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Piazza Affari scivola nel finale: più di Brexit pesa il petrolio

La Borsa inverte la rotta nel quarto d’ora finale (-0,62%) ed è l’unica piazza azionaria d’Europa a chiudere in rosso a causa della caduta del prezzo del petrolio che pesano su Saipem, Snam ed Eni – In rosso anche Mediaset e il Banco Popolare – In territorio positivo Ubi, Finecobank, Azimut, Moncler e Stm.

Piazza Affari scivola nel finale: più di Brexit pesa il petrolio

Negli ultimi sondaggi il “remain” è in rimonta sul “leave” e a favore dell’Europa sono scesi in campo in una lettera pubblicata sul Times, oltre 1.300 dirigenti di aziende britanniche sottolineando il rischio di tagli ai posti di lavoro in caso di Brexit. Le Borse europee, nonostante la frenata finale, riescono così a chiudere in territorio positivo supportate dalla tenuta di Wall Street: Parigi sale dello 0,29%, Francoforte +0,55% e Londra +0,56%. Scivola invece sul finale Piazza Affari che chiude in ribasso dello 0,62% dopo un pomeriggio in territorio positivo. Lo spread Btp Bund si restringe a 136 punti base e rendimento all’1,44%.

La volatilità sui listini rimane comunque alta in attesa che con il voto di domani venga meno l’incertezza. Oggi la Germania ha collocato in asta 830 milioni di bund a 30 anni con scadenza agosto 2046 e rendimento sceso allo 0,65% rispetto all’1,03% del 27 aprile scorso: si tratta dei minimi storici. Il rapporto di copertura è stato di 2 rispetto a 1,6 di aprile.

Prosegue comunque il rialzo della sterlina nei confronti del dollaro. Il petrolio frena dopo il dato sulle scorte Usa che sono scese meno del previsto. Le scorte sono scese di 917.000 barili a 530,626 milioni. Il Brent scende dell’1,62% a 49,8 dollari al barile e il Wti dell’1,52% a 49,09 dollari al barile. Sul fronte dei dati macroeconomici le vendite di case esistenti a maggio salgono dell’1,8%, in linea con le attese.

Il Fmi, nella nota conclusiva della consueta missione di monitoraggio Articolo IV negli Stati Uniti, ha indicato che l’economia americana “nel complesso è in buona forma”, ma che, tuttavia permangono rischi, motivo per cui “dovrebbero essere compiuti passi per evitare ferite autoinflitte” in termini di politica fiscale. Allo stesso tempo il Fmi ha limato le attese di crescita per il Paese: si attende per gli Stati Uniti una crescita del 2,2% nel 2016 e del 2,5% nel 2017, mentre nel Global Economic Outlook di aprile aveva parlato di una crescita del 2,4% quest’anno e del 2,5% il prossimo.

Per Janet Yellen, che ha parlato durante la testimonianza alla commissione bancaria alla Camera, gli sviluppi sull’economia sono contrastanti ma ha sottolineato di non volere comunque dare un messaggio pessimistico sullo stato di salute dell’economia americana. Il cambio euro dollaro sale dello 0,34% a 1,1288.

A Piazza Affari sale Ubi Banca dell’1,79%, FinecoBank +1,59%, Stm +1,44%. Moncler +1,31% e Azimut +1,13%. Telecom Italia +0,57%. Stamattina Credit Suisse ha tagliato il target price a 1 euro da 1,20 euro, confermando la raccomandazione Neutral. In fondo al Ftse Mib Saipem cede il 2,4%, Mediaset -1,9%, Snam -1,65%, Banco Popolare -1,59% ed Eni -1,53%, dopo lo stop alla trattativa con SK Capital per la cessione di una quota di maggioranza di Versalis. Fuori dal Ftse Mib si fa notare Digital Bros 11,02%.

Nel complesso il comparto bancario è contrastato (Intesa -0,09%, Unicredit +0,87%, Bpm -0m27%). A condizionare l’andamento del settore bancario sono anche le anticipazioni sul flop dell’aumento di Veneto Banca, disertato dai sottoscrittori e la smentita di Atlante sull’interesse di potenziali acquirenti per la Popolare di Vicenza. Intanto la Banca Centrale Europea ha autorizzato Quaestio Capital Management all’acquisto di una partecipazione qualificata e in misura eccedente il 50% di Veneto Banca e dei relativi diritti di voto.

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