Tripudio rossoblù. Sarà il Bologna a contendere la Supercoppa Italiana al Napoli nella finalissima di lunedì, mentre all’Inter non resterà altro che guardarla in tv, proprio come i cugini del Milan. La seconda semifinale si è conclusa ai calci di rigore, dopo 90 minuti all’insegna dell’equilibrio: l’1-1 firmato da Thuram e Orsolini non è stato sufficiente per decretare la vincitrice, rendendo necessario il passaggio dal dischetto. Italiano scrive un altro pezzo di storia, Chivu deve i fare i conti con l’ennesimo scontro diretto fallito della stagione. Oggi e domani, in attesa della finale, si tornerà a pensare al campionato: sugli scudi Juventus-Roma (ore 20.45), big match delicatissimo sia in chiave scudetto che Champions, ma anche Lazio-Cremonese (18).
Bologna – Inter 1-1 (2-1 DCR): i rossoblù raggiungono il Napoli nella finalissima di lunedì
Il Bologna scrive un’altra pagina del suo 2025 da sogno e vola in finale di Supercoppa italiana, eliminando l’Inter ai calci di rigore e raggiungendo il Napoli nell’atto conclusivo di lunedì. A Riad va in scena una semifinale tirata, intensa, piena di episodi e nervi scoperti, risolta solo dagli undici metri dopo novanta minuti vissuti sul filo dell’equilibrio. L’avvio è tutto nerazzurro ed è uno shock per i rossoblù: passano appena due minuti quando Bastoni sfonda a sinistra e mette dentro un pallone perfetto per Thuram, che in spaccata batte Skorupski e indirizza subito la partita. L’Inter sembra in controllo, ma il Bologna non si disunisce, continua a fare la sua gara con personalità e possesso, alzando progressivamente il baricentro. La svolta arriva poco dopo la mezzora, quando Chiffi viene richiamato dal Var per un fallo di mano di Bisseck in area: Orsolini trasforma il rigore e ristabilisce l’equilibrio. Nella ripresa l’Inter prova ad alzare il ritmo, spinge con più continuità e costruisce diverse occasioni per tornare avanti. L’episodio che potrebbe cambiare la gara arriva a metà secondo tempo, quando Chiffi assegna un altro rigore, questa volta per un contatto tra Heggem e Bonny. Anche qui, però, interviene il Var e la decisione viene ribaltata, scatenando le (ingiustificate) proteste nerazzurre. Da lì in poi è un assedio dell’Inter: conclusioni da fuori, palloni messi in area, pressione costante, ma il Bologna resiste con ordine e sacrificio. In pieno recupero è Martinez a tenere in piedi i nerazzurri, negando a Fabbian il gol dell’ex con un intervento straordinario che spedisce la sfida ai rigori. Lautaro e Ferguson segnano, poi fioccano gli errori: sbagliano Bastoni, Moro, Barella, Miranda e Bonny. Non fallisce invece Ciro Immobile, che manda il Bologna in finale e fa esplodere la panchina rossoblù. Per la squadra di Italiano continua un 2025 da favola, con la possibilità concreta di alzare un altro trofeo. Per Chivu, invece, sfuma la prima finale della carriera, al termine di una gara che lascia più di un rimpianto.
Italiano: “Bravi a restare in partita dopo l’1-0. Immobile? Lo abbiamo preso per questo”
“Pronti via siamo andati sotto e non era facile – l’analisi di Italiano -. In una partita in cui ti sei preparato a essere pronto anche a livello mentale è stata una bella mazzata. Siamo stati bravi a rimanere in vita, poi siamo riusciti a pareggiarla. Molto bene noi nel primo tempo, meglio l’Inter nel secondo, dopodiché i rigori ci hanno premiato. Nella ripresa abbiamo smesso di giocare perché l’Inter ha alzato la pressione e abbiamo fatto fatica a venir fuori. Affrontavamo una squadra piena di campioni, che ti salta addosso. Invece nel primo tempo, noi dovevamo recuperare e la grande voglia di rimettere a posto la partita ci ha permesso di avere quel furore di metterli lì, nella loro area. Immobile? Lo abbiamo preso per calciare il rigore decisivo e ha ripagato la fiducia che abbiamo in lui: ha dimostrato di essere un cecchino infallibile”.
Chivu: “I rigori non sono allenabili, mi basta il coraggio di chi è andato a tirarli”
“Per me i rigori sono una lotteria, mi bastano il coraggio e la personalità di alzare il braccio e dire ‘io vado a batterlo’ – ha sottolineato Chivu -. È una cosa che non si può allenare, ma mi prendo il coraggio di questi campioni che hanno fatto una grande gara, soprattutto nel secondo tempo, in cui hanno messo molta intensità. Cose che voglio vedere nella mia squadra sempre. Abbiamo preso il dominio del campo e creato qualche situazione, li abbiamo messi in difficoltà. Ma il calcio è così, se non fai gol, se non concludi le occasioni si arriva ai rigori ed è una lotteria. Lautaro fuori per la finale? Era all’ottava partita in 20 giorni, anche lui aveva bisogno di riposo, ci aspetta un gennaio pieno di impegni con partite fondamentali. Lo stesso vale per Akanji e Calhanoglu, gli impegni sono tanti, è la gestione di un gruppo. L’arbitro? Non ne parlo mai, mi preoccupo solo di quello che dobbiamo fare e imparare”.
