Non si ferma l’oro e continua a macinare nuovi record. I motori sono soprattutto due: da una parte un dollaro debole in attesa di un taglio dei tassi della Fed, dall’altra i consueti timori geopolitici che spingono gli investitori a trovare nel metallo giallo il più classico dei rifugi. A ciò si aggiungono le preoccupazioni sull’indipendenza della Federal Reserve e i forti acquisti da parte delle banche centrali. Ma la corsa non è finita e gli analisti vedono possibili altre vette, con precisi obbiettivi a breve e a lunga. Vediamo quali.
Il nuovo record e le prossime vette nel breve
L’oro spot stamane è salito dello 0,2% a 3.685,02 dollari l’oncia dopo aver toccato un massimo storico di 3.689,27 dollari all’inizio della sessione: significa un guadagno di circa il 40% dall’inizio dell’anno, dopo che già era salito del 27% nel 2024.
I future sull’oro statunitense con consegna a dicembre sono saliti dello 0,1% a 3.722,70 dollari. Proprio la soglia di 3.700 dollari è vista come l’obbiettivo nel breve anche per lo spot, il superamento della quale aprirebbe la starda a nuovi balzi. Philip Newman, amministratore delegato della società di consulenza Metals Focus vede i 3.800 dollari entro la fine dell’anno. “Il sentiment è molto rialzista… i mercati stanno accettando tagli ai tassi, in vista della decisione del Fomc della Fed. Le prospettive per l’oro rimangono solide nel breve e medio termine”, dice l’analista di Capital.com Kyle Rodda.
Tassi, dollaro e banche centrali spingono l’oro
Domani sera la Fed comunicherà la sua decisione sui tassi: l’attesa è per il primo taglio da dicembre 2024.
Secondo lo strumento FedWatch del CME, gli operatori stanno scontando un taglio dei tassi di 25 punti base quasi certo, con una piccola possibilità di una riduzione di 50 punti base. Ieri, in un post sui social media, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto al presidente della Fed Jerome Powell di attuare un taglio “più consistente” dei tassi di riferimento.
I tassi di interesse più bassi gravano sul dollaro, rendendo l’oro più conveniente per gli investitori che detengono altre valute. Il dollaro è stato scambiato vicino al minimo degli ultimi 2 mesi e mezzo rispetto all’euro e vicino al minimo degli ultimi 10 mesi rispetto al dollaro australiano, valuta sensibile al rischio. Inoltre gli investitori in un clima di tassi più bassi vedono meno redditizio investire in obbligazioni e di spostano sui metalli preziosi.
A sostenere le quotazioni dell’oro c’è poi l’interesse ormai da oltre 15 anni delle banche centrali, soprattutto di quelle dei mercati emergenti che tentano di smarcarsi dal solo investimento in biglietti verdi.
Un recente sondaggio del World Gold Council evidenzia che il 73% delle banche centrali prevede di ridurre le riserve in dollari nei prossimi cinque anni, mentre il 76% ha intenzione di aumentare quelle in oro. A guidare gli acquisti nella prima metà dell’anno, gli istituti centrali di Cina, Turchia, Polonia, Azerbaijan, Kazakhistan, Qatar e India. In quest’ultimo caso bisogna anche considerare che l’ente regolatore delle pensioni indiano sta valutando di rimuovere il limite del 5% sugli investimenti in oro, fornendo un ulteriore potenziale volano di crescita per le quotazioni.
Le prospettive di ulteriori rialzi
Ma la straordinaria corsa del metallo giallo sembra destinata a proseguire così da raggiungere nuove vette inesplorate, pur al netto di qualche correzione e presa di beneficio lungo il percorso, dicono gli analisti.
Dopo l’obbiettivo a breve di 3.700 dollari, il successivo da programmare per il 2026 è a 4.000 dollari. Per andare ancora oltre, gli analisti dicono che sarebbe necessaria prima una tonificante correzione, per poi approfittare per entrare nel mercato e volare verso 4.200 dollari.
“La corsa al rialzo dell’oro a lungo termine sembra intatta, poiché la domanda, in particolare da parte delle banche centrali e degli ETF, continua a crescere a un ritmo più veloce”, ha affermato Renisha Chainani, responsabile della ricerca presso la raffineria Augmont di Mumbai, a margine dell’India Gold Conference a Nuova Delhi. “Tuttavia l’oro è attualmente in territorio di ipercomprato e potrebbe subire una correzione del 5-6% nel breve termine, prima di consolidarsi e risalire fino a raggiungere nuovi massimi sopra i 4.200 dollari nel 2026”, ha affermato.
Anche l’argento ne trae sostegno
L’argento, che è sia un bene di investimento, sia un metallo industriale utilizzato nell’elettronica e nei pannelli solari, ha registrato buoni risultati grazie alla forza dell’oro e alla solida domanda fisica.
Oggi il silver veniva scambiato a circa 42,50 dollari l’oncia, il livello più alto degli ultimi 14 anni.
“Oltre al consueto utilizzo industriale, il crescente interesse degli investitori ha dato una forte spinta ai prezzi dell’argento”, ha affermato Chirag Thakkar, amministratore delegato di Amrapali Group Gujarat, uno dei principali importatori di argento. Il platino è sceso dello 0,2% a 1.398,84 dollari e il palladio è sceso dello 0,2% a 1.182,25 dollari.