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Ricerca e innovazione – La Fondazione Golinelli si allea con l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT)

Partnership nella ricerca e innovazione tra la Fondazione bolognese e l’Istituto Italiano di tecnologia – Un database permetterà di selezionare la comunicazione scientifica per imprese, scuole e università – Zanotti: “Da ottobre 29 mila presenza nell’Opificio Golinelli e 15 mila visitatori alla mostra Gradi di libertà” – Collaborazione anche con il Miur

Ricerca e innovazione – La Fondazione Golinelli si allea con l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT)

Nel suo cammino verso il futuro la Fondazione Golinelli sceglie un compagno di viaggio all’altezza delle sue ambizioni: è IIT, istituto italiano di tecnologia, centro pubblico per la ricerca scientifica ad alto contenuto tecnologico, controllato da una fondazione di diritto privato. Da qualche mese IIT è anche il protagonista del dopo Expo, visto che è stato scelto per il progetto Human Technopole Italy 2040 che troverà sede nell’ex area espositiva e si avvarrà di un finanziamento di150 milioni di euro all’anno per dieci anni.

Un socio con le spalle larghe, per una Fondazione snella come quella del filantropo Marino Golinelli e capace di guardare lontano: la partnership con IIT infatti è uno dei primi passi di Opus 2065, il programma su didattica, ricerca e imprese innovative finanziato dal filantropo per i prossimi 50 anni. La partnership fra questi due protagonisti del nostro tempo potrebbe portare importanti novità, la prima è già in cantiere e sarà uno strumento informativo in grado di mettere ordine e stabilire una gerarchia nell’imponente mole della comunicazione scientifica, un database grazie al quale imprese, scuole, università possano facilmente scegliere quanto serve loro.



“Per rendere l’idea – dice Andrea Zanotti, vice presidente della Fondazione Golinelli – pensiamo alla funzione che svolge un rene nel corpo umano. Ecco vogliamo creare una piattaforma che filtri le informazioni, non sempre di qualità, che troviamo cercando le soluzioni migliori e all’avanguardia nei vari ambiti. Una parte di queste informazioni saranno divulgate gratuitamente, una parte a pagamento”. La Fondazione infatti è filantropica, di stampo anglosassone, ma ha ovviamente l’obiettivo di sostenersi.

L’idea che sta dietro a questo progetto inoltre è ancora una volta quella  che sorregge l’intero impianto di Golinelli: collegare ricerca e impresa e offrire ai giovani opportunità di conoscenza e sviluppo, in un mondo sostenibile e “IIT – ricorda il numero due della Fondazione Golinelli- è un player fondamentale per l’innovazione in Italia, il punto di minore distanza tra ricerca e mercato”.

Fondazione e IIT uniscono così le loro competenze, da un lato la formazione, i rapporti, la capacità divulgativa, dall’altro la ricerca e l’innovazione per creare qualcosa di nuovo e immediatamente utile e fruibile.

“Nel mondo di oggi ci vuole elasticità mentale – afferma il presidente Marino Golinelli – bisogna aprirsi all’innovazione, perché i conservatori non avranno vita nel futuro”. L’accordo arriva fra l’altro a tre mesi dall’inaugurazione dell’Opificio, la cittadella del sapere in via NanniCosta a Bologna, dove la Fondazione ha trasferito le proprie attività.

“Un primo bilancio – sostiene il direttore generale Antonio Danieli -rivela risultati davvero importanti. Dal 3 ottobre a oggi le presenze all’Opificio sono state 29mila, 16 mila i ragazzi e 1.500 gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. A questi numeri dobbiamo aggiungere 15mila visitatori della mostra “Gradi di libertà”, che abbiamo portato al museo di arte moderna di Bologna”.

E il cammino non finisce qui. Il concretizzarsi di Opus 2065 passerà anche attraverso il potenziamento dell’area “Educare a educare”, il programma nazionale di formazione per gli insegnanti delle scuole. Obiettivo: formare almeno 2 mila insegnanti all’anno da tutta Italia. Un impegno imponente: “Col tempo – sostiene Golinelli – tutti gli insegnanti passeranno di qui, perché noi vogliamo fare la nuova scuola, non solo la buona scuola e dall’IIT avremo un importante supporto didattico”.

L’Opificio diventerà inoltre una scuola per la scuola, integrandosi nei programmi, diventando parte della scuola stessa, grazie a una serie di accordi e collaborazioni con le regioni e il Miur. In quest’ambito sarà avviato il progetto Opus Facere per gli studenti delle scuole superiori di primo e secondo grado, che punta sull’alternanza scuola-lavoro. L’idea semplice e giusta è che si debba “imparare facendo” e 200 ore di impegno scolastico saranno spese nella cittadella della conoscenza.

Infine ci saranno novità anche per il Giardino delle imprese, il settore della Fondazione dove i giovanissimi imparano a credere nelle loro idee e a trasformarle in prodotti.

“La Fondazione – annuncia Danieli- sta studiando la possibilità di creare un fondo per sostenere la nuova imprenditoria innovativa”. Il Giardino delle imprese, da scuola informale di educazione alla cultura imprenditoriale, diventerà quindi un investitore istituzionale attraverso un percorso sperimentale a partire dal 2017.

In questo processo di rinnovamento la Fondazione coinvolgerà anchel’università, a partire da quella di Bologna “Io sono un docente -sottolinea Zanotti – e so che l’università ha bisogno di cambiare, perché inostri atenei hanno una struttura medioevale e il passaggio del sapere avviene lentamente per il mondo di oggi. Anche in questo contesto vogliamo trovare soluzioni e aiutare chi deve proporre programmi agli studenti. Chi uscirà dall’università fra 4 o 5 anni probabilmente non saprà cosa farsene di quanto imparato oggi, dobbiamo prevenire questo rischio e immaginare il contesto nel quale si troveranno i nostri allievi”.

Insomma sono passati pochi mesi dal 3 ottobre, dalla nascita dell’Opificio e dall’annuncio di Opus 2065 e i primi risultati si vedono già. “Oggi posso dire che abbiamo raggiunto un traguardo – conclude Golinelli – perché la Fondazione dialoga alla pari con interlocutori importanti. Noi abbiamo ilvantaggio di essere snelli e veloci, per questo possiamo aiutarli laddove loro non possono muoversi con altrettanta agilità. Io sono nato povero e sono felice di restituire in questo modo parte della fortuna che ho avuto, non è uno stile tanto in voga in Italia, ma è il mio”. 

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