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Alt di Agcom a Vivendi: “Se prende Mediaset, deve lasciare Telecom”

L’autorità delle comunicazioni avverte i francesi: “Vietata la concentrazione del controllo di Telecom Italia e Mediaset” _ ma i francesi potrebbero aggirare i tetti vendendo Premium – Il Governo Gentiloni si muove.

Alt di Agcom a Vivendi: “Se prende Mediaset, deve lasciare Telecom”

L’Agcom gela sul nascere l’impeto di Vivendi, salita in pochi giorni al 20% di Mediaset e secondo alcuni decisa a tentare la scalata. L’Autorità fa sapere infatti che “operazioni volte a concentrare il controllo” di Telecom Italia e del Biscione “potrebbero essere vietate”, perché il Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici stabilisce un “divieto al superamento dei tetti di controllo”.

Alla luce di “una preliminare analisi su dati 2015 – scrive ancora Agcom – Telecom Italia, il cui azionista di maggioranza è il gruppo Vivendi con una quota del capitale sociale del 24,68%, risulta il principale operatore nel mercato delle comunicazioni elettroniche, detenendo il 44,7% della quota nel mercato prevalente delle telecomunicazioni. Mediaset, società operante nel settore dei media e dell’editoria, il cui azionista di maggioranza è il gruppo Fininvest con il 34,7% del capitale, raggiunge nel 2015 una quota del 13,3% del SIC. Questi dati evidenziano che operazioni volte a concentrare il controllo delle due società potrebbero essere vietate”.

Certo, se dopo l’eventuale scalata a Mediaset, Vivendi vendesse Premium, la situazione potrebbe cambiare, ma siamo ancora lontani da questo scenario. Dopo la moral suasion del ministro Calenda, l’avvertimento dell’Agcom segnala che il sistema Italia e il governo Gentiloni, pur nel rispetto delle regole del mercato e delle norme europee, intendono fare la loro parte. Non però in modo improprio e dirigistico. Ecco perché da Palazzo Chigi filtra la smentita su possibili decreti per fermare i francesi o sull’uso scorretto della golden share, che sarebbe impraticabile.

Tutto ciò ha riflessi anche sul piano politico generale e avvicina oggettivamente Silvio Berlusconi, che ha bisogno di sostegno per difendere la sua Mediaset, al governo Gentiloni e non è un caso che, di fronte agli strilli scomposti del capogruppo dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, lo stesso Berlusconi abbia raccomandato ai suoi di abbassare i toni nei confronti del nuovo Governo. Se ne vedranno probabilmente gli effetti sulla nuova legge elettorale e sull’eventuale referendum sul Jobs Act ma adesso in primo piano c’è il caso Mediaset.

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