La rottamazione quinquies allarga il campo anche ai debiti con gli enti locali. Per alcuni contribuenti sarà possibile chiudere vecchie pendenze relative a Imu, Tari, multe e bollo auto, ma anche ad altre entrate comunali, con le condizioni previste dalla nuova definizione agevolata. La prima cosa da fare, però, è controllare se il proprio Comune o ente territoriale ha aderito alla misura.
Sono 1.481 gli enti che hanno comunicato ad Agenzia delle Entrate-Riscossione l’adozione della rottamazione quinquies: 1.465 Comuni, 5 Regioni e 11 Province e Città metropolitane. Nell’elenco ci sono, tra gli altri, Roma, Napoli, Bari, Genova e Venezia. Tra le Regioni figurano invece Basilicata, Campania, Lazio, Puglia e Umbria.
La lista è stata pubblicata da Agenzia delle Entrate-Riscossione proprio per permettere ai contribuenti di capire se le proprie pendenze possono rientrare nella definizione agevolata. La distribuzione sul territorio non è uniforme: il 68% degli enti aderenti si trova nel Sud o nelle isole.
Rottamazione quinquies: quali debiti si possono rottamare
La misura riguarda i carichi affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 da Regioni ed enti locali. Possono quindi essere interessate, in base ai requisiti previsti, vecchie pendenze per Imu, Tari, multe e bollo auto, oltre ad altre entrate locali. Tra gli esempi ci sono anche alcune somme dovute per asilo nido, trasporto scolastico e mense, purché il relativo carico sia stato affidato ad Ader e rispetti le condizioni previste dalla normativa. Sono invece esclusi i debiti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti.
L’estensione della rottamazione quinquies ai debiti degli enti territoriali è stata prevista dal Dl 38/2026. Per applicare la misura, il singolo ente doveva adottare un apposito provvedimento, pubblicarlo sul proprio sito istituzionale e trasmetterlo ad Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 31 luglio 2026.
Il punto da tenere presente è che non basta avere un vecchio debito con il Comune. La rottamazione riguarda infatti soltanto i carichi affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione. Restano fuori i tributi locali gestiti direttamente dall’ente e quelli affidati per la riscossione coattiva a concessionari privati.
Per queste ultime posizioni la legge di Bilancio consente comunque agli enti territoriali di introdurre una propria definizione agevolata, attraverso specifiche delibere e regolamenti. In quel caso, però, saranno le singole amministrazioni a stabilire regole e condizioni.
Rottamazione quinquies: quando fare domanda e come pagare
Per chi rientra nella rottamazione quinquies, la finestra per presentare la domanda si aprirà il 16 ottobre 2026 e resterà aperta fino al 15 dicembre 2026. Le modalità telematiche saranno pubblicate da Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 15 ottobre; nello stesso periodo, nell’area riservata del sito, saranno disponibili i dati necessari per individuare i carichi definibili. Dopo aver ricevuto la richiesta, Ader comunicherà l’importo da pagare entro il 28 febbraio 2027. Il contribuente potrà quindi scegliere tra il pagamento in un’unica soluzione, entro il 31 marzo 2027, oppure un piano rateale fino a 54 rate bimestrali di pari importo.
In pratica, il calendario da segnare è questo: 15 ottobre 2026 per le modalità operative, 16 ottobre per l’apertura delle domande, 15 dicembre per la scadenza, 28 febbraio 2027 per la comunicazione delle somme dovute e 31 marzo 2027 per il primo pagamento o la soluzione unica.
Prima di fare domanda sarà quindi fondamentale verificare tre cose: se il proprio ente ha aderito alla rottamazione, se il debito è stato affidato ad Agenzia delle Entrate-Riscossione e se quello specifico carico rientra tra quelli ammessi. La presenza del Comune nell’elenco, da sola, non significa infatti che tutte le pendenze locali possano essere automaticamente rottamate.
