L’Italia rimane in procedura per deficit eccessivo. Lo certifica la Commissione europea nel pacchetto di primavera del Semestre europeo, pubblicato oggi. “Per l’Italia, la crescita della spesa netta nel 2025 è stata superiore ai limiti massimi raccomandati. Tuttavia, in termini cumulativi, la crescita della spesa netta nel biennio 2024-2025 è stata solo marginalmente superiore ai limiti massimi raccomandati e si prevede che l’Italia corregga il disavanzo eccessivo nel 2026, in linea con la scadenza fissata dal Consiglio”, si legge nel documento della Commissione europea.
Il disavanzo pubblico dell’Italia, ribadisce l’esecutivo europeo, è diminuito dal 3,4% del Pil nel 2024 al 3,1% del Pil nel 2025. Le previsioni economiche della Commissione europea prevedono un disavanzo del 2,9% del Pil sia nel 2026 che nel 2027. “La diminuzione del disavanzo nel 2026 riflette principalmente la minore spesa per i crediti d’imposta per la ristrutturazione degli alloggi, mentre altre voci di spesa, compresi gli investimenti pubblici, dovrebbero continuare ad aumentare, insieme alle entrate fiscali”, conclude il documento.
Ue richiama Italia su taglio accise
La Commissione europea, inoltre, critica nelle sue raccomandazioni macroeconomiche per il Semestre europeo il taglio delle accise sui carburanti portato avanti dal governo italiano dallo scoppio della guerra in Iran. “Dallo scoppio della guerra in Medio Oriente nel febbraio 2026, l’Italia ha adottato misure di politica fiscale per attenuare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia su famiglie e imprese”, si legge nel report per l’Italia.
“Tra queste figurano una riduzione non mirata delle accise sui carburanti, con scadenza il 22 maggio 2026, e un credito d’imposta destinato alle imprese del trasporto su strada, della pesca e dell’agricoltura, con scadenza il 31 maggio 2026”, si aggiunge. Per la Commissione europea, “l’esperienza della crisi energetica del 2022-2023 ha dimostrato che misure ampie e non mirate comportano elevati costi fiscali e risultano socialmente ed economicamente inefficienti”.
L’esecutivo europeo raccomanda all’Italia di garantire “che eventuali misure adottate per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia siano temporanee, mirate alla protezione delle famiglie vulnerabili o a rispondere alle esigenze delle imprese ad alta intensità energetica, preservino gli incentivi al risparmio energetico e assicurino che il loro costo fiscale sia compatibile con gli impegni previsti dal quadro fiscale dell’Ue”.
Caro energia, quanto valgono le misure dell’Italia secondo l’Ue
La Commissione europea, dunque, conferma le indiscrezioni filtrate nei giorni scorsi annunciando la possibilità di estendere agli investimenti nella transizione verde ed energetica la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità attivata per le spese per la difesa, per un massimo dello 0,3% del Pil all’anno (e uno 0,6% sul triennio 2026-28). “Le misure che potrebbero essere prese in considerazione includono il sostegno a famiglie e imprese per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e promuovere la decarbonizzazione, misure che accelerano l’elettrificazione dei settori di utilizzo finale, investimenti nelle reti elettriche, nello stoccaggio dell’elettricità (ad es. batterie), nel risparmio energetico e nell’espansione della capacità delle fonti energetiche pulite”, afferma la Commissione nelle raccomandazioni macroeconomiche del semestre europeo. Nella flessibilità rientreranno le misure adottate da febbraio 2026.
“Le garanzie di sostenibilità fiscale resterebbero pienamente in vigore. Il limite esistente alla flessibilità, fino all’1,5% del Pil di spesa aggiuntiva, nell’ambito della clausola di salvaguardia nazionale per la difesa, resterebbe invariato. Pertanto, anche se l’ambito della flessibilità può essere ampliato, il rischio per la sostenibilità fiscale resterebbe contenuto”, sostiene l’esecutivo europeo.
“Gli Stati membri avranno l’opportunità di richiedere nei prossimi mesi l’estensione dell’ambito della loro attuale clausola di salvaguardia nazionale“, si afferma, mentre “gli Stati membri che non hanno ancora richiesto l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per la difesa”, come l’Italia, “possono farlo in qualsiasi momento”.
“La Commissione valuterà tutte le richieste ricevute per garantire che l’estensione o l’attivazione della clausola non metta a rischio la sostenibilità fiscale nel medio periodo”, viene garantito. Inoltre, l’esecutivo europeo “fornirà in tempo utile ulteriori chiarimenti agli Stati membri riguardo ai requisiti procedurali e operativi, inclusa la rendicontazione da parte degli Stati membri di dati e informazioni sufficientemente dettagliati per monitorare e valutare l’ammissibilità delle misure proposte a sostegno del rafforzamento della resilienza strutturale del sistema energetico europeo e dell’accelerazione della transizione dai combustibili fossili, nonché per svolgere la sorveglianza fiscale”.
Ue, cosa ha detto il commissario Dombrovskis
“Considerato il forte interesse dell’Italia per questa soluzione di flessibilità fiscale, posso presumere che l’Italia sarà interessata a utilizzarla“. Lo afferma il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis in un’intervista a un gruppo ristretto di media europei, Ansa compresa, in merito alla iniziativa annunciata dalla Commissione Ue di ampliare l’uso della Clausola nazionale della difesa per l’1,5% del Pil in quattro anni includendo al suo interno investimenti fino allo 0,6% massimo nel triennio 2026-2028.