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Ricucci arrestato per corruzione di un giudice

Insieme all’imprenditore romano sono finiti in manette il suo socio d’affari Liberato Lo Conte e il giudice Nicola Russo – L’indagine rivela un accordo per una sentenza pilotata nell’ambito di un contenzioso tributario.

Ricucci arrestato per corruzione di un giudice

Stefano Ricucci è stato arrestato. Di nuovo. Stavolta insieme all’imprenditore romano sono finiti in manette il suo socio d’affari Liberato Lo Conte e di Nicola Russo, giudice della Commissione tributaria regionale del Lazio e del Consiglio di Stato (già sospeso dalle funzioni). L’accusa, per tutti e tre, è di corruzione in atti giudiziari. L’operazione è la stessa (“Easy judgement”) che a luglio 2016 aveva portato all’arresto di Ricucci e Mirko Coppola per reati tributari.

Le indagini, condotte dai militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Roma, hanno fatto emergere un accordo corruttivo fra Ricucci, Lo Conte e Russo. L’intesa riguarderebbe l’emissione di una sentenza nell’ambito di un contenzioso tributario tra la Magiste Real Estate Property (riconducibile a Ricucci) e l’Agenzia delle Entrate su un credito Iva di oltre 20 milioni di euro vantato dalla società nei confronti dell’Erario.



Ricucci e Lo Conte sono in carcere, mentre a Russo sono stati concessi gli arresti domiciliari.

Russo, scrive il gip nella misura cautelare, era legato agli indagati “da vincoli di fiducia basati sull’amicizia, comune colleganza di interessi e frequentazione, alla base dell’accordo illecito corruttivo concretato anche in regalie e disposizioni economiche e di favore”. Fra cui anche il pagamento di cene e serate in hotel di prestigio, ristoranti e locali notturni romani. Il magistrato, invece di astenersi visto il conflitto di interessi, avrebbe favorito i suoi amici, nella sua qualità di relatore ed estensore della sentenza di secondo grado, favorevole alla Magiste, che aveva riformato la precedente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale, di segno opposto.

Il 26 febbraio 2008 Ricucci patteggiò per la scalata ad Antonveneta un anno di carcere più la confisca di circa 29 milioni di euro di plusvalenze. Per il tentativo di scalata a Rcs, invece, nel dicembre 2008 patteggiò 3 anni (compreso l’anno patteggiato a Milano per Antonveneta) ma i reati erano stati commessi prima del maggio 2006 e la pena fu coperta da indulto.

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