Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ridimensiona la minaccia di un attacco diretto all’Iran, dichiarando che le uccisioni dei manifestanti e le esecuzioni da parte delle autorità iraniane si sarebbero fermate. La notizia arriva mentre lo spazio aereo iraniano riapre dopo quasi cinque ore di chiusura, un evento che aveva generato disagi per i voli commerciali e alimentato timori di escalation militare nella regione.
Secondo fonti statunitensi, Trump desidera che un eventuale attacco infligga un “colpo rapido e decisivo al regime”, senza generare un conflitto prolungato. Tuttavia, i consiglieri della Casa Bianca non sono certi che un’azione militare porterebbe rapidamente alla caduta del governo iraniano e temono di non disporre di risorse sufficienti per una risposta iraniana.
Iran: stop alle uccisioni, Trump: “Osserviamo”
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che “oggi o domani non ci saranno impiccagioni”, cercando di rassicurare l’opinione pubblica e la comunità internazionale. Il ministro della Giustizia Amin Hossein Rahimi ha precisato che chi ha partecipato alle proteste dall’8 gennaio è considerato “criminale”, ma le esecuzioni pianificate, come quella del giovane Erfan Soltani, 26 anni, sono state sospese.
Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti monitorano attentamente gli sviluppi: “Osserveremo e vedremo come procede. Speriamo che sia vero che le uccisioni si sono fermate”. Il presidente ha inoltre sottolineato che “qualsiasi regime può fallire” e ha citato l’ex principe ereditario Reza Pahlavi, pur precisando di non sapere se la sua leadership sarebbe accettata dalla popolazione iraniana. Le sue parole segnano un cambio di tono rispetto alle precedenti minacce di un intervento militare immediato, senza escludere del tutto opzioni future.
Consiglio di Sicurezza Onu e misure internazionali
Gli Stati Uniti hanno richiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, prevista per il pomeriggio di oggi, giovedì 15 gennaio, per discutere la crisi e coordinare possibili risposte diplomatiche. L’incontro, non ancora ufficialmente calendarizzato, riflette la preoccupazione globale per la stabilità della regione.
Parallelamente, numerose ambasciate sono state chiuse, inclusa quella italiana, e il personale non essenziale richiamato. Il Pentagono sta spostando un gruppo di portaerei dal Mar Cinese Meridionale al Medio Oriente, operazione che richiederà circa una settimana. Anche il Qatar ha ridotto il personale nella base americana di Al-Udeid, mentre India e Spagna hanno invitato i propri cittadini a lasciare il Paese.
Riapertura dello spazio aereo iraniano e sicurezza dei voli
La temporanea chiusura dello spazio aereo di Teheran ha costretto molte compagnie internazionali a deviare le rotte, cancellare o posticipare voli. Le compagnie iraniane, tra cui Mahan Air, Yazd Airways e Ava Airlines, hanno ripreso le operazioni regolarmente, mentre diversi vettori europei hanno scelto la cautela, evitando lo spazio aereo del Paese fino a nuovo avviso. La riapertura è stata interpretata come un segnale di stabilità relativa, anche se i timori internazionali rimangono elevati.
Proteste interne: bilancio e repressione
Secondo l’Ong Iran Human Rights (Ihr), almeno 3.428 manifestanti sono stati uccisi dall’inizio delle proteste il 28 dicembre e oltre 10mila arrestati. Questi dati rappresentano il minimo stimato, e il numero reale potrebbe essere più alto. Internet è stato interrotto per sette giorni consecutivi, e le comunicazioni telefoniche sono fortemente limitate, rendendo difficile verificare le informazioni.
Le autorità hanno cercato di consolidare il controllo con una “marcia di resistenza nazionale” e funerali di membri delle forze di sicurezza uccisi, con striscioni anti-Usa e immagini della Guida Suprema Ayatollah Khamenei. Il capo delle Guardie della Rivoluzione, Mohammad Pakpour, ha avvertito che qualsiasi attacco contro l’Iran riceverà una risposta decisa.