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Rcs, Della Valle medita il grande colpo. Borse, il credit crunch cinese fa paura. Milano inizia male

Tra oggi e domani forse il grande affondo di Diego Della Valle in Rcs: il patron di Tod’s sembra intenzionato a rilevare i diritti di Giuseppe Rotelli – Intanto Piazza Affari inizia in ribasso – Previste fra giovedi’ e venerdi’ aste di titoli di Stato a rischio per il Tesoro – Il credit crunch cinese fa paura – Mediobanca tenta la riscossa

Rcs, Della Valle medita il grande colpo. Borse, il credit crunch cinese fa paura. Milano inizia male

IL CREDIT CRUNCH CINESE FA PAURA. SHANGHAI -3%
RCS, DIEGO DELLA VALLE MEDITA IL GRANDE COLPO

Avvio di settimana volatile per i listini asiatici. La Borsa di Tokyo, dopo un avvio positivo, scivola a -0,3%. Ma l’attenzione è rivolta all’economia cinese, colpita dall’improvvisa carestia del credito. La banca centrale manda segnali tranquillizzanti, ma Goldman Sachs taglia le stime sulla seconda economia del pianeta, sottolineando la gravità della crisi bancaria. Stamane a Hong Kong la Industial & Commercial Bank, la seconda banca cinese per asset, ha perduto il 2,4%; a giugno i titoli dell’istituto hanno chiuso con il segno più in una sola occasione. La Borsa di Hong Kong perde attorno all’1,5%, Shanghai è sotto del 3%.

Piazza Affari, tra oggi e domani, può essere il palcoscenico del grande affondo di Diego Della Valle in Rcs. Il patron di Tod’s sembra intenzionato a rilevare i diritti di Giuseppe Rotelli. In tal caso, con un esborso attorno ai 100 milioni ( 37 milioni per sottoscrivere la quota di spettanza al suo 8,67% già posseduto, 67 per le azioni ex Rotelli), Della Valle potrebbe salire al 22% nel gruppo di via Solferino, pronto a ridiscutere governance, piano industriale ed eventuale split.

TESORO, ASTE ROVENTI IN VISTA.

Intanto, come ogni estate, il Tesoro rischia un colpo di sole. Tra domani e giovedì, verranno offerti all’asta titoli di Stato per 18,5 miliardi. Ad interessi crescenti, dopo la correzione al rialzo dei rendimenti dei Bond un po’ su tutti i mercati. Ma anche per i segnali di tensione in sede europea in materia di “fallimento ordinato” delle banche, e il rischio collasso della Grecia. Ma soprattutto fa paura, anche per l’autorevolezza della fonte, un’analisi che è in bell’evidenza sui desk degli operatori.

L’Italia andrà in default entro il 2013? La profezia è esplosa nel week end dopo che Il Fatto quotidiano ha pubblicato una sintesi di un report riservato di Mediobanca Securities, firmato da Antonio Guglielmi. L’analista, uno dei più stimati della City, è partito da un segnale in arrivo dal mercato: venerdì il Btp decennale scadenza primo agosto 2013 pagava un rendimento di 74 punti base. Un Bot a sei mesi, scadenza il 31 luglio, pagava invece un rendimento di 48 punti base. Ovvero, rispetto al Bot, il Btp rende il 50 per cento in più. La spiegazione, secondo Guglielmo, è che i Btp sono prestiti a lungo termine, i Bot a breve. Quando un Paese dichiara un default, anche parziale, e chiede di rinegoziare le condizioni sul suo debito, di solito i prestiti a lungo termine sono coinvolti mentre quelli a breve, usati dalle banche come collaterali (cioè garanzie) per le loro operazioni quotidiane, restano al sicuro…

BORSE E BOND ALLA RICERCA DELL’EQUILIBRIO (DIFFICILE)

In balia dei governatori. Dopo la riunione del Fomc, inizia la stagione delle conferenze. In settimana sono previsti interventi di ben otto sui dodici governatori della Fed che hanno partecipato alla riunione del comitato monetario. I messaggi di falchi e colombe scandiranno così la difficile ricerca di equilibrio di un mercato alla ricerca di una nuova bussola dopo la svolta.

L’annuncio di giovedì scorso che la Fed ridurrà progressivamente i piani di stimolo all’economia Usa, ha provocato reazioni robuste, a tratti violente, un po’ su tutti i mercati. Ora, come si è visto venerdì, i mercati sono entrati in una fase di assestamento.

