -3,4% a Ferrari -2,5%. Senza dimenticare le banche: Unicredit -1,5%, Bpm -0,24%, Mediobanca -0,5%, Pop Sondrio -0,8%, Intesa Sanpaolo -0,7%. Si salva solo Mps +1%.

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A Piazza Affari ko le banche ma peggio fanno Francoforte e Parigi

In una seduta del genere non riescono ad emergere in maniera significativa nemmeno i titoli favoriti dai venti di guerra e cioè in primis quelli della Difesa: Leonardo è sì il migliore del Ftse Mib con l’1,66%, ma ad esempio Fincantieri cede l’1%. Da segnalare la buona performance di Telecom Italia +1%: notizia di oggi che l’azienda ha integrato la composizione dei Comitati endoconsiliari Nomine e Remunerazioni e Parti Correlate, di cui entrano a far parte, rispettivamente, Lorenzo Cavalaglio e Stefano Siragusa. Benino anche Hera +0,33% dopo l’annuncio dell’acquisto del 100% di Sostelia in un’operazione il cui enterprise value è di 138 milioni di euro. Guardando invece alle altre Borse europee, crolla di oltre l’1% anche Francoforte e ancora peggio fa Parigi che sprofonda di quasi il 2%, trainata al ribasso dai titoli del lusso: Lvmh -4,7%, Kering -4,4%, Hermes -3,4%. Limita i danni Londra che però chiude sotto la parità, così come Madrid.

Oro, argento, petrolio e spread

L’aggiornamento sulle materie prime, grandi protagoniste di questa fase, vede oggi il petrolio tirare il fiato ma comunque consolidare la crescita di queste ultime settimane: il Brent a Londra si conferma sui 64 dollari al barile, meno dei 66 dollari toccati il 14 gennaio ma pur sempre molto di più dei 58 di metà dicembre. Il Wti crude di New York non riesce a riagganciare quota 60 dollari al barile, ma prima di Natale era sotto i 55 dollari. Volano invece altre commodities: il gas naturale fa un balzo del 18%, ma soprattutto continua il rally di oro e argento, che salgono rispettivamente dell’1,6% ad avvicinare i 4.700 dollari l’oncia e del 4,5% ben oltre i 90 dollari l’oncia, in zona 94. Infine lo spread Btp-Bund, ormai stabilmente e serenamente sotto quota 60 punti base: è ormai arcinoto che i mercati tifino per un Paese stagnante ma disciplinato. Oggi il dato è sui 58 punti col rendimento del Btp decennale al 3,42%.

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