Condividi

Banner FIRSTonline

Ucraina-Russia, tensioni sui negoziati di pace: Trump ottimista, Mosca frena: “Nessuna concessione né rinuncia”

Mentre Trump annuncia “progressi concreti” e si dice pronto a incontrare Zelensky e Putin solo in fase finale, Mosca resta prudente e avanza sul terreno, confermando che la pace è ancora lontana

Ucraina-Russia, tensioni sui negoziati di pace: Trump ottimista, Mosca frena: “Nessuna concessione né rinuncia”

La guerra in Ucraina continua a dominare l’attenzione internazionale, con segnali contrastanti sui progressi verso un accordo di pace. Kiev ha approvato il testo aggiornato, che incorpora le richieste ucraine insieme a diversi rilievi europei. Washington celebra quello che considera un passo avanti significativo: il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che la Russia starebbe facendo concessioni. Ma il Cremlino frena: pur riconoscendo “elementi potenzialmente positivi”, ritiene che molte sezioni richiedano ancora “una seria discussione”, un confronto che – sottolinea Mosca – finora non si è mai concretizzato, smentendo qualsiasi rinuncia o concessione. Secondo il New York Post, citando fonti informate, la guerra durerà almeno fino a dopo Natale.

Intanto sul campo la guerra resta in piena escalation: le forze russe avanzano verso Pokrovsk, Huliaipole e Siversk, mentre nuovi attacchi notturni hanno colpito Zaporizhzhia causando 18 feriti. Segnalato anche un raid di droni su Cheboksary, nel cuore della Russia.

Cosa prevede la bozza del piano di pace in 19 punti

Il piano di pace di Donald Trump per l’Ucraina cambia forma quasi quanto il conflitto che vorrebbe risolvere. L’ultima versione, partorita ad Abu Dhabi, è considerata provvisoria e potrebbe essere superata presto, segno che il negoziato avanza ma resta sospeso su un equilibrio fragile. Sebbene il contenuto dettagliato dei 19 punti non sia ancora pubblico, diplomatici confermano che la bozza tocca tutti i nodi che finora hanno bloccato un accordo: a partire dalla gestione dei territori occupati, questione definita “delicata” da più fonti. Il documento prova inoltre a delineare un possibile cessate il fuoco, la sequenza delle misure di sicurezza e le condizioni per la smilitarizzazione di alcune aree. Rimane molto controverso il capitolo sulle eventuali limitazioni all’esercito ucraino: Bruxelles e Kiev respingono qualsiasi clausola che possa ridurre la capacità difensiva del Paese, mentre Mosca insiste su garanzie che riducano il rischio di una minaccia ai propri confini.

Trump spinge per la pace, Mosca frena: la bozza di 19 punti ancora in bilico

Washington non nasconde un certo ottimismo: l’amministrazione Trump definisce la trattativa “molto vicina al traguardo” e ha annunciato due mosse chiave, la visita dell’emissario speciale Steve Witkoff a Mosca per un incontro diretto con Vladimir Putin e l’arrivo a Kiev del segretario dell’esercito Usa Steven Driscoll. Nonostante Trump sostenga che “i russi stanno facendo concessioni importanti” e che non sia stata fissata alcuna scadenza rigida, a Mosca il clima è completamente diverso. Il Cremlino parla di tempi “prematuri”, come ribadito dal portavoce Dmitry Peskov, mentre il consigliere presidenziale Yuri Ushakov definisce “inaccettabili” le indiscrezioni sulla sua telefonata con Witkoff, accusando alcuni interlocutori occidentali di voler ostacolare il riavvicinamento con Washington. Sebbene la Russia confermi l’imminente visita dell’emissario statunitense, insiste sul fatto di aver ricevuto soltanto versioniinformali e talvolta discordanti” della bozza di pace, “alcune delle quali possono anche confondere”, e precisa che ad Abu Dhabi non si è svolto alcun vero lavoro tecnico sul testo. Per questo il Cremlino ritiene impossibile parlare di un’intesa imminente: e sebbene Ushakov ammetta che “piacerebbe” chiudere la guerra entro il 2025, la leadership russa ribadisce che, allo stato attuale, non esistono basi concrete per una soluzione.

L’Unione europea frena: “Nessun segnale da Mosca”

L’Unione europea accoglie con favore l’avanzamento dei negoziati, ma pone paletti chiari: “Nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina” e nessun accordo che possa minare la sicurezza del continente. Sia Ursula von der Leyen sia Kaja Kallas hanno sottolineato che la pace deve essere “giusta e duratura” e non deve lasciare Kiev vulnerabile a nuove aggressioni. La Ue è inoltre impegnata nella definizione di uno schema per utilizzare i proventi degli asset russi congelati. Bruxelles lavora a un “prestito di riparazione” garantito da tali fondi, o, in alternativa, a una soluzione ponte nel caso in cui il piano di pace non dovesse concretizzarsi rapidamente. Gli stessi leader europei avvertono però che al momento “non c’è alcun segnale che la Russia sia pronta a un cessate il fuoco”.

La posizione della Nato e le nuove fratture interne all’Europa

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, valuta teoricamente possibile la fine della guerra entro il 2025, pur ammettendo che “non ci sono indicatori concreti” da Mosca. La linea dell’Alleanza resta invariata: sostegno militare a Kiev finché necessario e garanzie di sicurezza future “credibili e verificabili”.

In Europa, però, non tutti procedono allineati. Ungheria e Serbia si schierano apertamente a favore del piano di Trump e chiedono la sua applicazione immediata, senza ulteriori revisioni. Una posizione che alimenta nuove fratture in un’Unione già divisa sul futuro delle sanzioni e sulla gestione dei beni russi congelati.

Commenta