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Steve Jobs, gli anni di NeXT: oggi al Polo di Navacchio

Next fu il fallimento più riuscito della storia del computer ma segnò il futuro di Apple: se ne parla in un libro di Mario Mancini, edito da goWare, che oggi pomeriggio sarà presentato al Polo tecnologico pisano di Navacchio

Steve Jobs, gli anni di NeXT: oggi al Polo di Navacchio

Gli anni di NeXT. Tributo a Steve Jobs“. Questo il titolo del libro a cura di Mario Mancini che sarà presentato al Polo tecnologico di Navacchio (Pisa) il 22 febbraio alle 18, nell’auditorium dell’incubatore. L’iniziativa è organizzata nell’ambito del programma “Innovatori on the Rocks”. Si parlerà dei 30 anni di NeXT: il fallimento più riuscito di Steve Jobs, un errore che segnò il futuro di Apple.

Di cosa si tratta? Nel 1988 iniziava la commercializzazione dei NeXT, la workstation creata da Steve Jobs dopo la sua burrascosa fuoriuscita dalla Apple nel maggio del 1985. Trenta anni fa a Milano, Firenze e Pisa arrivavano i primi tre NeXTCube a disco magentico-ottico. Uno di questi esemplari è al Museo degli strumenti per il calcolo di Pisa. Il museo pisano possiede anche una delle maggiori raccolte al mondo di materiali (hardware, software, periferiche, documentazione, pubblicità) prodotti dalla NeXT e donati al Museo da Thesis, una delle società arruolate da Jobs per portare il NeXT nel nostro paese. Un altro consistente lotto di materiali NeXT è in possesso del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, la seconda istituzione a cui è andata la donazione di Thesis.



Nextcube

Si può dire che in Italia c’è uno dei più importanti giacimenti di questo importante capitolo della storia del computer. Ed è giusto che sia così, perché Jobs aveva un rapporto molto speciale con l’Italia e in particolare con Firenze. Una delle persone che più ha contribuito alla formazione di Jobs e che gli ha trasmesso la passione per la forma e l’armonia, cioè il design, è stato il frate trappista di origine italiana Robert Palladino, il suo insegnante di calligrafia al Reed College di Portland dove Jobs è stato pochi anni. Uno dei libri di riferimento di quel corso era De divina proportione del frate e matematico toscano Luca Pacioli che lavorò a Milano a fianco di Leonardo da Vinci, studiandone il metodo formale.

Se dovessimo andare alle fonti della cultura di Jobs troveremmo oltre alla controcultura californiana degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, un mash-up tra Oriente e Occidente, il Giappone e l’India (zen e meditazione) da un lato e la Germania e l’Italia (Bauhaus e Rinascimento) dall’altro.

Al rapporto di Jobs con l’Italia e in particolare con Firenze è dedicato un capitolo del libro I 30 anni di NeXT. Un altro capitolo è dedicato all’ossessione di Jobs per il cibo con episodi che attestato i suoi gusti e le sue idiosincrasie alimentari. Jobs giocava spesso in pubblico sulla parla “mercuriale”, che veniva usata per definire il suo carattere. Durante la presentazione del NeXT nel 1988 sul palco della San Francisco Symphony Hall, andò sul dizionario online di NeXT per leggere il significato dato dal Merrian Webster (che era in linea sul computer) e per confrontarla conil suo contrario “saturnino” e dal confronto concludere, tra l’ilarità del pubblico: “Beh non penso che mercuriale sia poi così male”.

NEXT SOFTWARE

Ma la parte più interessante del libro riguarda quello che è successo alla NeXT dopo la decisione, nel 1992, di cessare la produzione dell’hardware per dedicarsi interamente al software. Uun vero punto di svolta che portò a cambiare la denominazione della società in NeXT Software Inc. e ad iniziare il percorso per quotarsi a Wall Street. Si tratta di pochi anni intensissimi (dal 1992 al 1996) e forse più importanti di quelli precedenti, dal 1986 al 1992, che sono stata ampiamente studiati e di cui si è scritto già molto. Recentemente Avie Tevanian ha donato al Museo del Computer di Mountain View un documento importantissimo che è il prospetto di quotazione in di NeXT Software presentato alla SEC (Securities and Exchange Commission) nel novembre 1996. Pochi mesi dopo NeXT sarà incorporata dalla Apple.

Si tratta di un documento di oltre 100 pagine dove sono passate in rassegna tutte le attività di NeXT ed enucleati i prospetti finanziari relativi alle vendite, ai costi e ai clienti. Da questa fonte si evince quanto lavoro avesse fatto il team di NeXT su tutte le tecnologie calde dell’epoca e spiega perché poi tutta questa tecnologia è passata a rifondare Apple e a farne quella che è adesso.

