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“Statali e pensioni, tagliare non è impossibile”

In una lettera al Corriere della Sera i deputati Tabacci, Melilli, Rughetti e Romano avanzano due proposte: telelavoro o messa in disponibilità per alcuni statali vicini alla pensione e eliminazione del cumulo fra pensione pubblica e compenso per lo svolgimento di un incarico pubblico.

“Statali e pensioni, tagliare non è impossibile”

“Davvero anche dentro la spesa ‘rigida’ del pubblico impiego o delle pensioni non si riescono a fare correzioni senza andare a ledere diritti acquisiti?”. Se lo chiedono i deputati Bruno Tabacci (Centro democratico), Fabio Melilli (Pd), Angelo Rughetti (Pd) e Andrea Romano (Scelta Civica) in una letta indirizzata al Corriere della Sera.   

“I firmatari di questa lettera – si legge nel testo – hanno individuato alcuni interventi di risparmio della spesa anche di una certa consistenza. Il primo riguarda una norma in materia di pubblico impiego che si fonda su di un principio. Nella pubblica amministrazione ci sono tanti dipendenti che hanno scarsa produttività, sono giunti vicino alla pensione e rinuncerebbero volentieri ad una percentuale della retribuzione se lasciati a casa a svolgere telelavoro o senza prestare attività lavorativa attraverso la messa in disponibilità”. 



Queste persone godono di “retribuzioni più alte della media grazie agli scatti di anzianità – spiegano ancora i parlamentari –. Se si immaginasse di assegnare ad ogni comparto un obiettivo di riduzione di personale su base di accordi e poi sulla base di decisioni delle amministrazioni si potrebbe avere un risparmio serio. Se si pensasse ad un obiettivo di 100.000 addetti, il costo complessivo ammonterebbe intorno ai 4,5 miliardi, che con una riduzione del 30% della retribuzione assicurerebbe un risparmio di 1 miliardo senza abbassare la produttività. Il risparmio potrebbe essere utilizzato per coprire riduzioni di pressione fiscale o per finanziare un piano di assunzione di giovani sotto i 30 anni”. 

La seconda proposta avanzata dai quattro deputati “tende ad eliminare il cumulo fra il percepimento della pensione pubblica e il compenso per lo svolgimento di un incarico pubblico sia elettivo che di nomina. Si pensi a quanti fra parlamentari, membri del governo e dei gabinetti, consiglieri e assessori degli enti territoriali, componenti dei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche ma anche consiglieri di Stato o della Corte dei conti percepiscono una doppia retribuzione che potrebbe invece essere risparmiata o versata in un fondo per finanziare le startup o le assunzioni dei giovani”. 

Secondo Tabacci, Melilli, Rughetti Romano, “per difendere lo Stato sociale e per assicurare un futuro alle nuove generazioni” occorre “andare a cercare risorse dentro il bilancio dello Stato, rimodulando la spesa pubblica che nonostante le manovre lacrime e sangue di questi anni continua a crescere”.

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