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Spesa delle famiglie pronta a partire a razzo

LE LANCETTE DELL’ECONOMIA DI MAGGIO 2021/2 – Perché i consumi cresceranno molto. E in quali settori. L’intralcio della mancanza di chip. E la spada di Damocle del virus.

Spesa delle famiglie pronta a partire a razzo

L’economia al tempo del Covid-19 (e delle sue varianti ’20 e ’21) è un mondo alla rovescia, degno delle migliori pagine di Alice nel paese delle meraviglie. Un mondo dove i consumi delle famiglie sono la componente della spesa che ha patito di più. Nelle normali recessioni soffrono di meno.

Per esempio, in Italia la spesa familiare nel 2020 è caduta in volume di oltre il 10%, molto più di quanto abbia fatto nelle due recessioni precedenti sommate. Lo stesso è avvenuto nelle altre grandi nazioni industriali.  Mentre gli investimenti, che normalmente sono molto più ciclici, sono scesi “solo” del 9%, quando nel 2007-09 e nel 2010-13 era crollati del 15% e del 19%, rispettivamente.

Di più, i consumi sono gli ultimi a tornare verso la nuova normalità (che comporterà comunque la convivenza con il virus), mentre per solito sono i primi a recuperare il terreno perduto. Ancora un paio di numeri per chiarire: dopo due trimestri dal minimo toccato nella recessione 2020 la spesa delle famiglie italiane era ancora del 10,2% inferiore al picco precedente, mentre gli investimenti fissi lordi erano del 2% sotto. Nel medesimo momento della ripresa successiva alla recessione 2010-2013 (molto più lunga e con un recupero assai lento), i primi erano sotto del 7,2% e i secondi del 18,7%.

Tuttavia, quando i consumi accelereranno, e stanno cominciando a farlo grazie alla bella stagione (che il virus mal sopporta) e alla vaccinazione, innescheranno il turbo nella crescita.

Per tre buone ragioni: risparmio accumulato, decompressione delle pulsioni a spendere e la moltiplicazione del moltiplicatore. I primi due sono abbastanza semplici da spiegare.

Il risparmio è fortemente aumentato dal primo lockdown in poi. Nell’insieme delle famiglie (seppure con enormi disuguaglianze, come raccontato nelle Lancette di aprile). Durante la crisi le famiglie non hanno potuto spendere liberamente perché alcune attività erano, e in gran parte tuttora sono, bandite. Ognun di noi sa bene, per averlo sperimentato sulla propria pelle, ciò di cui qui si parla.

Ma vale la pena sottolineare che a comprimere i consumi non è stata la riduzione della capacità di spesa, che pure per molte persone c’è stata eccome: infatti, l’incidenza della povertà è aumentata di quasi due punti percentuali (tre volte la velocità della crisi precedente!). Comunque,  gli aiuti pubblici hanno sostenuto il reddito familiare con 61 miliardi di euro (elaborazione REF Ricerche), che così ha limitato la discesa al 32 miliardi (altrimenti avrebbe fatto un tonfo pari al triplo). Mentre la spesa in consumi è diminuita di 117 miliardi.  Cosicché il risparmio è salito di 85 miliardi (per un totale risparmiato di 178 miliardi, contro i 93 del 2019).

Aggiungendo i primi due trimestri del 2020, l’eccesso di risparmio è pari a 120 miliardi. Se tale eccesso fosse speso, i consumi aumenterebbero di oltre il 12% oltre a quello che normalmente avverrebbe attraverso la usuale dinamica dell’aumento del reddito, che pure sarà forte grazie alle riaperture e al ritorno all’attività di centinaia di migliaia di imprese.

Ovviamente non sarà così, perché una parte consistente di tali soldi è stata impiegata in investimenti mobiliari e immobiliari. E un’altra parte lo sarà. Ma resta una grande somma da spendere. E quel che vale per l’Italia vale per tutti gli altri paesi avanzati. Con effetti di trasmissione dello stimolo da uno all’altro.

La decompressione delle pulsioni a spendere è meno lunga da raccontare. Basta una fulminante frase dell’Abate Galiani, protoeconomista di origini abruzzesi: «Utilità io chiamo l’attitudine che ha una cosa a procurarci la felicità. È l’uomo un composto di passioni, che con disuguale forza lo muovono. Il soddisfarle è il piacere. L’acquisto del piacere è la felicità» (Della Moneta, 1750).

