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La rivoluzione dei fondi comuni: da lunedì saranno quotati in Borsa

Lunedì 1 dicembre scatta l’attesa quotazione in Borsa dei fondi comuni di investimento – Più libertà per gli investitori che potranno acquistare tutti i fondi che vorranno senza il filtro restrittivo della banca e potranno confrontare costi e performance – Attenzione però al fai da te – Quest’anno il risparmio gestito ha già raccolto 110 miliardi di euro.

La rivoluzione dei fondi comuni: da lunedì saranno quotati in Borsa

Parte lunedì 1 dicembre l’attesa quotazione in Borsa dei fondi comuni di investimento. Per i risparmiatori si apre un ventaglio di opportunità per una migliore comparazione dei prodotti e una riduzione di costi. Ma non mancano elementi di cautela, legati ai rischi del “fai da te”. D’altra parte, questa rivoluzione ci allinea alla direzione presa da una parte dell’Europa, dove, con caratteristiche diverse, ci sono già esperienze di questo genere: dall’Olanda alla Germania ma anche Danimarca e Lussemburgo. 

I fondi comuni sbarcano a Piazza Affari in un momento favorevole per l’industria del risparmio gestito innescato da tassi di interesse eccezionalmente bassi, dalla perdita di attrattività del mercato immobiliare residenziale e dall’esigenza di diversificare e cercare rendimenti periodici. Anche gli ultimi dati Assogestioni hanno confermato il trend positivo della raccolta: ad ottobre le sottoscrizioni sono salite di 12,4 miliardi di euro rispetto agli 8,5 miliardi di settembre. E in evidenza è proprio il comparto dei fondi aperti che hanno registrato una raccolta di 7,4 miliardi contro i 4,95 dei mandati. Da inizio anno la raccolta complessiva si è portata così oltre i 110 miliardi.

I VANTAGGI AUSPICATI

Il primo e più evidente beneficio per gli investitori sono i potenziali riflessi della maggiore competizione tra le Società di gestione del risparmio. Per il comparto si tratta di una vera e propria rivoluzione: il fondo comune in Italia è stato da sempre distribuito tramite gli sportelli bancari e le Società Rete di promotori e consulenti, un modello che ha influenzato le dinamiche e lo sviluppo del settore, a partire dalla tematica relativa alla diffusione dei prodotti di terzi e dal ruolo dell’inducement (ossia  gli incentivi che i produttori di fondi danno ai distributori).

L’entrata in scena della Borsa, ossia della possibilità di acquistare direttamente su un’unica piattaforma quote di fondi negoziabili sul mercato, è destinata a cambiare gli equilibri e aumentare la competitività del settore. Permetterà per esempio maggiore visibilità e accesso al mercato alle Sgr più piccole, il che significa maggiore scelta per l’investitore. Compresa l’opportunità di avere accesso a prodotti di nicchia trascurati dalle grandi reti perché poco remunerativi. Allo stesso tempo i prodotti saranno maggiormente confrontabili e aumenterà la trasparenza sui costi. In prospettiva, infatti, l’attesa è che si inneschi un meccanismo di allineamento dei costi tra fondi di una stessa tipologia oltre che un processo di riduzione dovuto alla mancanza dei costi di retrocessione ai collocatori.   

I POSSIBILI RISCHI 

Attenzione però: per alcuni il rischio può essere farsi prendere la mano dal “fai da te”. La possibilità di accedere ai fondi senza filtro dei distributori deve infatti inserirsi in un quadro di valutazione complessiva delle proprie esigenze. In prospettiva, entra quindi in gioco sempre più lo sviluppo della consulenza indipendente. Inoltre, la visibilità sulla dinamica dei prezzi che questo processo innescherà, seppur orientata al ribasso (leva fondamentale per far decollare questo nuovo sistema) non è così chiara al momento: da un lato l’assenza dell’inducement alla rete distributiva induce a ritenere ci saranno classi di fondi meno costosi, dall’altro c’è chi sottolinea che gli oneri relativi agli obblighi in capo alle Sgr per le procedure di quotazione, potrebbero sostenere i costi per il risparmiatore su un livello non lontano a quello attuale. A fronte del potenziale azzeramento dei costi di ingresso, il risparmiatore nel proprio conto finale deve poi considerare gli oneri di negoziazione, ossia le spese che l’intermediario banca o Sim addebita per la stessa operazione di acquisto o vendita.

L’OPERATIVITÀ  

Per quanto riguarda l’operatività, sarà in linea generale molto simile a quella per gli Etf e le azioni. Niente prezzi di bid e ask però: ci sarà un segmento di mercato dedicato specificatamente ai fondi in cui si inseriranno gli ordini di acquisto sulla base del valore patrimoniale delle quote (Nav, net asset value) al giorno di negoziazione che costituirà quindi il punto di riferimento per le scelte di investimento o disinvestimento da parte del risparmiatore (mentre nel sistema tradizionale non si ha certezza del giorno in cui viene chiusa la compravendita). Si terrà conto dell’ordine cronologico di inserimento degli ordini fino a esaurimento delle quantità disponibili. Il fondo si potrà sottoscrivere per quote e non per controvalore e la chiusura delle negoziazioni è prevista alle 11. La liquidazione sarà il terzo giorno di borsa aperta successivo a quello della conclusione del contratto. Tutto poi avverrà in euro: nel caso in cui il fondo sia in una valuta diversa, dovrà essere indicato nel prospetto le condizioni di conversione. Difficilmente però in questo circuito si troveranno gli stessi fondi distribuiti dai collocatori: la strada che sembra più gettonata dalle Sgr è di creare fondi apposta destinati alla quotazione per non mischiare i canali di raccolta di un unico fondo, il che genererebbe difficoltà operative.

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