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Prezzi al consumo Usa: Borse col fiato sospeso

L’inflazione è davvero un pericolo reale? Oggi la verifica sui prezzi al consumo americani che mette ansia ai mercati – Ma l’Ifo tedesco sostiene che la fiducia nella ripresa prevale sulla paura per l’inflazione

Prezzi al consumo Usa: Borse col fiato sospeso

E dopo la paura vennero i numeri. Oggi alle 14,30 usciranno i dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti, prima verifica concreta sulla sindrome inflazione che sta investendo i mercati. La previsione parla di un incremento di un punto ad aprile: +3,6% anno su anno, dal +2,6% di marzo. Tanto o poco? Nel dubbio, stamane i futures sulle Bose Usa segnano rosso. Ma ieri sera le vendite sul Nasdaq, fino a quel momento sotto del 2%, sono cessate di colpo, permettendo una chiusura quasi in pari (-0,09%). Copione simile in Europa: Isabel Schabel, membro tedesco del board della Bce, prevede un aumento dei prezzi oltre il 3%, ma non ne fa un dramma. E l’Ifo segnala che, per ora, la fiducia nella ripresa prevale sulla paura per la tensione sui prezzi. In sintesi, meteo Borsa segnala un avvio cauto, ma non un’inversione di tendenza.

SOFTBANK, UTILI PER 45 MILIARDI DI DOLLARI, CROLLA NISSAN

In Asia, il Nikkei di Tokyo perde il 2% in una giornata ricca di appuntamenti societari. Softbank, il colosso di Masayoshi Son, si accinge ad annunciare utili di 45 miliardi di dollari, inferiore solo ai numeri di Apple e della saudita Aramco.

Crolla Nissan (-12%) dopo aver fallito gli obiettivi di crescita. Vola Toyota dopo profitti trimestrali di 6,34 miliardi di dollari, il 92% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il colosso dell’auto, a differenza dei concorrenti, non soffre per le mancate forniture di chip.

Solo un lieve calo per l’Hang Seng di Hong Kong e per il CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen. Il Kospi di Seul è in ribasso del 2%, il BSE Sensex di Mumbai dello 0,7%.

L’indice Taiex di Taipei stanotte è arrivato a segnare una flessione dell’8%, con i suoi grandi nomi dell’industria dei chip in caduta, stamattina la variazione negativa è meno pesante, -5%.

FRENA LA CADUTA DEL NASDAQ, SOFFRE IL DOW

Assai contrastati gli indici Usa. Perde colpi il Dow Jones (-1,36%), sotto di un punto percentuale l’S&P 500. Ma alcuni Big del Nasdaq (Apple, Amazon, Facebook e Tesla) hanno recuperato perdite superiori al 2%. Catie Woods, di Ark, il braccio finanziario di Elon Musk, si dice tranquilla: “In questi anni abbiamo vissuto 4/5 tempeste peggiori”.

Sempre più caldo il dibattito sull’inflazione, a fronte di un aumento dei costi delle materie prime. Bank of America ritiene che le società siano in grado di trasferire a valle l’aumento dei prezzi, approfittando del fatto che i consumatori sono gonfi di liquidità: sia perché hanno risparmiato negli ultimi mesi, sia per effetto degli aiuti arrivati dai governi.

LAVORO E MATERIE PRIME SPINGONO SU I PREZZI

Ma si fa sentire il dibattito sul costo del lavoro. L’occupazione sale assai meno del previsto, nonostante aumenti l’offerta da parte delle aziende. Colpa dei sussidi statali troppo generosi (300 dollari la settimana), dicono i repubblicani, suggerendo un taglio. Colpa di salari minimi troppo bassi, fermi dal 2009, è la replica dei radicali. “Alzate le buste paga e tutto si risolverà”, è il monito di Bernie Sanders.

OLIO DI PALMA AI MASSIMI DI SEMPRE

Intanto, prosegue la corsa delle materie prime, con l’indice Bloomberg Commodity di nuovo sui massimi di periodo. Nelle ultime ore, a tirare, nel settore dell’energia, è il gas naturale; tra i metalli, il rame; tra le materie prime agricole, il mais e l’olio palma, salito stanotte a Kuala Lampur sui massimi di sempre.

Petrolio WTI poco mosso a 65,2 dollari il barile, anche se la crisi provocata dall’attacco degli hacker all’oleodotto è ancora in corso.

Il Treasury Note a dieci anni tratta a 1,63%.

Aprono la giornata ai massimi di periodo il Bund (a -0,17%) e il Btp (a un passo dall’1%, 0,99%).

BORSE EUROPEE IN ROSSO, MA LA FIDUCIA CRESCE

“In Germania ci aspettiamo che ci possa essere un’inflazione superiore al 3%”. Isabel Schnabel, membro tedesco del board della Bce, non si spaventa però di fronte alla prospettiva di un nuovo segnale inquietante sul fronte dei prezzi: “È noto che l’inflazione percepita può essere in realtà diversa da quella misurata dai dati”. E poi l’accelerazione non dovrebbe essere duratura. Nel caso lo fosse, la Bce “reagirà in modo attento aggiustando le misure a disposizione”. L’ottimismo della Schnabel in una giornata difficile si giustifica con i dati dello Zew: l’indice sulle attese di crescita da parte degli investitori, è salito a maggio a 84,4 punti, rispetto ai 70,7 precedente, ben oltre le stime degli economisti che puntavano su un rialzo a 72 punti. Ottimista anche il membro olandese della Bce, Klaas Knot, noto falco: “Ritengo che l’outlook sia alquanto positivo, più di quanto visto per molto, molto tempo. Ritengo che ci sia un significativo rischio al rialzo e ciò ha a che fare con la domanda accumulata”.