Con buona pace per chi predica pauperismo, nessuno è immune dal consumo come forma di appagamento. Si può cambiare forma e oggetto, e somme e attenzione messe nello shopping. Si può essere più o meno compulsivi. Ma quella forza psicologica profonda che ci spinge a spendere rimane. Una forza che è rimasta a lungo compressa nella pandemia.  Che ora scatterà come una molla. Forse «fatti non [fummo] per vivere come bruti», ma per consumare di certo sì.

La moltiplicazione del moltiplicatore ricorda una celebre aria de Il Barbiere di Siviglia, di Rossini: «Alla fin trabocca e scoppia,/Si propaga, si raddoppia/E produce un’esplosione/Come un colpo di cannone». Il moltiplicatore normalmente funziona piuttosto all’opposto: come un tuono la cui eco si spegne in lontananza dentro una ripida valle alpina. Infatti, è il meccanismo che spiega e calcola gli effetti complessivi sulla domanda e sul PIL di un aumento di spesa autonomo rispetto al reddito presente; come può essere un nuovo investimento di un’impresa o di uno stato.

Questo investimento produce un aumento totale dei redditi e della domanda che è un multiplo (appunto) di quello originario. Perché ad esso corrisponde un aumento di produzione e quindi di reddito che viene a sua volta speso, generando altra produzione-reddito-spesa. Fino a quando non c’è più alcun aumento di reddito, perché in ciascun passaggio un po’ del reddito aggiuntivo va in risparmio, un altro po’ in imposte, un altro po’ in importazioni, ossia produzione e reddito di altri paesi. In un affievolimento progressivo della spinta.

Il valore del moltiplicatore è importante e dipende da molte cose. Qui a noi interessa sottolineare la sua dipendenza dalla propensione al risparmio: più è alta, minore è il moltiplicatore, perché più in fretta si esaurisce la spinta iniziale attraverso l’aumento del risparmio. Nella crisi, la propensione al risparmio è aumentata molto. In Italia è raddoppiata (dall’8,2% al 15,8%), altrove è più che raddoppiata (dal 7,5% al 16,3% in USA). Questo ha dimezzato il moltiplicatore. L’opposto avverrà ora. Cosicché l’economia accelererà ancora più rapidamente.

L’aumento dei consumi andrà verso quei servizi che, comportando aggregazione, erano stati banditi nelle chiusure. Mentre finora, per sfogare la citata pulsione a consumare, le famiglie si erano date all’acquisto di beni per la casa e, in minor misura, ai mezzi di trasporto (disdegnando, invece, gli articoli di abbigliamento). Ci sarà, perciò, un virtuale e virtuoso passaggio di testimone.

Virtuoso perché coinvolgerà le persone più penalizzate, in termini di occupazione e reddito, dalla recessione da pandemia. E virtuoso perché attenuerà la pressione della domanda sull’offerta di quei beni che ora scarseggiano, come i microchip. I quali sono inimmaginabilmente piccoli (un ventimillesimo dello spessore di un capello) eppure di grandissima rilevanza, tanto che la loro scarsità agisce come i granelli di sabbia negli ingranaggi dell’economia: creare attriti e frenare i movimenti.

Infine, tre annotazioni legate all’andamento dell’epidemia. Primo, solo le vaccinazioni di massa, che portino a una copertura molto alta, di oltre l’80-85%, possono minimizzare i rischi di nuove rapide diffusioni e chiusure. Il caso delle Seychelles, che con il 60% di vaccinati ha dovuto di nuovo chiudere per fermare una nuova diffusione, ci indica di alzare l’asticella della popolazione vaccinata per eliminare, o quasi, i rischi di contagi (peraltro, un articolo di Nature spiega che l’immunità di comunità difficilmente verrà mai raggiunta).

Secondo, la vaccinazione totale è un miraggio per paesi molto popolosi. Come il tragico caso dell’India insegna. Il risultato è che là il virus potrà diffondersi e mutarsi a piacimento. I viaggi internazionali ne rimarranno a lungo frenati. Distribuire a quelle popolazioni massicce quantità di vaccini è un affare più che un gesto di solidarietà. Ma a strada corretta non è la sospensione dei diritti dei brevetti, bensì accordi per produrre in quei paesi, là dove è possibile.

Terza e ultima, la vaccinazione diverrà profilassi annuale. Ne consegue che la spesa farmaceutica è destinata a salire. Occupando una fetta sempre più grande di nostri bilanci privati e pubblici. Era una tendenza già in atto sia per l’invecchiamento della popolazione sia per l’aumento del reddito per abitante nei paesi emergenti. Ma questo non è più congiuntura; è un megatrend.

Leggi le Lancette dell’Economia dell’8 maggio 2021:

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