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Venezia 80: ribaltone dei vertici della Biennale alle porte ma niente regime change per i registi

Mentre l’80° festival del cinema di Venezia si avvia alla conclusione, nel governo si inizia a pensare alla futura governance dell’evento e della Biennale. Chi sostituirà Cicutto e eventualmente Barbara alla guida dei due eventi? Ecco i nomi di cui si parla

Venezia 80: ribaltone dei vertici della Biennale alle porte ma niente regime change per i registi

Si respira aria di novità nell’affollato cortile in pietra d’Istria che separa il palazzo del Cinema del Lido dal Casinò e dalla sala Darsena alla rossa (per quanto ancora di quel colore?) sala Giardino. C’è molta attesa. E non è tanto l’ansia di conoscere a chi andranno i voti della giuria della 80° Mostra d’arte cinematografica di Venezia presieduta da Damien Chazelle per il Leone d’oro e i vari premi.  Si cerca soprattutto di interpretare cosa avverrà (più nei palazzi di Roma che in quelli di Venezia) nelle prossime settimane e nei prossimi mesi per quanto riguarda la futura “governance” della Biennale, la principale istituzione culturale italiana con forte vocazione internazionale.

Cicutto scade nel marzo 2024

La presidenza di Roberto Cicutto scadrà a marzo 2024 tanto che è stato già nominato il curatore della Mostra arti visive per il 2024 che sarà il brasiliano Adriano Pedrosa. Ma Cicutto, produttore cinematografico, già presidente dell’Istituito Luce Cinecittà, era stato scelto dall’ex ministro dei Beni culturali Dario Franceschini nel 2020 in perfetta continuità con il suo predecessore, Paolo Baratta che ha guidato la Biennale per oltre 14 anni. A Cicutto va per intero il merito di avere raccolto e difeso la ricca e ingombrante eredità di Baratta rafforzando i settori Danza, Teatro e Musica e soprattutto di avere vinto la sfida di una Mostra del cinema in presenza nel settembre 2020, ancora in piena pandemia, senza alcuna conseguenza. Senza contare che il bilancio 2022 si è chiuso con un attivo record di oltre 12 milioni di euro. Anche i dati dell’ultima Biennale Architettura con il record di presenze confermano la vitalità di una istituzione che ha una prima linea di grande esperienza affidata dal 2008 al direttore generale, Andrea Del Mercato. Pure Venezia 80, nonostante lo sciopero degli attori di Hollywood sta riscuotendo interesse e presenze di tutto riguardo. Lo testimoniano i biglietti venduti al pubblico al 5° giorno di Mostra erano 35.496 (+9% sul 2022) di cui 6.375 abbonamenti (+17% sul 2022) e gli ingressi complessivi nelle sale 114.851 (+18% sul 2022).

Favino per gli italiani. Femministe anti “rapists”

Come ogni anno le polemiche hanno fatto da inevitabile corredo alla Mostra. Sgonfiate dallo stesso direttore, Alberto Barbera. Le accuse delle femministe ai cosiddetti “rapists” Polanski, Allen e Besson (scagionati in tribunale), molto ha fatto discutere (e ancora farà discutere) l’esternazione di Pierfrancesco Favino, protagonista del film d’apertura “Comandante” di De Angelis a favore di attori italiani su storie italiane. C’è, al di là di tutto, la necessità di interpretare dove soffierà il nuovo vento della politica di destra e che impatto avrà sul futuro del cinema italiano e della Mostra di Venezia.

Fischi per ministri Sangiuliano e Salvini

Il ministro dei Beni culturali Gennaro Sangiuliano, presente alla preapertura della Mostra dedicata a Gina Lollobrigida, ha raccolto timidi applausi e pure qualche fischio. Nulla di paragonabile ai “buuu” e sonori fischi riservati al vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini.

Eppure, toccherà proprio a questa nuova classe politica decidere il futuro della Biennale. Al posto di Cicutto il ministro Sangiuliano sarebbe pronto a far scendere in campo Pierangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore catanese già redattore del Secolo d’Italia ma rappresentante di quella destra “dialogante” che non dispiace neppure al presidente della Fondazione Leonardo, Luciano Violante, ex magistrato ed ex presidente della Camera. Ma come è stato osservato, dirigere la più grande istituzione culturale italiana, dalla musica al teatro, passando per architettura e danza, fino ad arrivare al cinema, non è proprio come scrivere un articolo o un romanzo.

Inciampi dei precedenti spoil system della destra

C’è da dire che ogni volta che un Governo di centro destra ha cercato di mettere le mani sulla Biennale ha fatto qualche pasticcio. Nel 2011 il ministro Giancarlo Galan voleva sostituire Paolo Baratta con Giulio Malgara ma dovete fare marcia di fronte a una levata di scudi. Anche nel 2004 per Davide Croff la nomina fu bocciata dalla Commissione Cultura del Senato ma il ministro Urbani lo nominò comunque. L’iter per la nomina del successore di Cicutto prevede che al ministero giunga il parere consultivo delle commissioni Cultura di Camera e Senato sul nome indicato dal ministro e che poi arrivi un decreto ministeriale a firma di Sangiuliano per ratificare la scelta. Sul nome di Buttafuoco ci sarebbe però già il placet di due esponenti di spicco del consiglio d’amministrazione della Fondazione veneziana: il vicepresidente, Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, e il presidente della Regione, Luca Zaia. A sorvegliare che tutto si svolga senza incidenti di percorso il direttore del ministero dei beni culturali, il “multiforme” Salvo Nastasi.

Barbera lascia testimone a Farinelli?

Dal regime change al vertice di Biennale dipendono anche altre nomine: una fra tutte quella del direttore della Mostra. Si parla di dimissioni anticipate per Alberto Barbera che teoricamente potrebbe guidare ancora un’altra Mostra nel 2024. Poltrona che non dispiacerebbe a Gianluca Farinelli, già direttore della Cineteca di Bologna che nel 2022 il sindaco di Roma Gualtieri, nominò presidente della Fondazione Cinema per Roma. Farinelli potrebbe trovare appoggio in un esponente di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera.

Ma per registi novantenni nessun regime change

Ma per registi e attori un vero “regime change” è ancora lontano. Roman Polanski e Liliana Cavani hanno spento 90 candeline, Woody Allen 87. Se si esclude Castellitto figlio le nuove generazioni restano ancora lontane dalla Mostra, ostaggio dei “mostri sacri”. È piaciuto “Evil Does Not Exist” del premio Oscar giapponese Ryusuke Hamaguchi, musicato a Eiko Ishibashi, Così come “Maestro” di Bradley Cooper e il Frankenstein femminista “Poor Things” di Yorgos Lanthimos, che rilanciano le stelle di Carey Mulligan e Emma Stone. “Priscilla” di Sofia Coppola è piaciuto ai giornalisti inglesi e americani che, a differenza di quelli italiani, hanno apprezzato molto “Finalmente l’alba” di Saverio Costanzo. C’è da capire se i giovani giurati possano trovare convincente il viaggio della speranza dei protagonisti senegalesi del nuovo film di Matteo Garrone, “Io, capitano”.

Quando ai cosiddetti “mostri sacri” la Cavani omaggiata (unica donna, finora) con un Leone alla carriera convince a metà con “L’ordine del tempo”, Allen sorprende sempre al suo 50° lungometraggio “Coup e chance” mentre il Polanski di “Palace” prodotto da Barbareschi (onnipresente) risulta un “cinepanettone” mal riuscito.

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