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Ungheria al voto cruciale per il suo futuro, per la Ue e per l’Ucraina. Dopo 16 anni tramonta l’era Orbán? Magyar cerca la super maggioranza

Ungheria oggi alle elezioni che potrebbero chiudere i sedici anni di governo del filorusso Viktor Orbán e aprire la strada all’opposizione guidata dall’europeista Peter Magyar che punta alla maggioranza dei due terzi che serve per le riforme sullo stato di diritto necessarie a sbloccare i fondi Ue

Ungheria al voto cruciale per il suo futuro, per la Ue e per l’Ucraina. Dopo 16 anni tramonta l’era Orbán? Magyar cerca la super maggioranza

“Ruszkik haza” (“Russi tornate a casa”): un solo grido si alza dalla piazza degli Eroi di Budapest e sembra di essere ritornati all’invasione russa del ’56. Sono quasi tutti giovani della Generazione Z e i loro cori anti Orbán valgono molto di più dei sondaggi governativi o indipendenti. Tutti gli osservatori, anche se in modo diverso, danno per scontata alle elezioni politiche di domenica in Ungheria la vittoria di Peter Magyar, leader di Tisza, formazione di centro destra legata al Ppe europeo e già membro di Fidesz di Viktor Orbán da 16 anni al potere e candidato a un quinto mandato già forte dell’endorsement del presidente Usa Donald Trump.

Contro il suo Governo sono scesi in piazza soprattutto i giovani. “È fantastico vedere così tanti giovani mobilitati. Penso che il cambiamento sia nell’aria e vogliamo sostenerlo, ecco perché siamo qui” ha detto una donna, in piazza con il figlio piccolo.

Ungheria al voto: ecco cosa può succedere

Ma se Budapest è anti Orbán, la campagna è ancora per molti versi saldamente in mano a Fidesz che avverte: “Se vince Tisza Magyar vi porterà in guerra”. Il Governo uscente già a febbraio aveva speso più della metà dell’intero budget del 2026 in sussidi a pioggia nel tentativo di ingraziarsi fasce crescenti di elettorato e di invertire gli effetti di una crisi economica con riduzione del potere d’acquisto che resta il punto forte della campagna di Magyar. D’altra parte la campagna elettorale di Tisza si è incentrata tutta sulle trascrizioni dei dialoghi imbarazzanti tra il capo della diplomazia di Orbán, Peter Szijjarto, con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov trattato come un vero padrone così come molto colpo sul corpo elettorale hanno fatto i colloqui tra Orbán e Putin segno di una totale soggezione a Mosca. I sondaggi indipendenti della società Median danno per scontata anche una vittoria di Magyar di due terzi, il che, con le regole attuali, consentirebbe la governabilità del Paese. Altre società locali di sondaggi, pur confermando la vittoria di Magyar, non prevedono una vittoria di così larga misura.

Ungheria, cosa significherebbe una vittoria di Magyar

Una vittoria di Magyar significherebbe in ogni caso un riavvicinamento con Bruxelles dopo i rapporti critici di Orbán con le istituzioni europee senza che ciò si rifletta immediatamente in un cambio di posizione sull’Ucraina e sull’immigrazione emi sui quali Magyar non ha mai smentito le posizioni del Governo attuale. Ci sono vari motivi per cui anche Tisza non sarà così vicina a Kiev. C’è una minoranza ungherese in Transcarpazia che lamenta discriminazioni, c’è poi il timore che l’ingresso dell’Ucraina nella Ue possa togliere soldi della Pac destinati all’Ungheria e soprattutto il timore di vedere eliminato o fortemente ridotto il legame privilegiato energetico con Mosca.

Il partito riformista ungherese Tisza promette anche di aumentare la spesa per la difesa fino al 5% del Pil, obiettivo fissato dalla Nato, entro il 2035, di investire nell’esercito ungherese, di rivedere i contratti con l’industria della difesa per individuare casi di corruzione e di attuare riforme radicali volte a sradicare l’influenza russa all’interno del governo.

“Un nuovo Governo porterà un cambiamento radicale” nella politica di difesa di Budapest, ha affermato Katalin Cseh, parlamentare ungherese indipendente. “Tisza si è espresso in modo molto esplicito sulla volontà di riconquistare il posto dell’Ungheria nell’alleanza occidentale e di mantenerla come partner affidabile nella Nato”.

Ungheria al voto: come funziona

Oggi dunque alle urne saranno chiamati 8.114.688 cittadini. Il sistema elettorale assegna 199 seggi: 106 nei collegi uninominali con sistema maggioritario, 93 attraverso liste nazionali e delle minoranze. La soglia di sbarramento è fissata al 5%. I seggi saranno aperti dalle 6 alle 19. Poi inizierà la lunga notte dello spoglio, tra proiezioni e risultati ufficiali attesi nella notte.

L’affluenza si preannuncia alta: nel 2022 si attestò intorno al 70%, questa volta il Paese sembra pronto a mobilitarsi con numeri ancora più elevati. Tra i più giovani, 181.280 voteranno per la prima volta. Nel complesso, gli under 30 sono circa un milione e mezzo, oltre il 12% dell’elettorato: una generazione più esposta ai messaggi di cambiamento, che può rivelarsi decisiva nella sfida tra Orbán e Magyar. A pesare sarà anche il voto fuori sede e dall’estero: circa 500mila elettori voteranno per corrispondenza, mentre 90.730 ungheresi temporaneamente fuori dai confini nazionali esprimeranno la propria preferenza nelle rappresentanze diplomatiche. Il voto delle minoranze coinvolge invece 73.791 persone.

Ma la partita per il nuovo Governo ungherese si aprirà subito dopo il voto. Una volta accertato l’esito delle elezioni, il presidente Tamas Sulyok convocherà il Parlamento entro un mese – con ogni probabilità già a maggio – aprendo la strada alla scelta del prossimo premier. Sarà poi il Parlamento a eleggerlo a maggioranza semplice, su proposta del capo dello Stato, che di norma indica il leader del partito vincente. In caso di stallo, il presidente potrà rilanciare con un nuovo nome o – come extrema ratio – sciogliere il Parlamento e riportare il Paese alle urne.

A rendere il quadro più delicato è anche il profilo dello stesso capo dello Stato, vicino al partito di governo di Viktor Orbán. Un elemento che, secondo l’opposizione, potrebbe pesare sugli equilibri del dopo-voto: Peter Magyar ha già fatto sapere che, in caso di vittoria, gli chiederà di farsi da parte. Per assicurarsi la leadership, tuttavia, il leader di Tisza dovrebbe raggiungere la soglia decisiva dei due terzi: un traguardo non scontato, nonostante i sondaggi tutti in suo favore. Le incognite maggiori riguardano scenari di maggioranze fragili o di uno stallo senza vincitori chiari, con il rischio di trattative lunghe e instabilità. In questo quadro, l‘estrema destra di Mi Hazank (Nostra Patria) potrebbe trasformarsi nell’àncora di salvezza per Orbán.

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