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Whirlpool e Arçelik-Beko: tempi lunghi per l’Antitrust e la cinese Haier è pronta a entrare in gioco

L’Antitrust europeo dovrebbe arrivare ad una prima pronuncia sulla joint venture Whirlpool-Arçelik il 23 ottobre ma ci vorranno ancora mesi. Intanto i cinesi di Haier si preparano d entrare in campo mentre il Golden Power chiesto l governo è fermo. Ecco le ultime novità

Whirlpool e Arçelik-Beko: tempi lunghi per l’Antitrust e la cinese Haier è pronta a entrare in gioco

Calma e gesso. L’incipit in slang meneghino con il quale Firstonline aveva, mesi orsono, sottolineato che l’esame da parte della Commissione Europea anti-trust della joint-venture Whirlpool-Arçelik avrebbe richiesto diversi mesi, è sempre attuale. Pare infatti che il 23 ottobre, giorno in cui dovrebbe arrivare la prima pronuncia della Commissione, non metterà la parola fine alla lunghissima vicenda. Ma la notizia è che sul panorama dei M&A europei del bianco sta volando – figurativamente parlando – uno “sparviero”, in attesa di qualche preda raggiungibile. Si tratta, come abbiamo già anticipato, del gigante, immancabilmente cinese,  la Haier, il primo produttore mondiale di tecnologia domestica, il cui Ceo europeo, Yannick Fierling, ricevuto in pompa magna e con grande visibilità, in luglio, dal Ministro delle Imprese e made in Italy, Adolfo Urso, aveva comunicato la disponibilità del gruppo di farsi carico di quei brand e relativi siti che le commissioni europea o inglese anti-trust (dopo la Brexit, l’Inghilterra ha propri enti regolatori della concorrenza) potrebbero eventualmente chiedere a Beko Europe di cedere per evitare posizioni dominanti. E infatti a chiederlo, come Firstonline aveva anticipato, è stata l’Inghilterra dove Whirlpool e Arçelik-Beko hanno quote importanti, che, insieme, diventerebbero un serio ostacolo alla libera concorrenza.

Whirlpool-Arçelik: la fase due condizionata dalle valutazioni Antitrust

Si passa alla fase2-Va sottolineato anche che una valutazione univoca di queste percentuali è molto complicata da stabilire con sicurezza perché, per esempio, un conto è la semplice somma delle due quote e un conto sono le singole quote delle diverse categorie di prodotti di ciascuno dei brand delle due società nei diversi mercati. Per non parlare delle differenti modalità di rilevazione delle quote nei diversi paesi. Come si comporterà l’Antitrust di Bruxelles a fronte di una richiesta perentoria da parte degli inglesi? Non si sa. Ma pare molto probabile che dall’Europa si proceda comunque nella seconda fase, di circa 4-5 mesi, con  investigazioni più incisive anche perché, dall’Antitrust inglese potrebbero provenire richieste di esclusioni o limitazioni delle dimensioni delle quote di mercato. Il che significherebbe per esempio escludere alcune categorie di prodotto… E’ da queste  ipotetiche chiusure delle due investigazioni che potrebbe uscire per la Haier l’opportunità di entrare in gioco offrendo, come Yannick ha assicurato sia al governo inglese che a quello francese oltre che in primis a Urso, una soluzione: acquisire i brand con relativi siti, oggetto delle decisioni antitrust.

