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Portogallo, presidenziali: vincerà il socialista Seguro, respinto l’assalto del populista Ventura

Il secondo turno, necessario per la prima volta dal 1986, è in programma domenica 8 febbraio. Inizialmente il favorito era il candidato anti-migranti, ma stavolta la sinistra ha trovato la quadra e nei sondaggi Seguro è accreditato del 67% dei consensi

Portogallo, presidenziali: vincerà il socialista Seguro, respinto l’assalto del populista Ventura

Se c’è una lezione che si può trarre dalle elezioni presidenziali del Portogallo, per le quali si vota il ballottaggio domenica 8 febbraio, è che i populismi si sconfiggono con una proposta unica e coesa. Non è un caso che il socialista Antonio José Seguro fino a qualche mese fa non era nemmeno il candidato ufficiale del suo partito e ora è strafavorito per essere eletto presidente della Repubblica con il 67% delle intenzioni di voto nei sondaggi, al cospetto dell’estremista di destra Andrè Ventura, leader del partito Chega, da lui stesso fondato appena 7 anni fa. Eppure tra i due l’outsider inizialmente era proprio Seguro, che anziché aspettare di trovare un lungo e faticoso accordo nel campo progressista ha tagliato la testa al toro candidandosi e poi incassando strada facendo il sostegno di tutta la sua area politica, tanto da essere ora il vincitore annunciato.

Si vota per il presidente della Repubblica e non per il governo, che è di centrodestra dal 2024

Va ricordato comunque che in questa tornata non si elegge il nuovo governo, che continuerà ad essere quello di centrodestra guidato dal premier Luis Montenegro, eletto nel 2024 dopo la lunga stagione del socialista Antonio Costa, in carica dal 2015. Si vota invece proprio per il presidente della Repubblica, che a differenza che in Italia è scelto dagli elettori e può “coabitare” con un esecutivo di colore politico diverso, come sta per verificarsi stando ai sondaggi. Seguro succederà al presidente uscente Marcelo Rebelo de Sousa, dello stesso partito del premier, il PSD (i socialdemocratici, che in Portogallo sono di centrodestra), che non può ricandidarsi perché ha raggiunto il limite dei due mandati consecutivi. Lo stesso Sousa nell’ultimo periodo si è però dissociato dall’azione del governo Montenegro, che ha preso una deriva troppo a destra per inseguire l’agenda del sovranista Ventura e proposto leggi su sicurezza e immigrazione ritenute eccessivamente dure dalla presidenza della Repubblica, che le ha respinte.

Il Paese è sempre più diviso: per la prima volta da 40 anni è necessario il ballottaggio

A testimonianza però di un Paese spaccato, tanto che comunque Ventura con il suo Chega ha preso il 23,5% dei consensi al primo turno (contro il 31% di Seguro ma molto più degli altri candidati), c’è un dato su tutti: è la prima volta dal 1986 (e la seconda dal 1976, quando è finita la dittatura) che il Portogallo deve ricorrere al ballottaggio per eleggere il presidente della Repubblica, che dunque per 40 anni è stato sempre una figura di largo consenso. Ed è questo che Seguro si propone di essere, il “presidente di tutti i portoghesi, in grado di dare risposte efficace in questa fase di frammentazione politica”. Per un attimo, l’esponente socialista ha rischiato di non essere eletto in questo fine settimana perché si è paventato di rinviare le elezioni a causa dell’emergenza maltempo in Portogallo, ma alla fine gli organi competenti hanno deciso di confermare l’appuntamento con le urne, alle quali si recheranno 11 milioni di portoghesi.

Chi è l’ex favorito André Ventura, anti-migranti e fan di Bolsonaro e Salvini

Ventura è destinato alla sconfitta ma la sua parabola fa comunque riflettere, perché fino a qualche tempo fa era assolutamente il favorito e avrebbe portato il Paese ancora più a destra, tanto più occupando un incarico istituzionale e non governativo. Ventura, 40 anni, è accusato tra le tante cose di essere apertamente razzista, per via di alcuni manifesti elettorali in cui palesemente discrimina le minoranze rom e gli immigrati del Sud-Est asiatico. Il fondatore di Chega fa dunque del tema anti-migranti il suo cavallo di battaglia, e a livello internazionale apprezza colleghi come Jair Bolsonaro e Matteo Salvini, definendosi “liberale a livello economico, nazionalista e conservatore”, ma si è distinto spesso per propositi maschilisti e islamofobi, tanto da essere oggi uno dei fautori dei concetti di identità cristiana dell’Europa e di remigrazione. Tra le sue proposte, la castrazione chimica per i responsabili di violenze sessuali su minori e una stretta anti-corruzione e anti-terrorismo.

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