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Tessile, tra fiducia e timori all’avvio di Milano Unica

All’apertura della rassegna di settore, Milano Unica, sentimenti contrastanti – Albini: “La realtà sta superando, in negativo, la fantasia” – Loro Piana: “Il 2011 è partito molto bene. Solo con agosto è ritornata l’incertezza” – Zegna: “Chi ha già piazzato gli ordini per quest’anno è tranquillo. E’ il 2012 che potrebbe diventare difficile”.

C’è chi non nasconde il proprio pessimismo, come Silvio Albini,  a.d. del gruppo Albini, azienda leader nei tessuti di alta qualità per camicie e prossimo presidente di Milano Unica, che dice: “La realtà sta superando, in negativo, la fantasia” e chi, nonostante tutto resta ancora ottimista, come Pier Luigi Loro Piana, attuale presidente della fiera tessile milanese inaugurata stamattina: “Il 2011 – spiega – è partito molto bene, con aumenti della produzione anche a due cifre; gli ordini per la prossima stagione estiva hanno preso il via in modo quasi euforico. Poi, con agosto, è tornata l’incertezza, la paura per il prossimo futuro. Certo, è una situazione che ci innervosisce molto – ammette – ma non ho perso la speranza di finire l’anno in positivo. Il settore tessile italiano è solido e vitale, dobbiamo valorizzare i nostri punti di forza”.

All’apertura della tredicesima rassegna di Milano Unica, che presenta le collezioni di tessuti per l’autunno-inverno 2012/2013, gli espositori, che sono arrivati a sfiorare le 500 presenze, non si sentono tranquilli, anche se, dicono, per avere le idee più chiare sull’evoluzione dei mercati a breve-medio termine occorre attendere fine ottobre: solo allora si potrà capire con maggiore sicurezza come i consumatori reagiscono all’incertezza generale, sia in Europa sia negli Stati Uniti. “Chi ha già piazzato gli ordini, per quest’anno è tranquillo, è il 2012 che potrebbe diventare difficile”, spiega Paolo Zegna, presente a Milano Unica poche ore prima di partire per la Cina. E aggiunge: “L’incertezza maggiore al momento riguarda i retailer, le aziende che vendono attraverso i propri negozi”. E’ nei prossimi due mesi che si capirà che influenza avranno sui consumatori le voci che corrono sui mercati.

L’industria della tessitura (che con 7,65 miliardi di euro nel 2010 ha rappresentato il 15,4% del fatturato complessivo della filiera tessile-moda) ha segnato una prima frenata nell’aprile scorso (-1,8% la produzione industriale), si è ripresa a maggio (+2,2%) ed è caduta nuovamente a giugno (-3,1%). Nel complesso però, secondo i dati più recenti resi noti dal centro studi di Smi, Sistema moda Italia, il primo semestre si è salvato, con una produzione in crescita del 3,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, grazie al buon andamento dei primi tre mesi.

Nei primi cinque mesi 2011, poi, anche l’export ha continuato a correre: +14,5% però in valore. Le quantità esportate non sono andate oltre un +4,3%. Il motivo è legato in gran parte ai rincari dei prezzi delle materie prime e dei filati, e questo ridimensiona “sotto un certo profilo la qualità della crescita in atto” sottolinea il Centro studi Smi. E mentre la Germania si conferma primo mercato di sbocco dei tessuti italiani (vale 212 milioni di euro), la Francia (pur essendo cresciuta quasi del 18% a 148 milioni) si vede superata da Cina e Hong Kong insieme, che passano al secondo posto (rispettivamente con 77 e 81 milioni di euro). Non è un caso, quindi, che Milano Unica abbia annunciato che aprirà i battenti in Cina, con due edizioni all’anno.

E’ indubbio che la valvola di sicurezza del tessile italiano, e della moda, non possono che essere i mercati internazionali. Da qui la necessità di investire sulla promozione. E invece: “Abbiamo bisogno che l’Ice sia più forte, non che venga abolito senza essere sostituito da nulla”, afferma con forza Michele Tronconi, presidente di Smi. Risultato: oggi le aziende non sanno con chi parlare per conoscere le attività e i finanziamenti per il 2012. Insomma, un vero autogol.               

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