Condividi

Reddito di Cittadinanza non riduce la povertà in Italia: 1 milione in più di poveri nel 2020

Non è stato la soluzione come molti – a partire dai Cinque Stelle che l’hanno promosso – sostenevano. I numeri della povertà assoluta confermano che siamo tornati ai valori del 2019. E con la guerra in Ucraina e la crisi energetica sono destinati a peggiorare

Reddito di Cittadinanza non riduce la povertà in Italia: 1 milione in più di poveri nel 2020

Secondo i dati dell’Istat, nel 2020 si è verificato un incremento del livello di povertà giunta ai suoi massimi dal 2005: 5,6 milioni di unità contro i 4,6 milioni dell’anno prima. Poi c’è il 2021, l’anno del balzo del Pil, dell’aumento dell’occupazione, seppure in massima parte precaria. E sebbene le misure di sostegno introdotti dal governo nel corso del 2020, come il Reddito di Cittadinanza e Reddito di Emergenza, i poveri non sono diminuiti, anzi sono aumentati. Non siamo tornati ai valori del 2019, ma ci siamo molti vicini e le prospettive future non sono di certo confortanti. A mostrarlo sono gli Indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (Bes), stilati da Istat.

La misura tanto discussa che divide l’opinione pubblica ma anche le forze di governo non sembra compiere la missione per cui è nata: contrastare la povertà. Se molti ritengono che non si dovrebbe puntare sui sussidi in quanto disincentivano la popolazione nella ricerca del lavoro, altri sostengono che invece bisognerebbe ampliare la platea dei beneficiari e incrementare l’importo ma non c’è evidenza empirica delle loro tesi. La pandemia ha sicuramente inflitto un duro colpo all’economia italiana, ma andiamo a vedere perché i numeri del rapporto Bes-Istat ci dicono che il Reddito di Cittadinanza e non abbia di fatto ridotto la povertà.

Tutti i numeri del Reddito di Cittadinanza e di Emergenza

Sulla base dei dati INPS, le risorse del Reddito di Cittadinanza nel 2021 sono aumentate del 23,1% (pari a 8,8 miliardi di euro). Per effetto della contrazione dei redditi familiari nel 2020 (dato di rifermento per le erogazioni del 2021), si è allargata la platea dei beneficiari, circa 1,77 milioni di nuclei hanno iniziato a ricevere almeno un pagamento nel corso del 2021, contro gli 1,58 milioni nel 2020. Ma non solo, è anche aumentato l’importo medio erogato mensilmente, da 531 euro a 546 euro. Per quanto riguarda i trasferimenti erogati sotto forma di Rem, invece, nel 2021 corrispondono a 2,2 miliardi di euro (830 milioni nel 2020), interessando mediamente 570 mila nuclei nei 7 mesi in cui è stato concesso. L’importo medio delle erogazioni si è attestato a 541 euro, in leggero calo rispetto ai 550 del 2020.

Nel complesso i due strumenti hanno mobilitato circa 11 miliardi di euro, raggiungendo nei mesi di picco quasi 2 milioni di nuclei beneficiari.

In termine di distribuzione territoriale, il Mezzogiorno, coerentemente con la soglia più alta di povertà, è la principale destinazione delle due misure con i nuclei mono-componente che costituiscono la quota superiore.

Un altro elemento interessante è la distribuzione dei nuclei beneficiari per cittadinanza del richiedente. Il Rem, misura temporanea, amplia la platea rispetto al RdC: primo per l’ammissibilità basata su parametri reddituali e patrimoniali meno stringenti, secondo il richiedente deve soddisfare il requisito della residenza soltanto al momento della domanda mentre per il RdC si richiede una residenza di almeno 10 anni, di cui gli ultimi due continuativi, escludendo a priori alcune persone in povertà assoluta. In particolare, nelle erogazioni di Rem attivate dai due decreti del 2020 hanno beneficiato rispettivamente il 22,4% e il 25,7 % contro l’8,9% dei beneficiari RdC a dicembre 2021. Mentre la differenza risulta più contenuta se si confrontano i nuclei con richiedente europeo non italiano.

L’evoluzione dell’indicatore della povertà assoluta

Innanzitutto, la povertà assoluta viene misurata sul confronto tra le spese per consumi delle famiglie, calcolate sui microdati dell’Indagine sulle spese delle famiglie e le specifiche soglie di povertà. La soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza. Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario.

Nel 2020, gli individui in condizione di povertà assoluta hanno supertato i 5,6 milioni di unità (circa 2 milioni di famiglie), in aumento rispetto al 2019 di oltre 1 milione di individui (335 mila famiglie). L’aumento è imputabile al peggioramento delle condizioni economiche che ha interessato diverse fasce della popolazione a seguito della riduzione del reddito e alle difficoltà occupazionali verificatesi nel corso del 2020.

Tuttavia, nell’analizzare l’aumento della povertà assoluta nel 2020 bisognerebbe tener conto che la riduzione della spesa osservata può anche essere in parte riconducibile ad altri fenomeni legati all’emergenza sanitaria, visto che nelle fasi più acute molte attività erano vietate o limitate. Inoltre, in un contesto emergenziale molte famiglie potrebbero aver deciso di tagliare le spese e aumentare il risparmio (in via precauzionale) data l’incertezza del momento. Infine, anche nei periodi in cui le restrizioni erano meno stringenti, alcuni avrebbero potuto adottare comportamenti di consumo diversi per non esporsi al rischio di contagio.

La guerra in Ucraina e la crisi energetica spingono a temere un peggioramento del prossimo Rapporto Bes con una situazione ancora più critica rispetto a quella ereditata da due anni di pandemia. Se guardiamo le stime dell’Istat per il periodo 2021-2024 torneremo ai valori del 2019. E, probabilmente, anche superiori.

Povertà: confermata anche la dinamica territoriale

La crescita del 6,5% del Pil non ha ridotto le diseguaglianze, anche se opportunamente l’ultima Relazione annuale della Banca d’Italia invita a distinguere la dinamica dei redditi da quella della ricchezza. Se l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%, da 8,6%), la crescita più ampia si registra nel Nord dove la povertà familiare sale al 7,6% dal 5,8% del 2019. Così, nel 2019 le famiglie povere del nostro Paese erano distribuite quasi in egual misura al Nord (43,4%) e nel Mezzogiorno (42,2%), nel 2020 arrivano al 47% al Nord contro il 38,6% del Sud, con una differenza in valore assoluto di 167mila famiglie. In numeri assoluti, i poveri sono 2,5 milioni al Nord, 788mila al Centro, 1,6 milioni al Sud e 643mila nelle isole.

Commenta