A Wall Street l’ultima seduta della settimana si è chiusa così: Dow Jones +0,28%, S&P 500 +0,27%, Nasdaq -0,22%

Intanto :

a) Salgono i tassi delle obbligazioni americane e si rafforza il dollaro, salito oggi a 1,310 contro l’euro, da 1,322 della chiusura precedente. Dai minimi di maggio il tasso del Treasury Usa a 2 anni è salito da 0,20% a 0,32% (+60%). Il tasso a 5 anni è salito da 0,65% a 1,23% (+90%). Il tasso a 10 anni è salito da 1,38% a 2,40% (+58%).

b) Con il dollaro più forte, scendono le quotazioni del petrolio: il Brent è sceso dell’1,3% a 100,8 dollari al barile, dopo che il giorno prima aveva perso il 3,7%.

c) L’oro, dopo la batosta di giovedì -4,9% si è stabilizzato a 1.288 dollari l’oncia (+0,2%)

d) Vacillano le Borse emergenti. L’indice MSCI Asia Pacific che raggruppa le principali Borse dell’Estremo Oriente, Tokio esclusa, sta perdendo il 12% da inizio anno. In Sudamerica il Brasile ha cumulato una perdita del 20% nei primi sei mesi dell’anno.

e) All’origine del tracollo del Brasile e dei problemi dell’Australia c’è anche la stretta del credito in Cina, che ha messo a rischio una parte rilevante del sistema bancario. Venerdì la banca centrale ha finanlmente allargato i cordoni della borsa ed i tassi sono scesi dall’8,5 al 4,4%. Ma resta la sensazione che Pechino, anche a costo di una brusca frenata dello sviluppo, voglia fermare un’allocazione delle risorse ormai antieconomica.

f) La Borsa greca, infine, ha perso in un mese il 27% per le tensioni politiche interne e per le stesse ragioni quella turca ha lasciato sul terreno il 23% oltre alla svalutazione della lira (-10%)

MEDIOBANCA E RCS TENTANO LA RISCOSSA

Sul mercato dei titoli di Stato venerdì il Btp è rimasto stabile a un rendimento del 4,58% con uno spread a quota 285.

Ma l’indice FtseMib ha perso da venerdì a venerdì il 5,5%- La performance da inizio anno segna -6,2%.

Stamane avvio ad alta tensione per le banche, non risparmiate dalla scure del report di Guglielmi, la “Cassandra” che sulle peripezie delle aziende di credito nostrane ci ha quasi sempre preso.

Il tasso di copertura cash dei crediti problematici nelle banche italiane, nota il report, si è ridotto dal 51 per cento del 2007 al 40 del 2013. Intanto le garanzie reali, di solito rappresentate da immobili, stanno perdendo di valore. Nella simulazione di Mediobanca Securities le banche italiane potrebbero correggere al ribasso del 45 per cento il valore degli immobili che hanno in bilancio e comunque la copertura dei crediti (contanti più garanzia) resterebbe al 100 per cento. Ma se invece volessero mantenere il tasso di copertura attuale, 125 per cento, basterebbe un calo dei prezzi immobiliari del 10 per centro per spazzare via il 17 per cento del capitale calcolato secondo i parametri di Basilea 2.

Ha chiuso in profondo rosso Pop. Milano -11,3%, prima dell’assemblea che sabato ha approvato l’umento di capitale per 500 milioni con cui l’sitituto di piazza Meda restituirà i Tremonti bond. L’assemblea ha anche approvato la nomina a presidente del consiglio di sorveglianza di Giuseppe Coppini.

Una nota particolare la merita Mediobanca, precipitata in ribasso del 9,4% venerdì, giorno della presentazione del nuovo piano industriale che ha deluso gli investitori: troppo poche novità per convincere il mercato sulle potenzialità reddituali dell’istituto.

In ribasso anche Unicredit -4%, Intesa -3,7%, MontePaschi -2%.

Unica banca positiva Pop.Emilia +3,5% che ha recuperato parte della caduta del giorno prima.

La maglia nera tra le blue chip spetta a Saipem, precipitata del 35% dopo lo shock di un nuovo profit warning, il secondo in quattro mesi e mezzo. Eni, trascinata all’ingiù dalla controllata, perde l’8% Pesante l’automotive europeo: Fiat perde in settimana l’8,3% (venerdì -2,6%).

La migliore della settimana è stata Mediaset, salita del 6,4% sopra quota 2,6 , ai massimi dal novembre 2011. Un rialzo che, allo stato delle informazioni, è difficile spiegare: sul piano politico-giudiziario non è stata una settimana facile per Silvio Berlusconi; sul piano economico non si vedono segnali di miglioramento nel mercato della pubblicità, né in Italia né in Spagna.

Tra i titoli positivi venerdì spicca Telecom Italia +2,5%. Gtech è salita dell’1,9% dopo avere vinto un contratto per la lotteria nello Stato del New Jersey.

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