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Rai Way e Ei Towers, il polo delle torri infiamma la Borsa ma è prematuro

Le voci di un incarico a una banca londinese dell’incarico di studiare il matrimonio tra le torri della Rai e di Mediaset hanno una logica industriale, più volte ribadita anche dal sottosegretario Giacomelli, ma sono un po’ premature perchè i vincoli legislativi e il possibile ricambio ai vertici della controllata Rai allungano i tempi dell’operazione

Rai Way e Ei Towers, il polo delle torri infiamma la Borsa ma è prematuro

Questa mattina ci sono stati due balzi importanti: il primo sulla sedia di qualcuno quando ha letto la notizia di Rai Way, pubblicata sul quotidiano Il Messaggero, che avrebbe dato mandato ad una nota banca londinese di studiare una operazione di avvicinamento societario con la concorrente Ei Towers. Il secondo è avvenuto in Borsa, dove i titoli delle società quotate direttamente interessate oltre a Rai Way , Ei Towers e Inwitt, hanno avuto rialzi consistenti.

Si tratta del noto “polo delle torri” del quale FIRSTonline si è occupato a lungo e da diverso tempo. Il punto centrale del dibattito è stato ribadito anche su queste pagine in modo chiaro e tondo dal Sottosegretario alle Tlc, Antonello Giacomelli, che da tempo sostiene che l’operazione si può fare, si dovrà fare in una logia di politica industriale nazionale delle Tlc efficiente, a condizione che sia garantita una forte partecipazione pubblica. I vincoli delle ripartizioni azionarie sul controllo societario rimangono però, al momento, invariate.

Sulla notizia di oggi, in ambienti Rai bocche cucite. Qualcuno preferisce non commentare, lasciando intendere però di saper leggere cosa c’è dietro.  Andiamo con ordine: anzitutto dividiamo gli ambiti. Il primo riguarda operazioni di stretta natura finanziaria (capitalizzazione di mercato delle due società – 1,4 miliardi per Ei Tower contro 1,2 per Rai Way – scambio di carta contro carta ecc); il secondo riguarda equilibri e prospettive politiche nel rapporto tra Governo e Viale Mazzini.

Sul primo ambito, qualcuno ha lasciato intendere che la notizia sia frutto di un’autocandidatura “preventiva” di banche interessate a mettere le mani nel piatto che si prospetta molto appetitoso, insomma una specie di fake news utile a far capire e sapere chi è nella partita. Del resto, sarebbe improprio, oltre che prematuro, che Rai Way possa aver formalmente commissionato una operazione del genere, seppure sotto forma di studio preventivo, quando da qui a breve termine, il prossimo 28 aprile, si prospetta un possibile avvicendamento nel vertice della Società.

Questo è un tema, come si può facilmente supporre, tutto in carico al nuovo CdA prossimo venturo, incaricato anche di gestire la delicata e complessa vicenda dei 700 Mhz secondo le disposizioni comunitarie in materia. Quindi, la vicenda appare ancora prematura e, per quanto abbiamo potuto verificare, non sembrano esserci i presupposti per sostenere questa iniziativa. Inoltre, come abbiamo scritto, i vincoli legislativi in vigore non lasciano affatto prefigurare in tempi ravvicinati l’avvio di una operazione del genere che richiede paletti tecnici tutt’altro che facili da realizzare.

Tutt’altro scenario invece riguarda la lettura politica della vicenda “polo delle torri”. È noto che non passa giorno senza che Michele Anzaldi, esponente PD in Commissione di Vigilanza Rai, non spari a palle incatenate contro Viale Mazzini e i suoi vertici. La posta in gioco, però, non sembra essere un ipotetico rinnovo della governance aziendale, almeno in tempi brevi. Il tema vero sul quale si stanno affilando le armi è il rinnovo della concessione che contiene aspetti, per la Rai, di forte preoccupazione come il canone, la ripartizione degli introiti pubblicitari ed altro ancora di rilevante impatto sui conti Rai.

Le due partite, finanziaria e politica, possono anche incrociarsi tra loro ma, forse, dobbiamo aspettare ancora qualche settimana prima di poter leggere qualcosa di nuovo all’orizzonte.

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