Giusto un paio di esempi. Nel 1995 Jeff Bezos avrebbe utilizzato il tool WebObjects sviluppata da NeXT, per costruire la libreria online Amazon. L’anno dopo Dell avrebbe utilizzato WebObjects per costruire, in pochi mesi, il suo negozio online. La stessa Apple, quasi dieci anni dopo, si sarebbe indirizzata verso WebObjects per costruire iTunes. Quando si trattò di costruire il sistema di sviluppo dell’iPhone fu preso pari pari il tool di NeXTstep per la costruzione delle interfacce grafiche che mantenne anche lo stesso nome: Interface Builder.

Sugli anni compresi tra il 1992 e il 1996, coperti da questo straordinario documento, Mancini dedicherà uno studio apposito che andrà a completare quello esistente. Entro l’anno uscirà.

NEXT. IL SISTEMA PERFETTO

La copertina dedicata da Newsweek al lancio del NeXT nell’ottobre 1988

Uscito dalla Apple, Steve Jobs concentrò le sue energie in due nuove aziende: la Pixar e la NeXT. Se la prima era orientata a sviluppare software e hardware per il mondo del cinema, la seconda avrebbe dovuto occuparsi di sviluppare macchine potenti come una worstation, ma compatte e facili da usare come un personal. Dovevano essere principalmente destinate ai campua universitari.

L’idea gli era balenata nell’agosto del 1985 mentre parlava con il premio Nobel Paul Berg. Lo scienziato gli stava spiegando quante difficoltà si dovevano affrontare nel condurre esperimenti in laboratorio nella biochimica, quando Jobs intervenne dicendo “Perché non simulate gli esperimenti al computer?”.

Proprio intorno a questa idea prese corpo la NeXT, un’azienda orientata a soddisfare i bisogni di chi doveva elaborare grandi quantità di dati.

Proprio a causa di questa sua nuova visione, non raccolta in Apple, Jobs insieme a un manipolo di “pirati” lasciò l’azienda che aveva fondato, dove, a suo giudizio, non era più possibile innovare.

In NeXT, Jobs voleva produrre un nuovo concetto di computer: sarebbe stata bello come il Macintosh ma potente come una workstation. Il logo, la forma, i materiali, la scheda madre, perfino le viti, ogni cosa doveva essere, nelle macchine NeXT, di qualità superiore.

Quando il 12 ottobre del 1988 venne presentato il primo prodotto NeXT (il NeXTCube con il sistema operativo NeXTSTEP), Jobs entrò in scena come un mago dicendo ai giornalisti: “questo è il momento di presentare una nuova architettura destinata a cambiare la faccia del mondo dei computer”. In effetti la macchina presentata era perfetta, di forma cubica, con un ottimo sistema operativo e applicazioni all’avanguardia.

Era un sistema totalmente multimediale con un processore di segnale digitale per il suono, aveva la posta elettronica vocale, il sistema operativo era basato su un microkernel (il nucleo fondamentale di un sistema operativo, ndr) Unix ottimizzato al massimo, aveva un sistema di sviluppo software interamente orientato agli oggetti, gli sviluppatori disponevano di un tool grafico drag&drop per creare le interfacce utente delle applicazioni coerenti con il sistema, utilizzava la grafica vettoriale, il display Postscript, per visualizzare gli oggetti sullo schermo, aveva Render Man, il linguaggio 3d utilizzato dalla Pixar per creare i film di animazione, con le opere complete di Shakespeare aveva il primo ebook della storia, montava un dizionario in linea richiamabile da qualsiasi applicazione. Insomma, era la macchina perfetta… troppo perfetta”

Tuttavia le macchine NeXT non raggiunsero mai un grande successo commerciale, costavano troppo ed erano poco compatibili con il resto del panorama dell’IT.

NeXT, malgrado il suo insuccesso commerciale, costituisce una pietra miliare nel percorso di Steve Jobs poiché le tecnologie sviluppate con NeXT e le persone del team di NeXT saranno alla base del rilancio di Apple e di tutti i prodotti successivi compreso iOS, le cui librerie iniziano con il prefisso NS (che significa NeXTSTEP). NeXT è quindi l’esperienza più seminale nella carriera di Jobs.

IL LIBRO

Gli anni di NeXT. Tributo a Steve Jobs
a cura di Mario Mancini
creative commons 2019, goWare
pp. 160
Chiedi una copia omaggio sul sito di goWare

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