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Royalties alla Basilicata: Eni, Shell, Edison perdono il ricorso al Consiglio di Stato

Le compagnie petrolifere impegnate nelle estrazioni in Basilicata hanno perso il contenzioso sul meccanismo di riconoscimento delle provvigioni alla Regione – Con la pronuncia di ieri si cominciano a rifare i conti di quanto entrerà nelle casse della Basilicata: si parla di circa 10 milioni di euro l’anno.

Royalties alla Basilicata: Eni, Shell, Edison perdono il ricorso al Consiglio di Stato

Dovranno versare le royalties e senza molte altre possibilità di averla vinta. Le compagnie petrolifere impegnate nelle estrazioni in Basilicata hanno perso il ricorso davanti al Consiglio di Stato sul meccanismo di riconoscimento delle provvigioni. Un battaglia dai molti risvolti, che a marzo 2016 aveva avuto un primo esito favorevole alle company con una sentenza del Tar Lombardia. Eni, Shell, Edison avevano avuto ragione su come calcolare i soldi da versare. La Regione con altri soggetti istituzionali si era appellata al Consiglio di Stato ottenendo intanto la sospensiva. Con la pronuncia di ieri si cominciano a rifare i conti di quanto entrerà nelle casse della Basilicata e prime stime parlano di circa 10 milioni di euro all’anno. 

La determinazione con la quale la Basilicata ha ingaggiato il faccia a faccia con le Società è parte di un disegno rivendicativo dei territori nei quali si estrae materia prima. Settore strategico nel quale intervengono sia i Ministeri dello sviluppo economico e dell’Economia, che l’Autorità per l’Energia con propri provvedimenti. La disputa nasce dal parametro su cui calcolare il valore economico delle controprestazioni. Per le compagnie era corretto agganciarlo all’indice cosiddetto Pfor, che considera il prezzo del gas sul mercato di breve periodo e non invece al QE che contempla le quotazioni del petrolio e di altri combustibili. Il QE è del 1996, il Pfor è del 2013. Il primo è ritenuto più realistico e “compensativo”. Si capisce, quindi, che il diverso sistema di calcolo portava a differenti esborsi delle compagnie a favore dello Stato. I giudici scrivono che il corrispettivo pecuniario derivante dalle concessioni porterebbe le società a versare somme in più di quelle che ricavano effettivamente nel medio periodo. 



La sentenza di circa 70 pagina ha esaminato a fondo lo scenario che d’ora in avanti avrà impatto tanto sulle estrazioni su terra ferma che su quelle offshore. Il tema era affiorato anche durante il referendum sulle trivelle, come compensazione  alla concessione di autorizzazioni. Ma non si possono negare autorizzazioni in linea di principio, purchè si tuteli l’ambiente, il paesaggio, si rispettino le regole delle distanze per le perforazioni marine e non ultimo ci sia un saggio riconoscimento per lo sfruttamento. Come spesso capita sono i giudici a fare chiarezza e dire come lo Stato ( qui è la Basilicata) non può rimetterci soldi perché “se prevalessero le tesi de concessionari sarebbe il mercato a decidere unilateralmente il controvalore“ dell’estrazione.

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