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Portafoglio 2026: “Sarebbe un peccato un eccesso di prudenza sull’azionario europeo”, sostiene Fugnoli (Kairos)

Nell’ultima puntata del suo podcast “Al 4° piano”, lo strategist di Kairos spiega perché nel 2026 “l’azionario europeo potrà sedere accanto a Usa e Asia nei portafogli degli investitori”

Portafoglio 2026: “Sarebbe un peccato un eccesso di prudenza sull’azionario europeo”, sostiene Fugnoli (Kairos)

“La lista dei problemi strutturali dell’Europa è molto lunga. Alcuni di questi problemi sono comuni ad altre regioni del mondo”. Quali? La questione demografica e l’invecchiamento della popolazione, visibili in tutto l’Occidente, in Cina e in Giappone. La crisi fiscale che ne consegue e il crescente ricorso al debito sono anch’essi una questione che coinvolge tutto il mondo sviluppato. “Quello che l’Europa ha di suo sono la crescita bassa, la produttività che aumenta poco, la difficoltà ad agganciare i treni dell’innovazione tecnologica, l’energia più cara del mondo, una transizione energetica confusa e costosa. E poi, ancora, una tassazione elevata, una tendenza all’iperregolazione, una fragilità politica che produce spesso governi nazionali minoritari”.  A questi problemi, già seri, si vanno aggiungendo un indebolimento di status geopolitico e un crescente isolamento internazionale. L’immagine dell’Europa nel resto del mondo è appannata, per non dire negativa.

È da queste considerazioni che parte l’edizione di dicembre 2025 del podcast “Al 4° piano” con Alessandro Fugnoli. 

Le critiche di Trump all’Europa

Lo strategist di Kairos Partners Sgr ricorda le accuse nei confronti del Vecchio Continente che piovono dalla Russia e il raffreddamento delle relazioni con la Cina, sottolineando però che “quelle che colpiscono di più, venendo da uno storico alleato, sono però le critiche da parte americana”. Prima le accuse contenute nel rapporto annuale sulla Sicurezza Nazionale poi un nuovo attacco nel corso di un’intervista a Politico in cui ha definito “deboli” i leader dei Paesi europei, di cui ha denunciato la gestione dell’immigrazione e del conflitto ucraino. “Penso che vogliono essere così politicamente corretti. Non sanno cosa fare. L’Europa non sa cosa fare”, ha detto il presidente statunitense.

Secondo Fugnoli, le due critiche della Casa Bianca all’Europa possono essere lette “come parte del dibattito domestico americano, all’interno del quale sono ovviamente presenti punti di vista molto più favorevoli a una continuazione degli stretti rapporti atlantici”. 

I punti di forza dell’Europa

Queste tensioni potrebbero indurre alcuni investitori ad assumere un atteggiamento di particolare prudenza verso l’Europa.Sarebbe un peccato – osserva lo strategist – perché l’Europa sta manifestando, oltre alle debolezze, degli indubbi punti di forza”. 

E l’elenco non è nemmeno così corto. La rinuncia all’energia russa ha avuto dei costi, ma non ha comportato una recessione. C’è stata deindustrializzazione nei settori energivori, ma il resto dell’apparato industriale ha tenuto e perfino l’auto, il comparto più in difficoltà, sta riprendendo a mandare qualche segnale positivo. I dazi di Trump e la svalutazione del dollaro sono stati assorbiti senza traumi. Il surplus delle partite correnti si è ridotto di poco, segno che la competitività non è stata compromessa.

E ancora: i conti pubblici, dal canto loro, non sono così fuori controllo come si potrebbe immaginare, compresi quelli di Francia e Germania, le due economie che negli ultimi mesi hanno destato maggiore preoccupazione. “Il disavanzo fiscale a livello di Unione Europea è stato del 3.1 nel 2024, del 3.3 nel 2025 e del 3.4 nel 2026. Come si vede, è molto inferiore al 6.2 previsto l’anno prossimo per l’America. In cambio di pochi decimali di disavanzo pubblico in più, l’Europa vedrà verso la fine del 2026 un raddoppio della sua velocità di crescita, che è storicamente dell’uno per cento all’anno e che salirà gradualmente fino a raggiungere il 2 nel quarto trimestre prossimo”, fa notare lo strategist.

Le prospettive per l’azionario europeo

“Le prospettive sono così favorevoli che Isabel Schnabel, l’autorevole rappresentante tedesca nella Bce, afferma che non ci sarà più bisogno di tagliare i tassi e che il prossimo ritocco sarà al rialzo, probabilmente nel 2027. Gli utili delle società europee, che quest’anno sono rimasti stabili, cresceranno del dieci per cento nel 2026, in linea con quelli delle società americane ma senza l’incertezza legata agli sviluppi dell’intelligenza artificiale”; osserva l’economista.

“Senza trionfalismi, possiamo dunque dire che l’azionario europeo potrà sedere l’anno prossimo a buon diritto accanto ad America e Asia nei portafogli degli investitori”, conclude Fugnoli.

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