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Turchia nel caos, l’Isis è alle porte

Duri scontri durante le manifestazioni a sostegno dei combattenti curdi impegnati da settimane contro i jihadisti dell’Isis nella città curdo-siriana di Kobane, al confine turco – Raid internazionali, ma Ankara non si muove: vuole dagli Usa la garanzia della rimozione di Assad da Damasco – Erdogan: “Serve intervento di terra” – Onu: “Agire subito”.

Turchia nel caos, l’Isis è alle porte

Almeno 14 persone sono state uccise in Turchia negli scontri scoppiati ieri durante le manifestazioni a sostegno dei combattenti curdi, da settimane impegnati contro i jihadisti dell’Isis nella città curdo-siriana di Kobane, al confine turco. In migliaia sono scesi in piazza per denunciare l’inerzia di Ankara di fronte all’assedio. I miliziani dello Stato islamico sono entrati a Kobane lunedì notte, dopo quasi tre settimane di combattimenti.

Stando a quanto riferito dai media turchi, almeno otto persone sono morte a Diyarbakir, la principale città del sud-est a maggioranza curda dove le autorità hanno imposto il coprifuoco. A Istanbul, dove abita una nutrita comunità curda, la polizia ha usato gas lacrimogeni e idranti per disperdere la folla, arrestando poi 98 persone, stando a quanto precisato dall’agenzia di stampa Dogan.

Intanto, i jihadisti si sono ritirati da alcune zone di Kobane dopo i raid aerei messi a segno ieri dalla coalizione internazionale guidata dagli Usa. Lo ha riferito Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani. Oggi un nuovo raid aereo è stato compiuto dalla coalizione internazionale contro un obiettivo dell’Isis.

Ankara pretende dagli Stati Uniti un impegno per la futura rimozione del presidente siriano Bashar al-Assad – e l’introduzione di una no fly zone sulla Siria – in cambio di un suo intervento diretto contro l’Isis a Kobane, come ha ribadito lunedì alla Cnn il premier Ahmet Davutoglu. Il governo turco è peraltro accusato da più parti di avere sostenuto, o quanto meno favorito, negli ultimi anni le milizie islamiche in Siria – jihadisti compresi – all’interno del fronte anti-Assad, dopo la rottura di Erdogan con il governo un tempo alleato di Damasco. 

“Il terrorismo non sarà fermato dai raid aerei – ha detto il presidente turco Erdogan –, fintanto che noi non collaboreremo in vista di un’operazione di terra d’intesa con coloro che già combattono sul terreno. Sono passati mesi senza che alcun risultato sia stato ottenuto”.

Secondo l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, la comunità internazionale deve agire con urgenza per “difendere” Kobane ed evitare “un massacro. Il mondo intero, tutti noi ci pentiremo profondamente se l’Isis riuscirà a conquistare una città che si è difesa con coraggio, ma che non ce la fa più. Dobbiamo intervenire adesso”.

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