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Banco Bpm: Crédit Agricole non venderà le attività italiane, sfuma il consolidamento voluto da Castagna

Parlando ai giornalisti, la vicedirettrice generale di Crédit Agricole, Clotilde L’Angevin ha detto che la banca francese non ha intenzione di cedere le sue attività italiane. Anche la First Cisl contro la fusione

Banco Bpm: Crédit Agricole non venderà le attività italiane, sfuma il consolidamento voluto da Castagna

Crédit Agricole punta sull’Italia, il che implica anche che non cederà le sue attività italiane a Banco Bpm. “Quando si legge sulla stampa che potremmo vendere Crédit Agricole Italia in cambio di contanti o azioni Anima, pur rimanendo in minoranza, potete immaginare che non è qualcosa che vogliamo fare”, ha affermato a chiare lettere la vicedirettrice generale della Banque Verte, Clotilde L’Angevin, durante la presentazione dei conti trimestrali del gruppo francese avvenuta ieri. 

I rumors sulle nozze tra Crédit Agricole Italia e Banco Bpm

Parole che arrivano dopo mesi di indiscrezioni relative a colloqui tra Piazza Meda e il suo primo socio francese sulle possibili nozze e sulle mosse da attuare per evitare il golden power del Governo, sempre attento alle sorti di Anima – acquisita lo scorso aprile dalla banca lombarda – che dovrebbe essere una delle contropartite dell’affare e che però viene considerata strategica dall’Esecutivo targato Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti, poiché detiene un’ampia fetta del debito pubblico italiano.

Crédit Agricole ha in mano attualmente il 21% di Banco Bpm e nei prossimi mesi potrebbe salire a ridosso del 30%, sfruttando le modifiche al Tuf che consentono alle società di salire fino al 29,9% senza lanciare un’opa.. In parallelo, il ceo di Piazza Meda, Giuseppe Castagna, vorrebbe consolidarsi acquisendo Crédit Agricole Italia. Un affare da 5 miliardi di euro che potrebbero essere pagati in azioni Banco Bpm, Anima e Agos Ducato. 

Le parole pronunciate ieri dalla vicedirettrice della Banque Verte suonano però come un de profundis sull’operazione. “Ci stiamo concentrando su ciò che possiamo controllare, ovvero instaurare una partnership a lungo termine con Banco Bpm”, ha sottolineato L’Angevin.

Bpm-Agricole: No dei sindacati

Contraria all’operazione è anche la First Cisl, principale sindacato dei bancari, che ha messo in guardia sulle ricadute di un’eventuale fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia. Secondo l’associazione, le nozze metterebbero a rischio “centinaia di filiali” e imporrebbero “pesanti tagli all’occupazione”. L’allarme arriva insieme ai dati sulla desertificazione bancaria contenuti nel XIV report della Fondazione Fiba di First Cisl: nei primi nove mesi del 2025 le banche italiane hanno chiuso 268 sportelli, riducendo dell’1,4% le filiali rispetto alla fine del 2024.

Secondo il report, ad accelerare la desertificazione bancaria – i comuni senza filiali sono 3.419, il 43,3% del totale – contribuisce anche il risiko bancario.

Bper, per effetto dell’acquisizione della Popolare di Sondrio, ha annunciato l’accorpamento di 90 sportelli nel Centro Nord, ben di più dei 6 che l’Antitrust ha prescritto di chiudere. Il conto potrebbe essere ben più salato se si concretizzasse l’integrazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, fusione che darebbe vita al terzo gruppo italiano per numero di sportelli (2.425), con Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna che rischiano di dover sopportare i tagli più pesanti.

“Le conseguenze di un’integrazione tra le reti di Crédit Agricole Italia e Banco Bpm potrebbero essere però molto più gravi. Un’operazione straordinaria tra queste due banche porterebbe infatti alla costituzione della terza rete per numero di filiali, con sovrapposizioni rilevantissime in alcuni territori che fornirebbero il pretesto per nuovi pesanti tagli all’occupazione. È una prospettiva alla quale ci opponiamo con decisione”, ha dichiarato il segretario della First Cisl Riccardo Colombani.

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