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Rossi: “Legge di stabilità, referendum, banche: cosa pensa Banca d’Italia”

INTERVISTA A SALVATORE ROSSI, Direttore Generale della Banca d’Italia – “Prima crescere e poi distribuire” – “Il bicameralismo perfetto all’italiana è un sistema da correggere” – “Snellire gli organici è ineludibile ma le banche devono ripensare i modelli di business”- “La proprietà di Mps e delle good banks è meno rilevante della stabilità finanziaria in Italia e in Europa” – Due iniziative per svolta su npl.

Rossi: “Legge di stabilità, referendum, banche: cosa pensa Banca d’Italia”

Questi non sono più tempi in cui il Governatore della Banca d’Italia parlava solo una volta all’anno in occasione dell’assemblea del 31 maggio, ma anche oggi, malgrado l’importanza crescente che la comunicazione ha assunto anche per i banchieri centrali,  gli interventi pubblici dei vertici dell’istituto di Via Nazionale sono sobri. E quando avvengono diventano subito, per la loro autorevolezza, un punto di riferimento per il confronto pubblico. Soprattutto se le parole esprimono con chiarezza concetti meditati, come quelli che emergono dall’intervista a tutto campo rilasciata a FIRSTonline dal Direttore Generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi. Dalla legge di Stabilità all’appuntamento del referendum, dallo stato delle banche ai casi di Mps e delle good banks: su tutti i temi di più stringente attualità il Direttore Generale della Banca d’Italia non ha mancato di rispondere in modo netto ed esauriente. Ecco le sue risposte

 Legge di stabilità, referendum costituzionale, banche: delle tre qual è l’incognita più insidiosa per l’economia italiana di questo autunno?

“Sono insidie tutte pericolose, ma al tempo stesso delle opportunità per mettere l’Italia su un corso stabile di sviluppo: la legge “di stabilità” definirà i parametri di una politica economica che deve contemperare sostenibilità dei conti pubblici e crescita economica; il referendum chiarirà quale assetto istituzionale vogliono gli italiani per il loro paese; sulle banche è necessario convincere mercati e vigilanti internazionali che il sistema bancario italiano può continuare a essere fattore di sviluppo”.

 Nella gestazione della nuova legge di stabilità si confrontano le proposte di chi punta tutto sullo sviluppo (con l’occhio agli investimenti e all’occupazione) e di chi predilige il rafforzamento delle tutele sociali (pensioni, flessibilità previdenziale, contratti statali): secondo Banca d’Italia quale dovrebbe essere l’asse della nuova manovra di bilancio e quali le priorità?

“Le proposte a cui Lei accenna riflettono visioni politiche entrambe legittime. Non per tornare a caldeggiare la politica dei due tempi, ma da uomo della strada Le dico solo che primum vivere deinde philosophari: in altri termini, è prioritario che l’economia italiana ritrovi la strada della fiducia degli investitori e della crescita, poi può porsi il problema della distribuzione del reddito e del livello di tutela sociale. Detto questo, non va mai perso di vista il vincolo della sostenibilità delle finanze pubbliche: non perché ce lo chiede l’Europa, ma perché lo dobbiamo a chi ha in mano i titoli del nostro debito pubblico, oltre che ai nostri figli”.

 Se la legislatura arriverà alla sua naturale scadenza del 2018, c’è lo spazio per una riduzione selettiva delle tasse?

“Ridurre le tasse è un imperativo categorico, questo Governo lo sa bene e ne ha fatto un suo impegno solenne. Lo spazio va trovato riducendo la spesa pubblica, nella parte in cui alimenta sprechi e usi contrari alla crescita economica”.

 Il presidente americano Obama e le principali cancellerie internazionali fanno apertamente il tifo per la vittoria del SI’ al prossimo referendum sulla riforma costituzionale e diversi centri studi (da quello di Confindustria a Prometeia) avvertono che un eventuale successo del NO avrebbe effetti destabilizzanti sull’economia italiana: qual è il punto di vista di Banca d’Italia sugli effetti del referendum?

“La questione è squisitamente politica. Da un punto di vista di efficienza del processo decisionale di politica economica non c’è dubbio che il bicameralismo perfetto all’italiana sia un sistema da correggere. Non a caso la comunità internazionale si è convinta trattarsi della “madre” di tutte le riforme strutturali per l’Italia. Come farlo è materia di tecnica costituzionale e in fin dei conti di grandi scelte politiche, dunque è giusto che a pronunciarsi sia tutto il popolo”.

 Al recente Forum Ambrosetti di Cernobbio il premier Matteo Renzi ha segnalato che le banche italiane sono alla vigilia di una nuova rivoluzione perché le filiali e i dipendenti sono troppi nell’era di Internet: che cosa pensa in proposito la Banca d’Italia?

“Sono ormai alcuni anni che avvertiamo di questo scenario, lo ha fatto il Governatore Visco in numerosi suoi interventi, l’ho fatto io stesso. Non è più solo un rischio, è una realtà, almeno annunciata. La cosa riguarda tutte le banche del mondo, ma di più quelle europee e ancor più quelle italiane, a causa del loro modello di funzionamento più tradizionale, più “al dettaglio”.”

 Lo snellimento degli organici attuali delle banche italiane è una via ineludibile per rianimare la bassa redditività degli istituti di credito?

