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Promossi e bocciati: Franceschini e Minniti, Grasso e D’Alema le vittime più illustri

Se la maggioranza uscente a livello nazionale tocca uno dei suoi livelli più bassi della storia recente, non mancano però i big promossi negli uninominali: trionfa Gentiloni, Renzi entra in Senato, riscatto Boschi e quasi en plein anche a Milano con Tabacci e Quartapelle alla Camera – Bonino entra al Senato – Flop di alcuni ministri e degli esponenti di Leu.

Promossi e bocciati: Franceschini e Minniti, Grasso e D’Alema le vittime più illustri

Promozioni e bocciature eccellenti tra i big della maggioranza uscente che si presentavano nei collegi uninominali. Partiamo dai ministri e dai grandi esponenti della maggioranza uscente, che rischiavano tutti la bocciatura visto il risultato a livello nazionale, particolarmente deludente, del Partito Democratico: i flop più clamorosi, anche se per loro potrebbe esserci il ripescaggio nel proporzionale, sono quelli del ministro dell’Interno Marco Minniti, di quello dei Beni culturali Dario Franceschini e di quello della Difesa Roberta Pinotti.

Il primo, nel collegio di Pesaro (storica roccaforte rossa) è finito addirittura terzo (col 28%, sconfitto dal candidato 5 Stelle Andrea Cecconi, già espulso per aver taroccato i rimborsi al fondo di microcredito), così come Pinotti a Genova, sul gradino più basso del podio col 26,7% delle preferenze. Fuori anche Franceschini nel collegio di Ferrara: avvicina il 30%, ma non basta: stravince la candidata del centrodestra, in quota Lega, che sfiora il 40% dei consensi. Tra i ministri uscenti fuori anche De Vincenti a Sassuolo e Valeria Fedeli a Pisa. Considerando altri nomi di spicco del Pd, vengono puniti alle urne anche Debora Serracchiani nel collegio della Camera di Trieste (laddove, al Senato, viene sconfitto anche l’ex presidente della Regione Friuli Riccardo Illy, intervistato da FIRSTonline alla vigilia del voto) e Matteo Orfini a Roma.



Non mancano però le note positive. Staccano direttamente il biglietto per Montecitorio, senza dover quindi aspettare il recupero nel proporzionale, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che a Siena è al 36,18 per cento; il titolare delle Infrastrutture Graziano Delrio, in corsa (anche se ancora in dubbio, mentre scriviamo) a Reggio Emilia, che si attesta al 35,9 per cento con 180 sezioni su 205 scrutinate; il ministro per lo Sport Luca Lotti, al 40,54 per cento nel collegio di Empoli; la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che a Modena ottiene il 36,9%.

Dentro anche l’ex ministro Maria Elena Boschi: catapultata nel collegio di Bolzano, ha staccato di molto la sfidante Micaela Biancofiore ma i voti le arrivano quasi tutti dall’alleato suditorlese che domina la Bassa Atesina, la Svp. Va verso la vittoria, per quanto riguarda il Senato, Pier Ferdinando Casini, candidato della coalizione di centrosinistra a Bologna. Trionfale il premier uscente Paolo Gentiloni a Roma, dentro anche l’ex candidato a sindaco di Roma Roberto Giachetti, dal collegio-paracadute di Sesto Fiorentino. Renzi entra agilmente in Senato nel collegio di Firenze e dintorno. Tripletta vincente anche a Milano, dove nei collegi del centro il Pd tocca il 28%: promossi alla Camera Bruno Tabacci, Lia Quartapelle e Mattia Mor.

Fuori dal Pd ma sempre nell’area centrosinistra o sinistra, dentro Emma Bonino: in attesa di capire se la sua lista europeista sfonderà il “tetto” del 3% nel proporzionale a livello nazionale, può festeggiare la sua elezione nel collegio uninominale di Roma Gianicolense al Senato. Male invece i big di Liberi e Uguali: nel collegio di Nardò al Senato, debacle di Massimo D’Alema che non tocca il 4%. Nel collegio di Palermo San Lorenzo Pietro Grasso al Senato non raggiunge il 6%. Male anche Laura Boldrini a Milano, esito molto deludente per l’ex governatore Vasco Errani, espressione degli ex dem di Liberi e Uguali: a Ravenna è solo quarto.

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