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Pil Italia 2016: Prometeia taglia stime da +1,6 a +1,3%

RAPPORTO DI PREVISIONE PROMETEIA – La revisione è dovuta all’incapacità dei consumi di compensare le difficoltà del commercio, ma il +1,3% atteso ora sarebbe comunque il miglior risultato dal 2007 (se si esclude il rimbalzo del 2010) – Il reddito delle famiglie torna a crescere (+1%) – La disoccupazione può calare al 10% entro il 2018.

Pil Italia 2016: Prometeia taglia stime da +1,6 a +1,3%

Prometeia rivede al ribasso le stime di crescita per l’Italia nel 2016, tagliandole dal +1,6% previsto ad aprile al nuovo +1,3%. Lo comunica l’istituto di ricerca nel suo rapporto di previsione pubblicato oggi, spiegando che la riduzione è dovuta all’andamento dei consumi, che non riesce a compensare le difficoltà del commercio (esportazioni in frenata). In ogni caso, il +1,3% è un tasso che, tranne per il rimbalzo del 2010 dopo la caduta del 5,5% nel 2009, l’Italia non sperimenta dal 2007. Confermato Pil +0,7% per il 2015. 

REDDITO FAMIGLIE +1% NEL 2015, MIGLIOR RISULTATO DA 7 ANNI

Secondo Prometeia, inoltre, le famiglie saranno tra le maggiori beneficiarie dell’allentamento fiscale del Governo e nel 2015 il loro reddito disponibile crescerà più dell’1%, come non accadeva da 7 anni. Tuttavia prevale la cautela, perché il maggiore reddito sarà destinato al risparmio.

DISOCCUPAZIONE: ENTRO IL 2018 PU’ CALARE AL 10%

Sul fronte del lavoro, l’istituto stima un’occupazione in crescita a fine 2015 di 120mila unità. Nel 2018 potrebbero essere recuperati fino a 500 mila addetti (al livello del 2005) con un tasso di disoccupazione al 10%.Con il Jobs Act sono 3 le categorie di lavoratori che potrebbero passare al contratto indeterminato: apprendisti, lavoratori subordinati a tempo determinato e collaboratori.

DAL 2016 IL DEBITO-PIL TORNA A SCENDERE

Quanto ai conti pubblici, Prometeia stima che nel 2015 l’indebitamento sarà ancora al 3% del Pil, mentre la spesa per interessi scenderà del 10% grazie al calo dello spread. Il debito pubblico sarà al 133,4% a fine 2015, ancora in aumento ma in misura inferiore agli anni precedenti. Dal 2016 il rapporto Debito-Pil tornerà a scendere fino al 129,7%.

COMMERCIO: IMPORT DA PECHINO -20% FRA GENNAIO E APRILE

Sul versante del commercio, il centro studi dell’istituto sottolinea le difficoltà causate dall’indebolimento dei Paesi Emergenti. A pesare è soprattutto la Cina: le importazioni di Pechino hanno registrato infatti un -20% tra gennaio e aprile 2015.

LA GRECIA TORNA IN PROFONDO ROSSO

Stando ai calcoli di Prometeia, l’economia della Grecia non riuscirà ad evitare un nuovo periodo di pesante recessione nel 2015, con una coda anche nel 2016.

IL QE FA BENE AL CREDITO IN ITALIA

Secondo i modelli Prometeia il QE avrebbe un’influenza significativa sul mercato del credito italiano: il tasso medio sugli impieghi si riduce di oltre il 70% nei primi due trimestri del 2015. In maniera più graduale aumentano anche gli impieghi a famiglie e imprese. 

Le altre conseguenze del Quantitative easing in Italia sono le seguenti:

1) il tasso di crescita del Pil reale aumenta in un intervallo compreso tra 0,19% e 0,35%;

2) l’inflazione incrementa tra 0,01% e 0,13%;

3) il rendimento dei Btp, includendo lo shock iniziale negativo di 100 punti base, dopo sette trimestri risulta essere diminuito tra 59 e 107 punti base;

4) il tasso medio sugli impieghi si riduce tra 17 e 73 punti base;

5) il tasso di crescita sugli impieghi a famiglie e imprese aumenta tra 0,90% e 1,87%.

TRAPPOLA DELLA LIQUIDITA’: RISCHIO BOLLE SUI MERCATI

Per quanto riguarda l’attività delle Banche Centrali, Prometeia ritiene che l’abbondante offerta di moneta e i tassi prossimi allo zero non siano stati sufficienti a migliorare le aspettative di crescita per consolidare la ripresa. Anzi, le maggiori economie si trovano nella trappola della liquidità ed è alto il rischio di bolle speculative sui mercati.

POVERTA’ “PERSISTENTE” PER 7 MILIONI DI ITALIANI

Dopo i dati Istat pubblicati oggi, Prometeia sottolinea che nel 2012 in Italia circa 7 milioni di persone (il 13,1% della popolazione) si trovavano in condizione di povertà persistente, a rischio di rimanere “intrappolati” in questa condizione (Poverty Trap). Gli abitanti del Sud e le donne hanno più probabilità di diventare e rimanere poveri. 

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