“Undici mesi fa ho ereditato un disastro, ma sto sistemando le cose”. Così il presidente statunitense Donald Trump ha iniziato l’attesissimo discorso alla nazione nella serata di mercoledì 17 dicembre. Il tycoon aveva preannunciato l’intervento alla vigilia, in occasione dell’ennesima minaccia al Venezuela, e aveva fatto intendere che avrebbe fatto il bilancio del primo anno del secondo mandato, iniziato lo scorso gennaio. E così è stato: Trump ne ha avuto per tutti. “Eravamo invasi dai migranti illegali, transgender nello sport delle donne, avevamo i peggiori accordi commerciali – ha spiegato – Ora invece avete un presidente che si batte per gli americani, e abbiamo già raggiunto grandi risultati”.
“Un anno fa il Paese era morto, fallito – ha proseguito il presidente statunitense -. Ora non più, in parte grazie ai dazi, che sono la mia parola preferita”. Le tariffe, ha spiegato Trump da Washington, hanno contribuito a miliardi di investimenti, circa 18mila miliardi di dollari. Anche se però i dazi hanno pure contribuito all’aumento dei prezzi di alcuni prodotti, ha omesso di ammettere il tycoon, sostenendo invece che “i prezzi stanno scendendo velocemente, c’è ancora da fare ma abbiamo fatti progressi”, ha detto il presidente riferendosi all’inflazione elevata di cui gli americani continuano a lamentarsi. “I salari stanno crescendo molto rapidamente”, ha aggiunto citando pure un dato simbolico (e non verificato): una riduzione del 33% dei costi per la tradizionale festa del Ringraziamento. In particolare, Trump ha parlato del prezzo del tacchino come prova tangibile del ritrovato potere d’acquisto dei cittadini.
Donald Trump ha poi annunciato che prima di Natale verrà inviato un assegno extra a quasi un milione e mezzo di militari da 1.776 dollari, come “warrior dividend”, il “dividendo del guerriero”. La cifra del cosiddetto dividendo del guerriero non è casuale, ma richiama l’anno di fondazione degli Stati Uniti, celebrando il legame tra la Casa Bianca e le forze armate. “L’America è tornata ed è più forte che mai”, ha rivendicato ancora Trump, raccontando di una rinascita patriottica ed economica che, a suo dire, renderebbe gli Stati Uniti l’invidia del mondo intero. Il presidente ha descritto un Paese nuovamente rispettato sulla scena internazionale e profondamente leale verso i propri cittadini.
Il discorso ha successivamente toccato i temi caldi della politica monetaria e degli investimenti, con l’annuncio che il prossimo anno verrà designato il nuovo presidente della Federal Reserve. Trump ha chiarito il profilo del successore di Jerome Powell, sottolineando che “sarà una figura fermamente convinta della necessità di mantenere i tassi di interesse bassi per favorire la crescita”. Sul fronte estero, questa nuova assertività americana si riflette nel blocco navale totale imposto contro il Venezuela, descritto come una misura necessaria per recuperare risorse indebitamente sottratte agli Stati Uniti.
