Novartis torna a muovere pesi massimi nel mondo del biotech. Il colosso farmaceutico svizzero ha annunciato l’acquisizione della statunitense Avidity Biosciences per 12 miliardi di dollari, in un’operazione interamente in contanti. Il prezzo concordato di 72 dollari per azione incorpora un premio del 46% rispetto alla chiusura di venerdì scorso al Nasdaq, dove Avidity capitalizzava 6,8 miliardi di dollari. Si tratta della più grande acquisizione di Novartis da oltre un decennio e della seconda in pochi mesi, dopo quella di Tourmaline Bio (1,4 miliardi di dollari) chiusa a settembre.
Rna, la nuova frontiera delle terapie muscolari
Avidity, con sede a San Diego, è specializzata in terapie basate sull’Rna per le malattie neuromuscolari rare. Tra i suoi progetti di punta figura Del-zota, un farmaco sperimentale contro la distrofia muscolare che ha recentemente registrato risultati clinici incoraggianti. L’azienda prevede di presentare la domanda di approvazione regolatoria entro la fine dell’anno.
Come parte dell’accordo, Avidity scorporerà i programmi cardiovascolari in una nuova società indipendente, mentre Novartis integrerà le attività legate alle patologie neuromuscolari, creando sinergie con il proprio portafoglio, che già include Zolgensma, la terapia genica per l’atrofia muscolare spinale.
Novartis: “Costruiamo la crescita fino al 2040”
“Il team di Avidity ha costruito un robusto programma di terapie RNA sui tessuti muscolari. Guardiamo avanti per sviluppare questi programmi e cambiare la traiettoria delle malattie dei pazienti”, ha dichiarato l’amministratore delegato Vas Narasimhan. Il Ceo ha spiegato che due dei tre farmaci di Avidity in fase avanzata potrebbero generare vendite annuali di diversi miliardi di dollari, mentre il terzo ha un potenziale compreso tra 500 milioni e 1 miliardo. “Vogliamo rafforzare i prossimi cinque anni in vista delle scadenze brevettuali dei primi anni 2030 – ha aggiunto – e creare una base di crescita solida fino al 2040″.
Strategia anti-scadenze: il biotech come scudo
L’acquisizione risponde alla necessità per Novartis di rimpiazzare i ricavi legati ai brevetti in scadenza nel prossimo decennio. Il gruppo ha infatti rivisto al rialzo le previsioni di crescita dei ricavi: dal 5 al 6% annuo nel periodo 2024–2029. Pur comportando una lieve diluizione dell’utile operativo (1-2 punti percentuali nel breve termine), l’operazione è destinata a rafforzare la pipeline innovativa e a consolidare la presenza di Novartis nelle malattie rare e genetiche, un segmento a forte crescita.
Un’ondata di M&A nel biotech
L’accordo con Avidity si inserisce in una nuova ondata di acquisizioni biotech da parte dei big pharma, alla ricerca di tecnologie innovative per sostituire i blockbuster in scadenza. Solo nel 2025, Novartis ha ha rilevato la statunitense Tourmaline Bio per 1,4 miliardi di dollari, ha messo le mani su Anthos Therapeutics con un’operazione che potrebbe arrivare fino a 3,1 miliardi e su Regulus Therapeutics per un valore potenziale di 1,7 miliardi. A queste mosse si è aggiunto un accordo da 5,2 miliardi con la cinese Argo Biopharma per lo sviluppo di un nuovo farmaco cardiovascolare.
L’acquisizione di Avidity rappresenta quindi il tassello più ambizioso di questa strategia, rafforzando il ruolo della multinazionale elvetica come uno dei protagonisti globali nella corsa alle terapie basate sull’Rna e segnando un passaggio cruciale nella trasformazione del suo modello industriale.