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Prometeia alza le stime sul Pil italiano: +4% nel 2022

Anche Prometeia migliora le stime sulla crescita italiana: al +6,3% nel 2021, +4% nel 2022 e +2% per il 2024. Balzo dell’inflazione al +2,1% nel 2022 per poi ripiegare all’1,6% nel 2024

Prometeia alza le stime sul Pil italiano: +4% nel 2022

L’Italia chiuderà il 2021 con una crescita del Pil del 6,3% e del 4% nel 2022 che proseguirà anche negli anni successivi, a ritmi più contenuti ma superiore ai dati del periodo pre-Covid e della media europea (+2% nel 2024). La crescita economica dipenderà, oltre che dalla pandemia, anche dall’inflazione: si prevede all’1,8% nel 2021, sul 2,1% nel 2022 per ripiegare poi all’1,6% nel 2024. Non si può escludere che l’inflazione risulti più persistente e che le banche centrali debbano intervenire in modo più aggressivo con effetti maggiormente restrittivi sull’attività. Sono le previsioni sul nostro Paese di Prometeia, società italiana di consulenza, sviluppo software e ricerca economica per imprese e intermediari finanziari.

Le prospettive per l’andamento della ripresa italiana rimangono positive, nonostante il rallentamento atteso per il quarto trimestre su cui aleggia l’incognita della variante Omicron. In ogni caso, il nostro Paese appare fra i Paesi meglio posizionati nella lotta al Covid-19. Nel suo rapporto Prometeria individuai i fattori di rischio e opportunità che indirizzeranno, in un modo o nell’altro, i prossimi tre anni dell’economia italiana

Nel terzo trimestre dell’anno c’è stato un aumento del Pil del 2,6% sul trimestre precedente, +3,8% rispetto a un anno prima. A trainare la crescita il recupero della spesa delle famiglie (+3% sul trimestre precedente), in particolare nei servizi (+8%) con il termine dei lockdown e favoriti dalla stagione turistica. Ottima anche la tenuta degli investimenti in beni strumentali (+4,5%) che hanno ormai recuperato i livelli pre-crisi. In crescita gli investimenti in costruzioni, spinti dagli incentivi fiscali. Buona la performance dell’export.

Tuttavia, è evidente un rallentamento della crescita: le informazioni congiunturali segnalano un appiattimento del ciclo a partire dall’estate, già riflesso negli indici mensili della produzione industriale fermi in media da luglio, che sembra tuttavia avere avuto una leggera inversione di rotta a novembre.

Per quanto riguarda la produzione industriale: l’indice si attesterà sul +11% nel 2021 e al +2,4% nel 2022. Grazie a alla produzione di mezzi di trasporto e il traino dell’export, soprattutto del comparto dell’alimentare e della filiera attivata dalle costruzioni. Secondo Prometeia questi fattori continueranno a proteggere la nostra manifattura dalle strozzature nell’offerta di materiali e del caro energia, sempre che le turbolenze non perdurino troppo a lungo.

Con riferimento a commodity e semilavorati, i segnali disponibili mostrano un miglioramento che, associato alla minore esposizione italiana, permetterebbe al Paese di recuperare la piena operatività nel volgere di qualche mese.

La crescita economica dipenderà anche dalle famiglie. La propensione al risparmio è molto aumentata (anche oltre il 20%) durante la pandemia. Secondo il report dell’azienda italiana, tali livelli saranno recuperati solo nel 2024 e che il risparmio accumulato non sarà disinvestito. Se le famiglie dovessero riconquistare più velocemente fiducia nelle prospettive economiche e l’inflazione non ne eroderà il potere d’acquisto, il recupero allora potrebbe essere anche maggiore.

Un recupero che sarà sostenuto da una politica di bilancio espansiva, anche se verranno meno gran parte degli interventi eccezionali. Prometeia stima per il 2021 un debito/Pil in riduzione al 152,6% e al 146,4% nel 2024. Percorso che potrebbe faticare a coniugarsi con le regole di bilancio europee nella configurazione attuale. 

Ma l’Italia ha un’arma in più, essendo fra i maggiori beneficiari dei fondi del Next Generation Eu e l’uso che ne farà sarà cruciale per la crescita fino al 2026, ma anche oltre. Da qui al 2024 Prometeia stima in circa una crescita del 0,4% ogni anno grazie ai fondi europei. Se questa possibilità non sarà colta, il rischio di proseguire sul percorso dei decenni passati di declino e di allontanamento dai principali partner europei diventerà tangibile.

Ma affinchè il Pnrr prosegua il suo cammino ci vuole la stabilità politica. I prossimi mesi saranno importanti per capire se e come gli attuali equilibri cambieranno. Nel peggiore dei casi tutto ciò potrebbe riflettersi in un allargamento dello spread pagato dai nostri titoli sovrani rispetto a quelli tedeschi. Nello scenario base, l’azienda di analisi prevede uno spread Btp-Bund comunque stabile tra 120 e 130 punti base nel 2022.

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