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Schlein, sullo schema Taruffi ripensaci: Annunziata, Tarquinio e Strada non valgono Tinagli e Gualmini

Lo schema immaginato dal capo dell’organizzazione del Pd di Schlein, Igor Taruffi, per la scelta delle candidature e dei capilista per le elezioni europee si riassume in due parole: più a sinistra e più candidati esterni. Ma così si rischia di penalizzare europarlamentari uscenti della competenza di Irene Tinagli e Elisabetta Gualmini. Che senso ha e porterà davvero più voti lo schema Taruffi o li farà perdere?

Schlein, sullo schema Taruffi ripensaci: Annunziata, Tarquinio e Strada non valgono Tinagli e Gualmini

Nel Pd lo chiamano lo schema Taruffi, dal nome del responsabile dell’Organizzazione del partito, Igor Taruffi al quale la segretaria Elly Schlein ha affidato la preparazione delle liste per le elezioni europee di giugno e l’individuazione dei capilista. Lo schema è fatto di due parole: più a sinistra e più candidature esterne. Ed è qui che cominciano le scintille perché Schlein, oltre a candidare se stessa, ha in mente di applicare lo schema Taruffi offrendo una candidatura da capolista all’ex giornalista e Presidente della Rai, Lucia Annunziata, all’ex Direttore dell’Avvenire, Marco Tarquinio, e alla figlia del fondatore di Emergency, Cecilia Strada. Candidature effervescenti certamente, anche se è tutto da dimostrare che portino voti. Ma, i problemi, prima ancora dei voti, sono due, uno più grosso dell’altro. Il primo riguarda la coerenza della candidature con la linea del partito è questo e vale soprattutto per Tarquinio che non ha mai fatto mistero, da direttore del giornale dei vescovi quale è stato, di essere contrario all’invio di armi all’Ucraina e di essere contrario alle genitorialità di una coppia di due persone dello stesse genere e all’aborto legale. Ma queste posizioni così tranchant sono compatibili o sono del tutto in contrasto con la linea del Pd? Il secondo problema riguarda chi rischia di fare le spese delle candidature immaginate da Schlein e Taruffi. Il Pd corre il pericolo di rinunciare a due parlamentari uscenti, entrambe donne ed entrambe stimatissime, del calibro dell’economista Irene Tinagli, che in questa legislatura e stata la Presidente della Commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo, e della politologa Elisabetta Gualmini. Nessuno dei tre capilista pensati dai vertici del Pd ha la competenza e la linearità politica di Tinagli e Gualmini. Che senso ha penalizzarle? Elly ripensaci, ma per ora giù dalla torre.

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