Condividi

OLIMPIADI – Aspettando Londra 2012: il ricordo di Roma 1960, gli ultimi Giochi estivi italiani

L’edizione del 1960 a Roma non fu soltanto quella di Bikila e Berruti: si conferma il mito del Settebello, il pugilato vince 3 ori, la scherma regala soddisfazioni e nel torneo di calcio giocano futuri campioni come Burgnich e Rivera – L’Italia con 13 ori finisce terza nel medagliere dietro solo a Usa e Urss – I Giochi aprirono il decennio del boom economico

OLIMPIADI – Aspettando Londra 2012: il ricordo di Roma 1960, gli ultimi Giochi estivi italiani

Roma 1960. Furono le Olimpiadi di Abebe Bikila e di Livio Berruti. Ma anche di tanto altro. A quindici anni dalla fine della guerra e dalla caduta del regime fascista Roma conquistava la sua modernità e il suo posto tra le grandi democrazie occidentali anche nello sport, grazie all’impresa di quel piccolo atleta etiope, che arrivando primo nella maratona sotto l’arco di Tito, metteva a tacere per sempre anni di retorica sui destini imperiali della nazione, dei quali si era nutrito il fascismo. Quella di Bikila, che a due passi da quella che era stata stupidamente chiamata via dell’Impero (oggi via dei Fori imperiali), fu una sonora pernacchia agli epigoni di coloro che ancora cantavano “faccetta nera”. E non è un caso che ancora oggi a Roma il nome di Bikila, l’atleta che correva scalzo, sia ancora un mito nel mondo della corsa e della maratona. Chiunque abbia frequentato il campo delle Aquile, giustamente oggi intitolato al telecronista della Rai Paolo Rosi, conosce cosa rappresenti ancora per atleti e “tapascioni” (quelli che vanno piano, ma corrono lo stesso), l’impresa sportiva del grande Bikila.

Ma quelle di Roma, furono anche le Olimpiadi di Berruti, il grande atleta torinese che vinsela gara dei 200 piani, mettendo in fila i migliori sprinter del mondo. Qui ho qualcosa di personale da raccontare. Posso infatti dire che quando vinse Berruti, allo stadio olimpico, nel pubblico c’ero anch’io. E per un vero e proprio miracolo scolastico sportivo. Alle Olimpiadi avrei dovuto assistere per tutta lo loro durata come fecero mio padre e mio fratello più piccolo. Ma si era messa di mezzo la professoressa Izzo. La quale titolare di lettere nella V I del Liceo Umberto di Napoli, aveva ritenuto opportuno rimandare il sottoscritto in latino e greco. Esami di settembre dunque e niente Olimpiadi.



Però proprio nel giorno nel quale Berruti doveva correre la finale dei 200 metri, fui interrogato per gli orali. Fui esaminato tra i primi e così mi fiondai sul rapido delle 11 e alle 14 ero con mio padre e mio fratello allo stadio. Ottima la postazione: in alto, quasi perpendicolare alla linea di arrivo. Impressionante il silenzio assoluto dello stadio nei pochi minuti che precedevano la partenza. Poi, il boato che accompagnò la corsa (ma per la compostezza di stile si potrebbe dire la danza), di Livio verso il filo di lana. Berruti non era un atleta dalla partenza esplosiva. Ma nessuno come lui sapeva essere leggero in curva e arrivare così con il massimo del propellente alla retta di arrivo. Alla fine fu vincitore in 20 secondi e cinque decimi. Se ricordo bene cronometraggio manuale. E visto che si parla di altetica e della velocità è d’obbligo la citazione di Giusy Leone che conquistò un bronzo nelle specialità che a Roma incoronarono Wilma Rudolph, la gazzella americana che aveva da bambina contratto la poliomelite.

Per tornare al Berruti day, la mia grande giornata olimpica non era però ancora finita. Dopo l’atletica ci spostammo dall’Olimpico allo stadio del nuoto. In tempo per vedere Fritz Dennerlain da Napoli arrivare quarto nei 200 farfalla (o erano i 100?) e soprattutto per vedere la medaglia d’oro del settebello della pallanuoto, il cui capitano veniva dalla Rari Nantes Napoli ed era Geppino D’Altrui. Anni dopo un altro D’Altrui (il figlio) bissava il successo del padre grazie all’oro della nazionale del grande Rudic.

Ma le Olimpiadi di Roma furono anche tante altre cose. Soprattutto per l’Italia che conquistò 13 medaglie d’oro, 10 d’argento, 13 di bronzo. Giungendo così terza nel medagliere complessivo dietro Unione Sovietica e Stati uniti. Tra i protagonisti dell’epopea azzurra vale la pena ricordare i tre ori del pugilato: Nino Benvenuti, Francesco Musso e Franco De Piccoli, con Sandro Lopopolo e Carmelo Bossi d’argento. Per tutti loro poi ottime carriere da professionisti. Grandi successi anche nella scherma, in quella che fu l’ultima Olimpiade del grandissimo Edoardo Mangiarotti. Buon risultato poi nella pallacanestro con l’Italia quarta con Lombardi, Vittori, Riminucci , Pieri, Gamba, Vianello, Giomo e Calebotta. Quarti anche nel calcio fuori per sorteggio dopo la semifinale con la Jugoslavia. In campo muovevano i primi passi campioni come Burgnich, Trapattoni, Rivera, Salvadori e Bulgarelli. Se ne sarebbe parlato in seguito nella nazionale maggiore.

Commenta