Unicredit prosegue il percorso di uscita dalla Russia attraverso cessioni mirate. Secondo quanto riporta il quotidiano russo Kommersant, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Andrea Orcel ha venduto quasi l’intero portafoglio di contratti leasing a lungo termine della controllata Unicredit Leasing, pari a circa 3 miliardi di rubli (circa 33,5 milioni di euro), alla società russa Pr-Leasing.
A Piazza Affari il titolo Unicredit, partito al rialzo fino a 66,16 euro a metà seduta riduce i guaragni a 65,27 euro (+0,15%)
L’acquisto è avvenuto tramite l’ancoraggio dei pagamenti al dollaro statunitense. Per finanziarlo, Pr-Leasing ha utilizzato tra l’altro l’emissione di obbligazioni in valuta virtuale con ammortamento sincronizzato con i pagamenti di leasing, ha spiegato la società a Kommersant.
Del resto Orcel in Commissione Finanze al Senato aveva detto: “Noi adesso abbiamo 3,5-3,7 miliardi di capitale in Russia. La domanda che mi fanno spesso è ma perché non butti le chiavi e chiudi tutto? Alla fine posso tagliare tutto e chiudere, ma chi ne beneficia? Il Paese che non vogliamo aiutare. Perché devo regalare oltre 3 miliardi e mezzo al Paese?”. Da quando è iniziata la guerra con l’Ucraina, ha ricordato Orcel “avevamo circa il 6% dei nostri prestiti e dei nostri depositi in Russia. Oggi, abbiamo lo 0,2% dei nostri prestiti in Russia e lo 0,2% dei nostri depositi. Inoltre non abbiamo concesso nuovi prestiti dal momento dell’invasione. Abbiamo circa 700 milioni in prestiti, di cui 4.500 sono mutui. Altri 200 probabilmente diminuiranno e poi si fermeranno lì e non li rinnoviamo”. Unicredit ha ridotto i prestiti del 95%, restano 700 milioni di euro in prestiti locali già erogati, i depositi locali, che erano a 7,7 miliardi nel 2022, sono invece oggi a circa 900 milioni.
Pr-Leasing – che ha confermato l’accordo, ma non ha voluto rivelarne l’importo – fa parte del fondo Simple Solutions Capital. Secondo i dati della classifica Expert Ra, alla fine del primo semestre del 2025 occupava il 29° posto in termini di volume di nuovi affari (3,159 miliardi di rubli). La società ha confermato che “prosegue la strategia di acquisizione di portafogli, adattandosi agli elevati tassi di interesse, alle mutevoli condizioni e alla stagnazione del mercato”. E ha poi aggiunto a Kommersant che “la strategia di crescita attraverso fusioni e acquisizioni è stata definita già nel 2018”.
Con l’uscita di Unicredit Leasing i vertici della società russa si riorganizzano. Kommersant, citando una fonte interna, riporta che Kirill Zhukov-Emelyanov, al lavoro nella banca da oltre 20 anni ricoprendo nell’ultimo quinquiennio la carica di presidente, ha lasciato l’incarico, così come il consigliere e responsabile del settore corporate e investimenti Vadim Aparhov e la direttrice operativa Yulia Petrova.
Secondo i dati della classifica Interfax, nel terzo trimestre del 2025 la Banca Intesa (filiale russa del gruppo italiano Intesa) ha ridotto il volume delle attività del 17,7%, fino a 141,8 miliardi di rubli, occupando il 50° posto per questo indicatore e il 23° posto per capitale (54,2 miliardi di rubli). Alla stessa data, Unicredit Bank occupava il 20° posto in termini di attività (riduzione dell’8,52% nel trimestre, fino a 731,4 miliardi di rubli) e il 12° posto in termini di capitale (337,9 miliardi di rubli).
In Russia è meno oneroso vendere portafogli che un’intera società
La mossa di Piazza Gae Aulenti, che offre il vantaggio di essere meno onerosa, è simile a quella di Intesa Sanpaolo nella sua uscita dalla Russia, commenta Kommersant. Se una società russa volesse acquistare una intera società straniera avrebbe bisogno dell’approvazione del presidente della Federazione Russa o di una commissione governativa, nonché delle autorità di regolamentazione. Inoltre un azionista straniero dovrebbe vendere un asset russo a un prezzo non superiore al 40% del valore di mercato e versare al bilancio del governo russo un contributo del 35% del valore di quell’attività, secondo quanto imposto dalle autorità di Mosca. Infine il capo dello Stato potrebbe sempre nazionalizzare la società nel caso lo ritenga un pericolo sistemico. Invece nel caso dell’acquisto solamente di un portafoglio di contratti non sussistono tali pericoli.