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Piano Electrolux: stipendi dimezzati e una fabbrica chiusa, sindacati chiedono intervento Governo

La proprietà vuole ridurre il gap con il costo del lavoro in Polonia, tagliando i salari da 1.400 a 7-800 euro – Zanonato: “Costi troppo alti” – Sindacati: “Vogliamo parlare con Letta” – La Governatrice Serracchiani: “Il Governo non faccia il notaio della volontà svedese. La chiusura di Porcia è una prospettiva che non prendiamo in considerazione”.

Piano Electrolux: stipendi dimezzati e una fabbrica chiusa, sindacati chiedono intervento Governo

Taglio degli stipendi da 1.400 a 7-800 euro e uno stabilimento su quattro, quello di Porcia, a rischio chiusura. Questi i punti fondamentali del piano proposto ieri a Mestre da Elecrolux ai sindacati e alle Rsu per mantenere la produzione in Italia. Oggi si terranno le assemblee in fabbrica, che sfoceranno molto probabilmente in uno sciopero immediato, mentre i sindacati si preparano a chiedere un incontro con il premier Enrico Letta.

Nel dettaglio, il piano della proprietà svedese prevede un taglio dell’80% dei 2.700 euro di premio aziendali, la riduzione delle ore lavorate a sei, il blocco dei pagamenti delle festività, la riduzione di pause, il dimezzamento dei permessi sindacali e lo stop agli scatti di anzianità. Il gruppo punta a ridurre i costi orari medi (ora 24 euro) di 3-5 euro, così da colmare in parte il gap con il costo del lavoro in Polonia, dove gli operai di Electrolux percepiscono 7 euro l’ora. 

“Ora andremo a parlare della nostra vicenda che è paradigmatica per l’intero Paese con il premier Enrico Letta – hanno detto i delegati delle Rsu e sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil – Abbiamo atteso invano un confronto con il ministro Zanonato che non c’è mai stato – hanno aggiunto – ora andiamo direttamente da Letta perché Electrolux per sbarcare in Italia ha usato soldi degli italiani. Ora per guardare ad Est utilizza fondi Ue che in parte sono sempre nostri”.

Per lo stabilimento di Porcia (Pordenone), oltre al taglio più pesante sul fronte salariale, non è previsto alcun piano industriale, perché le lavatrici prodotte nella fabbrica friulana costano, a pezzo, 30euro di troppo, e sono vittima della concorrenza dei marchi Far Est, Samsung ed Lg. Secondo il manager di Electrolux Italia Marco Mondini, la decisione sul futuro di Porcia arriverà “non oltre la fine di aprile”.

Quanto agli altri tre stabilimenti italiani, come contropartita ai tagli lineari, arriverebbero investimenti di 40 milioni di euro per Solaro, 28 milioni per Forlì e 22 milioni per Susegana. 

“Il problema è che i prodotti italiani in tutto il campo dell’elettrodomestico sono di notevole qualità ma risentono di costi produttivi superiori a quelli dei nostri concorrenti”, ha affermato il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato. 

Non si è fatta attendere la replica della governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani: “Letta e Zanonato – ha detto – ci convochino immediatamente per valutare assieme le proposte da rilanciare alla multinazionale: il Governo non faccia il notaio della volontà svedese. E’ inaccettabile che l’esecutivo assista inerte mentre accade quello che si temeva e che abbiamo denunciato. Per il Friuli Venezia Giulia la chiusura di Porcia è una prospettiva che non prendiamo in considerazione”.

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