“Snellire e riorganizzare gli organici è un processo ineludibile per tutte le banche, ma non è l’unica risposta a una tecnologia e a mercati che cambiano: occorre ripensare ai modelli di business, aggiornare le forme tecniche di interazione con la clientela, rendere più “intelligente” la funzione di selezione del merito di credito. Alcune banche più, altre meno, ogni generalizzazione è ingiusta in questo campo, ma è un ripensamento che tutti devono fare”

 Gli algoritmi e i big data finiranno per sostituire i direttori di filiale nel decidere a chi concedere prestiti e mutui bancari e a chi no? L’irrilevanza della qualità delle persone e dei progetti delle famiglie e delle aziende può diventare un rischio nell’allocazione del credito?

“Gli eccessi di automazione possono generare mostri peggiori di quelli già in circolazione, i regolatori e supervisori per primi devono badarci. Non si può fermare il progresso per nostalgia del “piccolo mondo antico”, ma si può e si deve incanalarlo verso soluzioni che accrescano il benessere di tutti i partecipanti al mercato, intermediari finanziari, aziende, famiglie”.

 Le banche italiane si lamentano spesso dell’alluvione di regole e dell’incertezza provocata dalla Vigilanza della Bce in materia di requisiti patrimoniali e di gestione e sostenibilità dei crediti difficili e dalla Commissione europea in tema di aiuti di Stato: non sarebbe il caso che la Banca d’Italia alzasse di più la voce a Francoforte come a Bruxelles contro una politica bancaria che rischia di vanificare la saggia politica monetaria di Mario Draghi?

“Non sono solo le banche italiane a lamentarsi della prolungata incertezza delle regole. Finalmente, e lo ha detto anche recentemente la Presidente del Meccanismo Unico di Vigilanza (MUV) europeo Danielle Nouy, la riforma della regolamentazione finanziaria internazionale avviata in seguito alla crisi globale del 2007-2008 sta per avere termine, con il completamento alla fine di quest’anno del sistema detto di Basilea III; i regolatori di tutto il mondo si stanno adoperando a non innalzare ulteriormente i minimi richiesti di capitale. In Europa c’è stata negli ultimi anni una fonte aggiuntiva d’incertezza, per due ragioni: la creazione in pochissimo tempo del MUV e le conseguenti oscillazioni nelle prassi di vigilanza; il ruolo, diciamo, singolare giocato da alcuni uffici della Commissione europea, quelli che si occupano di aiuti di Stato, dal 2013 in poi. La Banca d’Italia ha invece giocato pienamente il ruolo che le competeva, nell’interloquire con il MUV, nel cui Consiglio è presente con un suo rappresentante, e nel contrastare le interpretazioni di quegli uffici della Commissione. Possiamo alzare di più la voce? Sarebbe controproducente, dati i vincoli normativi e la realtà geopolitica. Dopo la crisi dei “debiti sovrani” la geopolitica è entrata di prepotenza anche nelle tecnostrutture europee, tutta l’Italia deve proseguire nel recupero di credibilità come paese stabile ed efficiente”.

 Mps e Good Banks sono due test immediati per il sistema bancario nazionale: che cosa si attende la Banca d’Italia su questi due fronti? Se fosse indispensabile per il salvataggio, si potrebbe arrivare alla nazionalizzazione del Monte dei Paschi? E per le 4 Good Banks la Banca d’Italia avrebbe obiezioni se finissero tutte in mano a soggetti stranieri?

“Su MPS e sulla vendita delle cosiddette “good banks” che residuano dalla “risoluzione” delle note 4 banche si giocano partite importanti per il sistema Italia. Ci sono iniziative private, c’è un ruolo facilitatore del Governo, ci sono interlocuzioni continue con il MUV e con la Commissione. La Banca d’Italia si adopera per trovare soluzioni che preservino la stabilità finanziaria in Italia e in Europa. La proprietà di MPS e delle good banks è meno rilevante di questo obiettivo generale”.

 Malgrado gli sforzi fin qui compiuti, sembra ancora lontana la stabilizzazione e la piena trasparenza del mercato degli Npl e tra gli operatori specializzati c’è chi sostiene che un database standardizzato delle informazioni sui crediti deteriorati promosso dalla Banca d’Italia potrebbe essere un passo avanti essenziale: che cosa ne pensa?

“La mancanza di informazioni chiare e complete nelle evidenze delle banche riguardo ai loro crediti deteriorati è uno dei problemi che ritardano la soluzione del problema in Italia. L’altro, molto importante, sta nelle norme e nelle procedure fallimentari ed esecutive; su queste è intervenuto il Governo in due riprese fra l’anno scorso e quest’anno, con decreti che hanno accorciato i tempi medi di escussione delle garanzie. Sul primo problema attribuiamo grande importanza innanzitutto alla segnalazione sulle sofferenze che stiamo creando qui da noi in Vigilanza; saranno informazioni non disponibili al pubblico, ma costringeranno ciascuna banca a organizzarle per bene sicché essa potrà, in caso di vendita delle sofferenze, mettere tutto a disposizione dei potenziali acquirenti. Sarà però anche importante il registro delle garanzie e delle procedure riguardanti tutti i crediti deteriorati; esso sarà creato materialmente da noi ma gestito a regime dal Ministero della Giustizia; le informazioni saranno disponibili a tutti a pagamento. Queste due iniziative, insieme con ulteriori avanzamenti sul terreno normativo e, soprattutto, una più decisa ripresa macroeconomica, potrebbero costituire il punto di svolta nei crediti bancari deteriorati in Italia”.

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