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Pirelli, Opa o contro-Opa? L’offerta cinese scalda Piazza Affari e stuzzica i big delle gomme

La Pirelli cinese piace alla Borsa (+2%) ma i broker scommettono su una contro-Opa che potrebbe arrivare a 18 euro per azione e interessare Michelin, Continental e Bridgestone – I 6 punti fondamentali dell’operazione – Ma qual è il saldo per l’Italia? Dopo Fiat anche Pirelli sposta il suo baricentro ma l’Italia conquista orizzonti di sviluppo impensabili

Pirelli, Opa o contro-Opa? L’offerta cinese scalda Piazza Affari e stuzzica i big delle gomme

A questi prezzi l’Opa Pirelli non avrà un cammino facile. E’ questa l’opinione che prevale in Piazza Affari dopo l’annuncio della prossima offerta pubblica di acquisto su Pirelli in arrivo da Chem National China e dalla cordata ex Camfin capitanata da Marco Tronchetti Provera. Il titolo, in rialzo, si è subito portato a quota 15,55 euro con un rialzo del 2 per abbondante sulle quotazioni, già in rialzo di venerdì. Certo, il prezzo è in linea con l’offerta, se si tiene conto del dividendo (0,32 lo scorso anno sulle ordinarie e 0,39 sulle risparmio) che sarà senz’altro staccato prima dell’offerta pubblica.

Ma le prospettive del gruppo, una volta ceduti i pneumatici per camion, meritano una valutazione più generosa: dopo lo spin-off della divisione industrial, secondo un recente studio di Equita, la Pirelli “premium” valutata secondo i multipli del competitor Nokian potrebbe meritare un target price superiore ai 18 euro. Sulla base del parere dei broker c’è chi non esclude una possibile controfferta in arrivo da un Big dell’industria di settore: Michelin, Continental o Bridgestone di cui potrebbe approfittare Vittorio Malacalza che vanta un pacchetto del 6,7% in carico a poco meno di 7 euro.

Ma la prevedibile battaglia in Borsa non dovrebbe cambiare più di tanto i piani messi a punto da Ren Jianxin, numero uno di China National Chemical (probabile futuro presidente della Bicocca) e da Marco Tronchetti Provera, destinati a restare alla guida del gruppo fino al 2021, quando il gruppo, dopo il quasi scontato delisting, avrà già fatto ritorno sul listino (a Londra e magari a Shanghai, meno facile a Milano).

 In sintesi, l’operazione prevede alcune tappe.

1) E’ stata completata nel week end la cessione del 26,75% Pirelli detenuto da Camfin a Chem China per un controvalore di 1,875 miliardi di euro, comprensivo di circa 400 milioni di debito, con una valutazione di 15 euro ad azione.

2) Gli ex soci Camfin reinvestiranno i quattrini incassati (con notevoli plusvalenze) nelle società veicolo che, una volta ottenuto il via libera dell’Antitrust e delle autorità cinesi, lanceranno l’Opa sul flottante Pirelli. All’operazione parteciperanno sia Tronchetti Provera ed i suoi partner italiani (le famiglie Rovati e Diaz-Pallavicini, più Intesa ed Unicredit) che Rosneft.

3) Le società veicolo investiranno in tutto 7,4 miliardi per l’intero capitale di Pirelli che, a quel punto, verrà ritirata dal listino. Se non si raggiungesse l’obiettivo, scatterebbe il piano B. La cordata, nel caso abbia raccolto i due terzi del capitale più una azione, potrà precedere alla fusione tra la società veicolo e Pirelli per poi procedere al delisting.

4) Alla fine dell’Opa Chem China avrà il 65% ma è prevista la facoltà, sia per Tronchetti che per Rosneft, di risalire dal 35 al 49,9% della newco. La russa Rosneft dovrebbe controllare una quota che oscillerà tra il 12,6% e il 18%, a seconda dell’entità del suo reinvestimento.

 5) A quel punto prenderà corpo l’operazione industriale: Pirelli Truck, che si occupa dei pneumatici per camion, macchine agricole e movimento terra, verrà fusa con Aeolus, la controllata di China Chem quotata alla Borsa di Hong Kong. Aeolus , che in cinese suona Feng Shen Lun tai: lun tai sono le gomme per veicoli; feng è il vento, shen è la divinità. Di qui il nome per i mercati internazionali: Aeolus, il dio dei venti della mitologia greca. Fondata nel 1965, è al 20° posto per ricavi tra i grandi produttori mondiali di pneumatici. Assieme a Pirelli Truck darà vita ad una realtà da 12 milioni di pneumatici l’anno. Sulla carta la combinazione è ideale: nessuna sovrapposizione di mercato, grande contributo tecnologico da parte del partner italiano, forte presenza della componente cinese su un mercato in forte espansione. Aeolus farà un balzo nella graduatoria mondiale dal n.28 al n.4. La Pirelli cinese sarà il primo azionista della società quotata ad Hong Kong. 

6) Dopo l’Opa prevista per il prossimo mese di settembre partirà la riorganizzazione della nuova Pirelli, concentrata sui segmenti più redditizi del mercato auto e moto grazie alla presenza crescente dei pneumatici premium. Sarà questa la società cui Marco Tronchetti Provera dedicherà i suoi sforzi principali, con l’obiettivo del rientro in Borsa dopo quattro anni. E se questo non avverrà? In tal caso, si legge nel documento Camfin, scatterà un’opzione put a favore dei soci Camfin e di Rosneft che potrebbero così ricomprare la società. A garanzia degli equilibri attuali, Tronchetti è riuscito ad inserire nello statuto della società i patti di sindacato: è così previsto l’obbligo del 90% dei voti in assemblea per poter trasferire dall’Italia la sede o la ricerca in R&S.

Fin qui i termini finanziari ed industriali di un’operazione complessa, condotta in riserbo quasi assoluto anche se ha coinvolto direttamente i palazzi della politica sia a Roma (il premier Matteo Renzi è stato informato all’inizio di marzo) che a Pechino (Ren Jianxin, ex dirigente della Lega della Gioventù dell’Industria chimica è un intimo di Li Kequiang) e, non ultimo, a Mosca (Igor Sechin è il braccio destro di Vladimir Putin). 

C’è da domandarsi, a questo punto, quale sia il saldo finale per l’Italia. Merita riflettere sulle ragioni per cui Pechino ha accelerato i suoi investimenti in Italia, seconda meta nella Ue e quinta in assoluto. Conta per i cinesi sia l’ingresso in un Paese Ue che le qualità tecnologiche delle nostre imprese. Da parte italiana, c’è la presa d’atto che la sfida globale richiede muscoli finanziari più robusti e partnership solide per affrontare le sfide commerciali con le dovute speranze di successo. 

Di riflesso, si allontanano dall’Italia alcuni player importanti, anche sul piano politico: prima Fiat Chrysler, ora Pirelli hanno spostato il loro baricentro lontano dalla Penisola rimettendoci, forse, in termini di potere. Ma conquistando orizzonti di sviluppo altrimenti impensabili. Con buona pace di chi lamenta l’assenza d una “politica industriale” in cui hanno prosperato molte posizioni di rendita. 

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