MILANO -1,64%, LONDRA LA PEGGGIORE

Piazza Affari, sotto una raffica di trimestrali, chiude in ribasso dell’1,64%, a 24.396 punti.

Cala a sorpresa a marzo la produzione industriale italiana, che nel primo trimestre registra una crescita congiunturale moderata. La produzione è cresciuta dello 0,9% rispetto al -0,4% del trimestre precedente, con febbraio e marzo sostanzialmente stazionari dopo la crescita consistente di gennaio.

Il calo è stato ancora più marcato a Londra (-2,47%), Amsterdam (-2,24%), Parigi (-1,86%), e Francoforte (-1,82%). Madrid (-1,68%), è in linea con Milano.

I titoli tech europei chiudono in profondo rosso, ai minimi da sei settimane. I minerari cedono parte dei forti guadagni accumulati nella seduta di lunedì a Londra.

Pesante battuta d’arresto anche per I titoli legati ai viaggi e al tempo libero, che lasciano sul terreno il 4%.

CORSA DEL MERCATO AI PRIMI BUND VERDI

La Germania ha collocato 6 miliardi di euro di Green Bund a 30 anni nella prima emissione di titoli di questo tipo. Gli ordini per il nuovo Bund con cedola 0% scadenza agosto 2050 hanno toccato 38.9 miliardi.

IL BTP DECENNALE TORNA ALL’1% COME A SETTEMBRE

Chiusura stabile per lo spread tra Btp e Bund in una giornata di forti vendite per tutti i bond dell’Eurozona. Nelle ultime battute il differenziale di rendimento tra Btp e Bund si colloca a 114 punti (contro i 115 della vigilia). In aumento di 5 punti il rendimento del decennale si attesta allo 0,99% ad un passo dalla soglia dell’1% toccata per l’ultima volta a settembre 2020.

Prendono il via domani le aste di metà mese con il collocamento del Bot annuale, il cui rendimento è visto poco mosso rispetto al -0,436% di metà aprile.

Giovedì appuntamento con i collocamenti a medio lungo che vedranno un’offerta massima per 9,25 miliardi di euro in tre Btp a 3 e 30 anni oltre al nuovo titolo a 7 anni.

BANCHE OK. BUYBACK PER UNICREDIT, MEDIOBANCA AL TOP

Solo le banche reggono la tempesta. Tra i pochi titoli a chiudere in terreno positivo figura un poker di istituti di credito: Banca Bpm +0,99%; Unicredit +0,99% ai massimi da 14 mesi, dà oggi il via al buyback (178,7 milioni); Bper +0,9%; Mediobanca +0,21% protagonista di un’ottima trimestrale: profitti raddoppiati a 193 milioni, molto sopra le aspettative. Nei nove mesi l’utile è stato pari a 604 milioni (+9%). Alberto Nagel ha escluso l’opportunità di una fusione tra i due istituti (come per qualsiasi matrimonio tra banca commerciale e banca d’affari). Al contrario, l’ad di Mediobanca prevede nei prossimi 12 mesi fusioni tra banche italiane e, per quanto riguarda Piazzetta Cuccia, non ha escluso di crescere nel wealth management.

IN ROSSO IL GESTITO: FINECO -1,80%

Segno meno invece per le società del risparmio gestito dopo i bilanci: Finecobank (-1,80%) ha chiuso il primo trimestre con un utile netto adjusted di 94,7 milioni; Banca Mediolanum -0,39% dopo aver chiuso il primo trimestre con un utile netto di 133,4 milioni (+85%).

Tiene Tim (-0,09%). Berenberg ha alzato il target price a 0,48 euro da 0,38 euro, confermando il rating hold (mantenere).

FERRAGAMO, BASTA CON IL ROSSO. LA RIPRESA È “MOLTO FORTE”

Salvatore Ferragamo, grazie a un incisivo taglio costi, chiude il primo trimestre con un utile operativo di 7,8 milioni di euro, in forte recupero dal rosso di 36 milioni di euro dello stesso periodo del 2020. Gli analisti si aspettavano un altro trimestre in perdita. I ricavi sono saliti del 10%, a 244 milioni di euro. Nel corso della conferenza con gli analisti, i dirigenti hanno detto che all’estero, soprattutto in Asia e negli Stati Uniti, la ripresa è molto forte.

SOFFRE STM, IN RTIRATA CNH INDUSTRIAL

Tra gli industriali, in profondo rosso Stm (-3,37%). Ancora peggio Cnh Industrial (-3,96%) e Amplifon (-4,11%). Sotto tiro anche Stellantis (-2,9%) e Ferrari (-1,66%). Perde colpi anche Brembo (-2,27%), pur promossa da Intesa Sanpaolo da hold a add, con target price a 12,2 da 11.

ENEL, AUMENTA IL DEBITO VERDE IN USA

Enel -2,54%. Sale da 3 a 5 miliardi di dollari il controvalore del programma di emissione di Commercial Paper. Per la prima volta il programma sul mercato statunitense viene collegato all’Obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) 13 delle Nazioni Unite (Lotta contro il cambiamento climatico).

RIMBALZA SARAS, OPA PARZIALE PER CIR (+1,6%)

Tra le mid cap, in rialzo Saras (+4,37%), in scia ai conti del primo trimestre. Bene anche Cir (+1,59%): la società ha annunciato un’offerta pubblica volontaria parziale sul 12,3% del proprio capitale a 0,51 euro per un esborso totale potenziale di 80 milioni. Sull’AIM denaro su Ki Group (+8,95%a 0,2 euro): Integrae Sim ha avviato la copertura con rating buy e prezzo obiettivo a 0,62 euro sull’azienda che distribuisce prodotti biologici.

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