Haier pronta a farsi avanti nella partita Whirlpool-Arçelik

Haier, un protagonista ingombrante? Non c’è dubbio che il gigante cinese sta creando grandi preoccupazioni non solo ai competitor ma anche a Bruxelles. La crisi europea della domanda di elettrodomestici e di elettronica di consumo non si è affatto ridimensionata e anzi, da una caduta del 10 per cento circa in volume prima dell’estate siamo a arrivati a un -12 per cento di settembre con previsioni ancor più nere. Va sottolineato che in valore le vendite hanno registrato qualche rialzo dovuto però solo a pesanti aumenti inflazionistici dei listini prezzo. A essere colpiti sono soprattutto i player europei, i cinesi no, anzi, stanno tutti implementando quote di mercato, fatturati, profitti. In particolare l’Hisense che, senza tanti clamori, progressivamente e grazie al management italiano, sta diventando con risultati importanti sia negli elettrodomestici che nell’elettronica di consumo, un protagonista dei mercati europei. La crisi della domanda sta bloccando le grandi manovre di Midea (per il momento) mentre la Haier, come Firstonline aveva anticipato, in occasione dell’incontro di luglio con Urso aveva esteso anche alle fabbriche e ai brand europei della Electrolux l’ipotesi di un acquisto.

Le aziende europee di elettrodomestici fanno gola perché sono le più avanzate

Brand e fabbriche europee, al top mondiale. Ma se le aziende europee degli elettrodomestici – con l’eccezione della francese Seb Tefal che va bene – sono così in crisi e in caduta di valore, come si spiega il crescente interesse delle multinazionali di tutto il mondo per brand e fabbriche europee? Non è soltanto l’incessante necessità per le multinazionali di crescere conquistando quote altrui di mercato ma  anche la necessità di impadronirsi di tecnologie, affidabilità, brand e dipendenti che hanno raggiunto livelli molto avanzati di eco-sostenibilità reale, competenze e valori che nei paesi d’origine dei competitor extraeuropei non sono rispettati. Tutto ciò all’Europa, agli europei è costato parecchio. Con un’aggravante: gran parte degli apparecchi non fabbricati in Europa, ma venduti in Europa, si fregiano di etichette energetiche europee bugiarde autocertificate. E lo sanno tutti, i commercianti per primi, i competitor, e soprattutto la comunità europea. Ripetiamo: molte sono etichette bugiarde perché l’Inghilterra, appoggiata dai paesi nordici, per decenni ha impedito la creazione di un ente terzo indipendente di certificazione europeo. Di conseguenza oggi non è possibile impedire dichiarazioni, certificazioni e etichette fasulle non verificate e questo si chiama concorrenza sleale. Magari condite da roboanti dichiarazioni di ambiziose strategie ambientaliste. Si tratta di apparecchi che escono da fabbriche site in paesi dove è prassi assoluta il più feroce dumping ambientale e sociale. Una constatazione che riguarda – sia ben chiaro – anche molte fabbriche dell’est Europa. Quanto ai controlli di Bruxelles, sono rarissimi.

Elettrodomestici e Golden Power: a che punto siamo?

Golden power, a che punto siamo? A zero ma qualcosa forse si muove. Dopo la prima sortita su un ipotetico intervento del governo italiano volto a far valere anche per l’industria italiana della tecnologia domestica, il golden power, non è accaduto nulla e anzi ben tre richieste unitarie dei segretari nazionali dei tre sindacati per un tavolo di incontro con il Ministro, sono ancora in attesa di risposta. L’ultima è del 3 ottobre. “Tutto è fermo alla dichiarazione di intenti dello scorso maggio – dichiara Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil – Il ministro aveva promesso un decreto che avrebbe dovuto definire strategica l’industria del settore. Un decreto fantasma che abbiamo più volte sollecitato unitariamente. E che Urso aveva promesso di inviarci. Non è accaduto nulla. Abbiamo quindi in programma una serie di manifestazioni in vista delle prossime scadenze”. Ma c’è una timida, labile speranza che il decreto sul golden power da fantasma diventi realtà? Forse, è tornato infatti al ministero in qualità di consulente esterno, un mitico grand commis del Ministero dello Sviluppo Economico nel periodo 2007- 2019, e riconosciuto come massimo esperto nella gestione delle relazioni industriali e sociali di crisi: Giampietro Càstano. Uno dei pochissimi che, per unanime riconoscimento da parte di sindacati, industria e politici, ha risolto positivamente molte  e decisamente pesanti vertenze.

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