Stellantis torna a puntare gli occhi sugli Stati Uniti. Il gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa prepara un maxi investimento da 10 miliardi di dollari per rilanciare il cuore americano della propria produzione, un piano che segna un deciso cambio di rotta rispetto alla strategia del passato e che spinge in alto il titolo a Piazza Affari (+2,6%), in una seduta fiacca per il Ftse Mib.
Dieci miliardi per riaccendere i motori Usa
Secondo le anticipazioni di Bloomberg, Stellantis annuncerà nelle prossime settimane un nuovo pacchetto da 5 miliardi di dollari di investimenti negli Stati Uniti, che si andrà ad aggiungere ai 5 già stanziati a inizio anno. Le risorse, distribuite su più anni, saranno destinate alla riapertura e modernizzazione degli impianti in Illinois e Michigan, con nuove assunzioni, rilancio dei marchi storici e produzione di modelli inediti.
Tra i progetti più avanzati figura il riavvio dello stabilimento di Belvidere (Illinois), oggi inattivo, dove Stellantis ha promesso di riportare al lavoro circa 1.500 operai per costruire un nuovo pick-up Ram di medie dimensioni.
Filosa cambia marcia
L’operazione porta la firma del nuovo amministratore delegato Antonio Filosa, subentrato a maggio, che sta ricalibrando la geografia industriale del gruppo dopo gli anni della gestione Carlos Tavares. Quest’ultimo aveva concentrato la produzione in Paesi a basso costo come il Messico e puntato gran parte degli investimenti sull’elettrificazione in Europa, un mercato oggi in difficoltà e meno redditizio.
Filosa, veterano di Fiat Chrysler, mira invece a rafforzare la presenza nel mercato più redditizio per Stellantis, quello americano, e a restituire slancio ai marchi iconici Jeep, Dodge e Chrysler, valutando anche il ritorno di una nuova Dodge V8 muscle car.
Pressioni politiche e strategia industriale
Il piano arriva in un momento delicato per il settore automotive condizionato dai dazi di Trump. L’amministrazione del presidente sta valutando nuove tariffe fino al 25% sui pick-up prodotti in Messico, misura che colpirebbe direttamente i modelli Ram. Stellantis avrebbe già avviato un’intensa attività di lobbying per ottenere una revisione delle tariffe e, in parallelo, punta a rafforzare la produzione interna per ridurre l’esposizione alle tensioni commerciali.
Secondo Bloomberg, il presidente John Elkann avrebbe anche discusso con la Casa Bianca l’impegno a produrre il nuovo pick-up a Belvidere, mossa che potrebbe contribuire a migliorare i rapporti con l’amministrazione e con il potente sindacato United Auto Workers (UAW).
Una strategia che piace in Borsa
La scelta di rifocalizzarsi sugli Stati Uniti si inserisce in un trend più ampio che vede molte multinazionali, da Hyundai alle big pharma europee, aumentare gli investimenti nel primo mercato mondiale per “guadagnarsi i favori” di Washington e mitigare gli effetti dei dazi.
Intanto, a Milano, gli investitori applaudono. Le azioni Stellantis sono in rialzo, (+2,68% a quota 9,29 euro), confermando la scia positiva dell’ultima settimana.
Prossima tappa: il piano industriale 2026
Il maxi investimento anticipa il nuovo piano industriale atteso entro il primo trimestre 2026, quando Filosa presenterà la strategia con cui intende rilanciare Stellantis dopo gli anni di incertezza. “È in corso una valutazione completa di tutti i futuri investimenti”, ha confermato un portavoce del gruppo a Reuters.
Ma la riorganizzazione è già partita. Chiusa la joint venture per veicoli a idrogeno con Michelin e Forvia, Stellantis valuta la cessione della controllata Free2move (car sharing) e ha ridimensionato diversi progetti europei, dove la domanda di auto rimane debole.