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Unioncamere, Greenitaly: l’economia italiana si tinge di verde

Il rapporto di Unioncamere e Symbola testimonia la crescita dell’economia verde in Italia: sono 372mila le imprese che investono nel green, il 24,5% del totale – Uno “spread verde” divide queste imprese dal resto del sistema produttivo sul fronte di occupazione, innovazione, export e fatturato – Italia eccellenza Europea nel green.

Unioncamere, Greenitaly: l’economia italiana si tinge di verde

L’economia verde è una realtà sempre più diffusa in Italia, con risultati che in molti campi si rivelano migliori rispetto a quelli del resto d’Europa. A dirlo è la sesta edizione del rapporto Greenitaly di Unioncamere e Fondazione Symbola, presentato oggi presso la sede romana di Unioncamere da, tra gli altri, il presidente di Symbola Ermete Realacci e l’ad di Enel Francesco Starace.

Stando al rapporto, sono 372.000 le aziende italiane (il 24,5% del totale) dell’industria e dei servizi che dal 2008 ad oggi hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie “green” per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di Co2. Un numero che testimonia un interesse crescente verso questo genere d’investimenti, tanto che, solo quest’anno, le imprese che l’hanno fatto sono state circa 120mila, il 36% in più del 2014.



Greenitaly, poi, mette in luce come esista un autentico dislivello, uno “spread verde“, tra le aziende che hanno investito nel green e il resto del nostro sistema produttivo, sia sul fronte della percentuale di aziende che esporta i propri prodotti (18,9% contro 10,7%) sia su quello dell’innovazione (il 21,9% delle aziende che hanno investito in tecnologia verde ha sviluppato nuovi prodotti o servizi, contro il 9,9% delle altre).

Numeri che non possono non ripercuotersi sul fatturato delle aziende, che tra le imprese che hanno investito nel green è cresciuto del 19,6% tra il 2013 e il 2014, contro il 13,4% delle altre, e sull’occupazione: il 14,9% delle assunzioni previste per il 2015 riguarda green jobs, a cui si aggiungono i 219.500 posti di lavoro riservati alle figure professionali con competenze green, che portano la quota al 59% della domanda di lavoro. Dalla fine del 2014, il 51% delle Pmi italiane ha almeno un green job, più che nel Regno Unito (37%), Francia (32%) e Germania (29%).

L’Italia, dunque, o almeno una fetta crescente del suo sistema produttivo, punta sulla qualità e sul recupero, tanto da rappresentare, sul fronte ambientale, un’autentica eccellenza europea. Il nostro Paese si colloca secondo alle spalle della Gran Bretagna per il consumo di materie prima e di energia a parità di valore prodotto, così come nella riduzione delle emissioni (in questo caso alle spalle della Francia). In più, l’Italia è il leader europeo sul fronte del riciclo industriale.

Una realtà forte, dunque, e diffusa in tutta la nazione, anche se con prevalenza al Nord e, soprattutto, in Lombardia, dove si trovano 71mila aziende che hanno investito nel green. Seguono, in questa classifica regionale, Veneto, Lazio, Emilia Romagna e Campania.

Secondo il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci, l’economia verde può rappresentare “il contributo italiano alla Cop 21 di Parigi”, oltre ad essere uno dei viatici, forse il più efficace, verso l’uscita dalla crisi. Esistono, comunque, ancora dei grossi margini di crescita per questo genere di economia, che deve ancora essere “verticalizzato”, ovvero deve ancora diventare una questione, oltre che economica, politica, giuridica e sociale, per crescere ancora.

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