Juventus – Roma (ore 20.45, Dazn e Sky)
Juventus e Roma si giocano punti pesantissimi nello scontro diretto che vale un posto nella prossima Champions League e, forse, qualcosa di ancora più grande. I giallorossi di Gasperini arrivano a Torino con quattro punti di vantaggio: una vittoria rafforzerebbe in modo deciso la loro candidatura al titolo. Dall’altra parte Spalletti, rinfrancato dal successo di Bologna, cerca continuità contro una rivale diretta nella corsa all’Europa. I numeri raccontano una sfida tradizionalmente bloccata. Nove degli ultimi undici confronti si sono chiusi con meno di tre gol e anche le ultime tre gare tra bianconeri e giallorossi sono finite in parità. Si affrontano, non a caso, la miglior squadra per rendimento esterno del campionato (la Roma, a quota 15 punti lontano dall’Olimpico, al pari di Milan e Inter) e una Juventus che allo Stadium ha ritrovato solidità e continuità, come dimostra la serie aperta di 11 risultati utili consecutivi. Occhi puntati sulla qualità tra le linee: Kenan Yildiz, già autore di quattro assist, è chiamato a illuminare il gioco bianconero, mentre Matias Soulé, ex di turno, rappresenta una delle principali fonti di fantasia romanista. Sullo sfondo anche le storie personali di Spalletti, due volte allenatore della Roma e imbattuto da avversario contro i giallorossi con Inter e Napoli, e Gasperini, cresciuto nel settore giovanile bianconero sia da giocatore che da allenatore. Entrambi se la giocheranno con il 3-4-2-1, nel tentativo di conquistare un successo che sarebbe pesantissimo, forse addirittura decisivo. Il tecnico bianconero si affiderà a Di Gregorio in porta, Kalulu, Bremer e Kelly in difesa, McKennie, Locatelli, Thuram e Cambiaso a centrocampo, Conceiçao e Yildiz sulla trequarti, Openda in attacco. Gasp risponderà con Svilar tra i pali, Celik, Mancini e Hermoso (in dubbio per un affaticamento muscolare) nel reparto arretrato, Wesley, Cristante, Koné e Rensch in mediana, Soulé e Pellegrini alle spalle dell’unica punta Ferguson.
Spalletti: “Con la Roma è un esame di maturità. Gasperini? È come Sacchi”
“Da Gasperini c’è da imparare, il Gasp-brand è un modello di fabbrica, ormai lo fanno tutti, ti vengono addosso come fa lui – ha sottolineato Spalletti -. È difficile trovare gli spazi con la Roma, perché riesce a fare tutto questo in maniera asfissiante da non poterti far fare il tuo calcio. Devi andare oltre i duelli, se non ci riesci rischi di fare la loro partita. Guarda la Roma attuale: è trasformata dal punto di vista della qualità. È come Sacchi, ha inventato un modo di giocare al calcio. Noi abbiamo dei margini di miglioramento e bisognerà vedere se riusciremo a trovare questi spazi, perché le situazioni cambiano in maniera rapida durante la partita e devi essere bravo a riconoscerle subito. Capello dice che possiamo tornare nel giro scudetto? Lui si ascolta sempre, ma prima dobbiamo pensare a superare questo esame di maturità contro la Roma. Bremer? Gioca, sia Rugani che Cabal li devo rivedere perché hanno un lieve affaticamento muscolare”.
Gasperini: “Ho scelto la Roma e non la Juve perché era la sfida più difficile”
“Ho scelto la Roma perché era la sfida più difficile – ha spiegato Gasperini -. Sono contento di quello che poi è cominciato, la Juventus rimane una grandissima squadra, sicuramente forte, che ha sempre la possibilità di continuare a rinforzarsi. Arriviamo a questa partita da una bella prestazione con il Como e a Glasgow, ora vogliamo misurarci contro la Juve, il campionato è nella sua fase più bella. Siamo stati bravi, non so se siamo la squadra più forte, ma i ragazzi sono stati bravissimi in quasi tutte le partite, anche quelle in cui non siamo riusciti a vincere. È un gruppo cresciuto sotto l’aspetto tecnico e della qualità e ultimamente ha sempre trovato il gol. Il mercato? La concentrazione e l’attenzione sono sulla partita, per tutto il resto penso ci sia tempo e non è questo il momento”.
Lazio – Cremonese (ore 18, Dazn)
Lazio chiamata alla conferma. Dopo l’impresa di Parma, impreziosita dalla storica vittoria in doppia inferiorità numerica, la squadra di Maurizio Sarri torna all’Olimpico per cercare continuità contro la Cremonese, una delle rivelazioni di questo avvio di stagione. Il successo del Tardini ha portato fiducia ed entusiasmo e ora l’obiettivo è trasformare quell’energia in punti. C’è però un tabù da spezzare: la Lazio non vince da sei partite contro squadre neopromosse (quattro pareggi e due sconfitte), una serie negativa che dura da un anno solare e che non si registrava dal 1988. Vincere significherebbe anche ritrovare due successi consecutivi in Serie A, evento che manca da febbraio. A sorreggere le ambizioni biancocelesti c’è una fase difensiva di altissimo livello: con 11 gol subiti, la Lazio è la seconda miglior difesa del campionato alle spalle della Roma e la terza in Europa. Il rovescio della medaglia è l’emergenza continua. Sarri deve fare i conti con assenze pesanti: Zaccagni e Basic sono squalificati, Dia e Dele-Bashiru in Coppa d’Africa, Noslin e Romagnoli reduci da qualche giorno di febbre. Cambiare sarà inevitabile in ogni reparto, ma il messaggio dell’allenatore è chiaro: da Parma alla Cremonese, serve il bis. Perché restare aggrappati alla zona Europa sarebbe importantissimo, in attesa che il mercato di gennaio (vero punto di svolta del rapporto tra Sarri e la società) metta a posto le lacune e dia il là alla possibile rimonta.