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Tim: si dimettono in 8, Cda decade, Bernabè reggente

Al termine del Cda fissato per valutare la richiesta di dimissioni di 6 consiglieri avanzata dal Fondo Elliott, Vivendi rinvia al 4 maggio l’assemblea per la definitiva resa dei conti. Elliott: “Atto cinico ed egoistico” Bernabè consigliere delegato.

Tim: si dimettono in 8, Cda decade, Bernabè reggente

L’ora della verità è arrivata in Tim: si sono dimessi i consiglieri in quota Vivendi e tra questi il presidente Arnaud de Puyfontaine. Decade di conseguenza l’intero Cda. La parola passa agli azionisti che decideranno il futuro della nuova Tim il giorno 4 maggio, nuova data stabilita per l’assemblea. “E’ un atto cinico ed egoistico” commenta a caldo il Fondo Elliott che aveva chiesto la revoca dei sei consiglieri espressione diretta del socio francese all’assemblea del 24 aprile e che ora vede allontanarsi l’obiettivo. Tra i dimissionari c’è anche Giuseppe Recchi: le deleghe per la security passano a Franco Bernabè (in passato due volte Ad di Telecom Italia) che diventa vice presidente e consigliere delegato e svolgerà quindi un ruolo di reggenza in attesa che si definiscano i futuri assetti di vertice.

E’ questo l’epilogo della riunione del Cda soltasi a Roma giovedì 22 marzo. Una riunione apertasi con un dossier complicato sul tavolo e cioè la richiesta di revoca di 6 consiglieri espressione diretta di Vivendi  presentata dal Fondo Elliott, titolare del 5,75% del capitale e secondo azionista di Tim. La richiesta prevedeva inoltre che fosse messa all’ordine del giorno dell’assemblea la nomina di 6 nuovi consiglieri in sostituzione.



Si è andati anche oltre e il comunicato emesso da Tim in serata precisa che sono 8 in tutto i consiglieri che si dimetteranno a decorrere dal 24 aprile, data dell’assemblea già convocata in sede ordinaria. I nomi dei dimissionari sono puntualmente elencati nella comunicazione ufficiale: ci sono i sei consiglieri di cui aveva chiesto la revoca il fondo americano e cioè il presidente esecutivo Arnaud de Puyfontaine, i consiglieri Frédéric Crépin, Felicité Herzog , Anna Jones e Hervé Philippe. A loro si sono aggiunte anche le altre due consigliere Marella Moretti e Camilla Antonini, indipendenti ma comunque in quota Vivendi. Essendosi dimessi a maggioranza (otto su quindici consiglieri) il Cda decade.

La sfida si sposta ora al 4 maggio e lì si vedrà come finirà la battaglia: se il Fondo Elliott riuscirà a ribaltare  la governance di Tim , raccogliendo in assemblea il sostegno di altri investitori istituzionali, i francesi guidati da Vincent Bolloré potranno comunque restare in minoranza (con 5 consiglieri) facendo valere il loro 23,9% . Nell’attesa Franco Bernabè, consigliere indipendente e non dimissionario, “assume la carica di Vice presidente e le deleghe sulla funzione Security e su attività e cespiti della società rilevanti per la difesa e la sicurezza nazionale”. Avendo deciso  – a maggioranza dei consiglieri e non all’unanimità – di fissare la nuova data dell’assemblea al 4 maggio per la nomina integrale del nuovo consiglio con il sistema delle liste ( possono presentarle presentat gli azionisti titolari almeno dello 0,5% del capitale con diritto di voto), il Cda ha ritenuto superata la richiesta di Elliott e rinviato tutto a maggio.

Al termine del cda il presidente di Tim Arnaud de Puyfontaine ha affermato: “Nella veste di presidente di Tim e nell’interesse di tutti gli azionisti, voglio affrancare il consiglio dal clima di incertezza che si è creato e che distoglie l’attenzione da quella che è la nostra priorità, cioè la rapida realizzazione del piano strategico DigiTim.  Confermo il mio impegno a favore del progetto di trasformazione di Tim e sono convinto che questa decisione darà ulteriore stabilità e sostegno al nostro ad Amos Genish e alla sua squadra, permettendogli di creare valore per tutti i nostri stakeholder”.

In realtà si è preso tempo in vista della battaglia finale sulla governance. Il campo è aperto, il mercato attende le prossime mosse. Il focus non è solo sul nuovo ribaltone che si profila in Telecom Italia ma ci si interroga soprattutto sul destino della rete di accesso, asset principale della società di tlc nazionale. Il Fondo Elliott spinge per lo scorporo mentre l’Ad di Tim, Amos Genish, e l’azionsta di controllo francese sono più cauti. Non si esclude un’ipotesi di scorporo e quotazione sul modello di Inwitt, la società delle torri quotata con successo in Borsa. Ma i tempi sarebbero lunghi e gli americani invece vogliono tutto e subito.

Il fondo Eliott reagisce: si dice “impegnato in una campagna per migliorare sia la performance che la governance di Telecom, non è sorpreso dalle dimissioni di sette consiglieri legati a Vivendi. Incapace di avanzare qualsiasi argomento nel merito, il Board ha semplicemente abbandonato le sue posizioni”. In una nota il fondo Usa azionista di Telecom al 5,74% giudica “cinica ed egoistica” la decisione dei consiglieri Tim legati a Vincent Bolloré perché così “non permette agli azionisti di esprimere il loro voto nella prossima assemblea” del 24 aprile. Questo, conclude la nota di Elliott “é un altro esempio di come i diritti delle minoranze in Telecom Italia siano cancellati e di come le best practice di corporate governance vengano ignorate”. Il Fondo Usa ricorda anche di essere azionista di Telecom dal 1999, “prima dell’arrivo di Vivendi nel gruppo”.

(aggiornato venerdì 23 marzo alle 10:28)

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