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Nomisma, casa come bene d’investimento: è boom nel 2018

Secondo l’Osservatorio sul mercato immobiliare di Nomisma, nella compravendita di case è in netta ripresa la componente di investimento: dal 6,1% del 2017 al 15,4% del 2018 – Un segnale inequivocabile di miglioramento del mercato immobiliare italiano – Cresce il mercato degli affitti

Nomisma, casa come bene d’investimento: è boom nel 2018

Gli italiani tornano a investire nel mattone. Secondo l’Osservatorio sul Mercato Immobiliare luglio 2018 di Nomisma, presentato oggi presso Poste Italiane a Roma, nelle intenzioni di acquisto di immobili si registra una netta ripresa della componente di investimento che – ad oggi – rappresenta il 15,4% delle manifestazioni d’interesse. Nella rilevazione del 2017 tale componente pesava per appena il 6,1%. Per l’Istituto bolognese è questo un inequivocabile segnale di miglioramento del mercato immobiliare domestico.

IN AUMENTO LE LOCAZIONI

In generale, lo studio rileva che “sono oltre 2,6 milioni le famiglie italiane che vorrebbero comprare casa, prevalentemente alimentate dal desiderio di miglioramento della condizione abitativa attuale o dall’esigenza di emancipazione dal nucleo d’origine”.

Per Nomisma, in Italia gli investitori orientati al settore residenziale “lamentano il permanere di una serie di fattori disincentivanti tra i quali il regime fiscale penalizzante e in continuo cambiamento, il quadro normativo incerto e gli elevati rischi da locazione legati alla solvibilità dei conduttori, la farraginosità delle procedure urbanistiche e, ancora, la proprietà frammentata e la carenza di società di gestione specializzate”.

L’Istituto bolognese – riguardo alla locazione – evidenzia una crescita della componente dell’affitto di natura agevolata comune a tutto il territorio nazionale, mentre il contratto transitorio trova maggiore diffusione nei 13 grandi mercati italiani, trainato in particolare dalla presenza di lavoratori temporanei e studenti.

Anche le famiglie dimostrano – nell’arco degli ultimi 10 anni – una crescita della propensione a ricorrere all’affitto. In prospettiva – per Nomisma – sono oltre 2 milioni i nuclei che esprimono l’intenzione di ricorrere alla locazione nei prossimi 12 mesi di cui 863 mila si stanno già muovendo (3,3% del totale delle famiglie), mentre una componente di circa 1,1 milioni (4,5%) dovrebbe attivarsi nei prossimi mesi.

Passando al segmento della vendita, anche qui sono in crescita le intenzioni di acquisto: da 2,2 milioni del 2017 a 2,6 milioni del 2018 (il 10,2% del totale delle famiglie) e ben 722mila sono quelle che si stanno già muovendo (2,8%), mentre circa 1,9 milioni esprimono un’intenzione di acquisto nel breve termine (7,4%).

ACQUISTI PRIMA CASA IN RIPRESA

Le motivazioni legate all’acquisto (e alla sostituzione) della “prima casa” interessano circa 1,7 milioni di famiglie (65,9% delle intenzioni), a fronte della stabilità dell’interesse all’acquisto di “seconde case per uso familiare”, che continuano a trovare un importante riconoscimento nel 18% delle famiglie che intendono acquistare casa (circa 476mila nuclei).

Il profilo della domanda di chi sta già cercando casa è rappresentato in prevalenza da famiglie monocomponenti di età compresa tra i 45 e 54 anni, con una condizione lavorativa piuttosto stabile e un reddito medio tra i 1.200-1.800 euro al mese, un livello di istruzione elevato e già proprietari di case.

Il profilo della domanda potenziale, di chi ha intenzione di acquistare casa nei prossimi mesi, riguarda famiglie con figli che vivono attualmente in affitto, con un’occupazione stabile, con persona di riferimento di età compresa tra 18-34 anni e tra 45-54 anni e un reddito mensile tra i 1.800 – 2.400 generato da 2 percettori di reddito.

Ci sono però anche 9,2 milioni di famiglie (pari al 35,5% del totale) che non riescono ad esprimere una domanda in quanto non dispongono delle risorse economiche e non sono nelle condizioni di accendere un mutuo. Il profilo prevalente riguarda famiglie monogenitoriali con figli, nella fascia di età 35-44 anni, con un livello di istruzione modesto e un reddito medio familiare mensile che non supera i 1.200 euro.

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