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Produrre energia dal legno di scarto: quanto valgono le foreste

In Italia la superficie boschiva è in aumento, ma sfruttando meglio la parte biodegradabile ricavata dalla manutenzione delle foreste (che costituisce biomassa solida) si potrebbe generare energia elettrica pari al fabbisogno annuo di una città come Bologna

Produrre energia dal legno di scarto: quanto valgono le foreste

Il futuro dell’energia pulita passa soprattutto dalle foreste. E non solo perché le foreste, tramite la loro folta vegetazione, rilasciano ossigeno e catturano anidride carbonica (assorbono il 30% di quella emessa), contribuendo decisivamente a ridurne la concentrazione nell’atmosfera e a combattere il riscaldamento globale. E nemmeno soltanto per l’utilizzo del legno per costruire le abitazioni: un metro cubo di legno imprigiona 1 tonnellata di CO2 (mentre un metro cubo di cemento ne sprigiona 2,5). Una casa in legno fa dunque risparmiare circa 50 tonnellate di CO2: basterebbe, in Europa, il 10% di case costruite in legno in più per emettere il 25% in meno di anidride carbonica (gli edifici e il settore dell’edilizia sono responsabili del 39% di tutte le emissioni di CO2 nel mondo).

Ma c’è anche un’utilità che non molti conoscono: la parte biodegradabile ricavata dalla manutenzione dei boschi (e dai residui organici delle attività agricole e agroindustriali) costituisce biomassa solida e dunque se ne può ricavare energia elettrica pulita. Di questo si occupa l’associazione EBS (Energia Biomasse Solide), che rappresenta i principali produttori di energia elettrica da biomasse solide e raggruppa 20 operatori e 23 impianti di taglia superiore ai 5 MW (quindi in questo caso non si parla di trasformazione del legno in pellet, ma di un processo termico che attraverso la combustione del legno produce elettricità) su tutto il territorio italiano. Questa attività, che tra l’altro occupa oltre 5.000 lavoratori considerando l’indotto, genera elettricità per oltre 3.000 GWh, con 420 MW di potenza installata e impiegando circa 3,5 milioni di tonnellate annue di biomassa solida, di cui oltre il 90% prodotta in Italia.

Le foreste occupano un ruolo centrale in questo processo. “I residui da manutenzione forestale autorizzata – conferma il presidente di EBS Antonio Di Cosimo – costituiscono la principale fonte di combustibile, attestandosi su una percentuale che supera, in media, il 50% della quantità totale utilizzata”. Vari studi di settore evidenziano inoltre che in Italia la superficie occupata da foreste è il triplo rispetto ai primi anni Venti del secolo scorso. In dieci anni, tra il 1990 e il 2010, la superficie dei boschi in Italia è aumentata di quasi il 20% mentre nell’Unione Europea l’incremento è stato, per lo stesso periodo, del 5% (dato Global Forest Resourse Assessment 2010). Ma nonostante questo, la disponibilità di biomassa per utilizzi energetici è in Italia ampiamente sottoutilizzata: tra il 2000 e il 2010 in Italia si è verificata una riduzione del 23% del dato medio di prelievo per unità di superficie.

“E’ mancato lo sviluppo di un quadro normativo teso alla sua valorizzazione, frenato anche da particolarismi intellettuali talvolta nati da una scarsa conoscenza della materia – spiega Di Cosimo -. Negli ultimi due decenni, tanto è stato fatto dal comparto privato per promuovere e sviluppare aziende o gruppi di esse che fossero specializzate nella corretta gestione di quest’importante risorsa, sempre guidati dai principi di liceità ed economia circolare, in una logica “win-win”: lo dimostra il fatto che anche gli enti pubblici hanno potuto constatare la bontà dei risultati conseguiti”. I risultati parlano chiaro: grazie soprattutto alle risorse boschive, oggi il comparto delle biomasse solide pesa per oltre il 15% della produzione rinnovabile e per oltre il 5% della produzione complessiva di energia elettrica in Italia. “Ma se anche solo considerassimo un aumento del 50% dei bacini disponibili, in correlazione con un quadro normativo che incoraggi impianti come i nostri, la produzione di energia green che ne risulterebbe potrebbe coprire il fabbisogno annuo nazionale, in linea teorica, anche fino a 5.000 GWh”, aggiunge Di Cosimo. Per dare un parametro, 5.000 GWh sono l’energia prodotta nel 2013, a livello nazionale, dai rifiuti urbani, pari a coprire il fabbisogno annuo di una città come Bologna (dati Terna 2019).

Senza contare gli evidenti benefici di un’attività che, se opportunamente regolamentata, sarebbe programmabile, contribuendo alla stabilità della rete elettrica nazionale ed al mantenimento dell’equilibrio del prezzo dell’energia. “Diversamente da altre fonti rinnovabili (come l’eolico e il fotovoltaico, ndr), che sono soggette a specifiche condizioni climatiche difficilmente prevedibili sul medio-lungo termine”, argomenta il presidente dell’associazione EBS. Resta da capire un’ultima cosa: come si fa ad usare del legno senza fare danno alla foresta? “Parliamo di legno degradato o di pezzatura inadeguata per altri usi: cimali, potature, legno da espianti o da pulizie e sistemazioni o sottoprodotti come residui di segheria. Tutti materiali che altrimenti, per la necessità di smaltimento, costituirebbero un problema e spesso un costo per la collettività e che invece trasformiamo una risorsa secondo il principio dell’economia circolare“.

Le operazioni principali per il prelievo di biomassa forestale a fini energetici, entrando nel tecnico, comprendono sia interventi selvi-colturali in boschi governati a fustaia, cioè quelli in cui gli alberi si lasciano crescere (attraverso il prelievo degli assortimenti minori, comunemente lasciati in bosco, in seguito a interventi di taglio degli assortimenti forestali maggiori), sia interventi in boschi governati a ceduo, cioè quelli dove gli alberi vengono periodicamente tagliati. Un’ulteriore fonte di approvvigionamento è costituita dal materiale legnoso derivante dai tagli intercalari, ovvero dagli interventi applicati alle giovani fustaie o alle fustaie in via di ricostituzione per aumentarne la stabilità e accrescerne la produzione di valore.

“Operazioni di questo tipo – precisa ancora Di Cosimo – sono ovviamente specialistiche: di conseguenza possono essere correttamente espletate solo da aziende qualificate e riconosciute anche istituzionalmente, direttamente o attraverso reti di impresa che valorizzino l’intera filiera. Questo apporta notevoli ulteriori vantaggi legati all’occupazione di risorse lavoro”. L’attività di manutenzione forestale genera dunque: produzione di energia elettrica pulita, occupazione, gettito fiscale ma anche prevenzione del rischio di incendi incontrollati e illegali del materiale abbandonato, oltre che presidio attivo contro il dissesto idrogeologico.

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