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Petrolio, svolta Rosneft: i barili si pagano in euro

Il colosso russo ha deciso di abbandonare il dollaro per cercare di difendersi dalle sanzioni Usa: i contratti sono ormai pagati tutti in euro, ha annunciato il Ceo Igor Sechin

Petrolio, svolta Rosneft: i barili si pagano in euro

La de-dollarizzazione della Russia procede a spron battuto. Rosneft, una delle principali compagnie petrolifere al mondo nonché prima compagnia russa, ha deciso di vendere i suoi barili in euro, abbandonando il dollaro. Il processo è ormai completo, ha fatto sapere il numero uno della società, Igor Sechin.

“Tutti i nostri contratti di esportazione sono già implementati in euro. Il potenziale per lavorare con la valuta europea è molto alto”, ha spiegato Sechin nel corso del Forum Eurasiatico di Verona. Il Ceo di Rosneft ha poi precisato che “per il momento si tratta di una misura forzata, per limitare l’impatto delle sanzioni Usa sulla compagnia”. Ciò accadrà in futuro dunque non si sa, ma ciò che è certo è che la scelta di Rosneft rappresenta un precedente importante che impatterà pesantemente sul mercato del petrolio dove ad oggi, circa il 90% delle transazioni avvengono in dollari.

Basti pensare che le esportazioni di petrolio e prodotti raffinati della compagnia petrolifera russa, nel 2018, hanno raggiunto un valore pari a 89 miliardi di dollari, 5.700 miliardi rubli, 80,2 miliardi di euro. Ogni giorno, Rosneft vende all’estero circa 2,4 milioni di barili di greggio, 120 milioni di tonnellate l’anno.

Dal 2015 il 69% di Rosneft è controllato dal Governo russo. La società produce soprattutto in Russia, dove copre oltre il 40% delle estrazioni. Il suo addio al dollaro fa parte di una strategia più ampia che coinvolge soprattutto la Banca Centrale Russa. In base ai dati pubblicati dal dipartimento del Tesoro Usa, nel trimestre che va da marzo a luglio, il colosso russo avrebbe liquidato 90 miliardi di dollari di Treasuries, scendendo a circa 8,5 miliardi. Il tutto allo scopo di provare a liberarsi, almeno in parte, dalla morsa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti per l’annessione della Crimea.

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